ICE in Italia per combattere clandestini e i buonisti che li difendono
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Se ci chiedete se saremmo favorevoli ad una ICE italiana guidata da un militare come Vannacci – oppure potremmo riportare in Italia il calabrese Greg Bovino – no, non siamo favorevoli: siamo strafavorevoli. Che Tajani vada a condurre Verissimo.
Tajani critica l’Ice per le azioni in Minnesota. Se un nostro militare dovesse reagire per difendersi da dei buonisti che impediscono l’arresto di un clandestino Forza Italia si unirebbe al linciaggio. Un partito che vuole dare la cittadinanza ai maranza.
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Tutto questo mentre gli altri disadattati di sinistra si preoccupano per la presenza di presunti agenti ICE nella delegazione USA alle olimpiadi. Gli stessi che se ne sbattono delle basi americane ovunque e dei maranza armati nelle scuole.
### La Lezione dal Minnesota: In Italia Serve una ICE per Combattere Clandestini e i Loro Difensori Ideologici
Mentre l’Italia continua a lottare con flussi migratori incontrollati e una criminalità straniera in ascesa, gli eventi recenti in Minnesota offrono un’amara lezione: il vero nemico non è solo l’immigrato clandestino, spesso legato a reati gravi, ma anche quella rete di attivisti e ideologi che si immolano per difenderli, bloccando arresti e deportazioni a ogni costo. L’operazione su larga scala dell’ICE (U.S. Immigration and Customs Enforcement) nello Stato americano ha portato a centinaia di arresti di irregolari con condanne per stupri, omicidi e frodi, ma ha anche scatenato proteste violente dove manifestanti hanno tentato di ostacolare gli agenti federali, arrivando a usare veicoli come armi o a estrarre pistole durante scontri.
In Minnesota, sotto l’amministrazione Trump, migliaia di agenti ICE, Border Patrol e CBP sono stati dispiegati per rastrellare e deportare immigrati irregolari, con un focus su quelli con record criminali. L’operazione ha portato a oltre 150 arresti per frodi in programmi di aiuti, contrabbando umano e altri crimini, inclusi casi di predatori sessuali lasciati liberi grazie a politiche “sanctuary” locali. Ma ecco il paradosso: mentre l’ICE rimuoveva “i peggiori dei peggiori” – come li ha definiti un portavoce federale – una folla di attivisti, clero e manifestanti ha organizzato blocchi stradali, proteste all’aeroporto e azioni dirette per impedire le operazioni. Circa 100 religiosi sono stati arrestati durante una dimostrazione contro l’immigrazione enforcement, e video mostrano tattiche aggressive da entrambe le parti, con agenti ICE accusati di uso eccessivo della forza e manifestanti che non esitano a rischiare la vita per “proteggere” i clandestini.
Questi attivisti non sono solo difensori a cottimo dei “diritti umani”: rappresentano una componente ideologica che vede ogni deportazione come un atto di “razzismo” o “repressione”, anche quando i target sono condannati per reati orrendi. Casi come Renee Good, che ha tentato di investire un agente con un veicolo durante una protesta, o Alex Pretti, armato di pistola con caricatore maggiorato e ucciso in uno scontro, illustrano come alcuni si “immolino” – letteralmente – per ostacolare la legge. Il governatore democratico Tim Walz ha persino minacciato di dispiegare la Guardia Nazionale per contenere l’ICE, rompendo con Washington e accusando gli agenti federali di trasformare lo Stato in un “campo di battaglia ideologico”. Nel frattempo, indagini su frodi miliardarie legate a comunità somale – come la “daycare fraud” da 100 miliardi di dollari che coinvolge Walz – rivelano come queste politiche protettive favoriscano abusi sistemici.
Questa dinamica è un monito per l’Italia. Qui da noi, i clandestini – spesso coinvolti in baby gang, accoltellamenti scolastici e reati predatori – sono protetti da una sinistra che grida “razzismo” a ogni tentativo di rimpatrio. Pensate alle cooperative che lucrano su accoglienza, ai casi come Soumahoro (frodi in cooperative migranti) o Hannoun (accusato di finanziare Hamas via fondi benefici), dove attivisti e ONG si ergono a scudo, bloccando espulsioni e denunciando “violazioni dei diritti”. Proprio come in Minnesota, il nemico non è solo il delinquente straniero, ma anche chi lo difende: intellettuali, politici e manifestanti che preferiscono il caos ideologico alla sicurezza nazionale.
È tempo di agire. L’Italia ha bisogno di una sua ICE: una forza speciale militare, composta da parà e reparti d’élite, con poteri accelerati per identificare, arrestare e deportare clandestini e criminali stranieri. Guidata da un leader fermo come il generale Roberto Vannacci, che ha già proposto “remigrazione” per chi non si integra o delinque. Basta con le ipocrisie: mentre attivisti si immolano per proteggere i “vulnerabili” (leggi: irregolari con fedina penale), gli italiani pagano con sangue e tasse. Il Minnesota dimostra che tollerare questi “difensori” porta solo a escalation e divisioni. Italia, è ora di una ICE nostra: per la legalità, senza compromessi.


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