Maranza metteva donne italiane al guinzaglio e poi le stuprava

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By V gennaio 28, 2026 23:14

Maranza metteva donne italiane al guinzaglio e poi le stuprava

Modena, aggiornamento choc sullo stupratore seriale marocchino: identificato grazie alla Scientifica, ma temono altre vittime. Quante donne ancora prima di fermare questa immigrazione selvaggia?

Nuovi dettagli agghiaccianti emergono dalle indagini sulla scia di terrore lasciata dal 20enne nato in Marocco, con cittadinanza italiana, che ha trasformato i parchi e le ciclabili modenesi in campi di caccia per donne indifese. Non un semplice delinquente, ma un predatore calcolatore che studiava luoghi e vittime, si armava di strumenti per bloccarle e minacciarle – pistole giocattolo, cordini, coltelli – prima di aggredirle, gettarle a terra e trascinarle in zone isolate per tentare o consumare violenze sessuali. Un modus operandi da serial killer che ha colpito almeno tre volte, ma le autorità temono ce ne siano di più. E tutto questo da un “insospettabile” cresciuto in Italia grazie alle nostre politiche permissive sull’immigrazione!

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Ricapitoliamo la cronologia dell’orrore, confermata dalle ultime indagini della Squadra Mobile di Modena, coordinate dalla Procura:
– **12 febbraio 2025**: Nel parcheggio di una polisportiva a Castelfranco Emilia, una donna di 55 anni viene assalita appena scesa dall’auto. L’aggressore, con volto coperto, la afferra al collo, la getta a terra e la trascina in un fosso per violentarla. Solo l’arrivo casuale di un’altra auto lo fa fuggire, lasciando la vittima con lesioni guaribili in 10 giorni. Le telecamere riprendono tutto: l’analisi antropometrica della Polizia Scientifica di Roma conferma l’identità del 20enne.
– **23 maggio 2025**: Ai laghetti di Sant’Anna di San Cesario, una donna di 60 anni è sorpresa alle spalle lungo il percorso natura. Minacciata con una pistola (poi rivelatasi giocattolo), viene trascinata nella vegetazione. Riesce a divincolarsi e fuggire, ma inizialmente non denuncia per paura. Solo dopo l’arresto di ottobre trova il coraggio. Oggetti sequestrati a casa del sospettato – berretto blu, zainetto, sottocasco, bicicletta blu – combaciano perfettamente con la descrizione della vittima.
– **19 agosto 2025**: La violenza consumata. Una donna di 52 anni in bicicletta sul percorso “Vivi Natura” a San Damaso viene spintonata, trascinata in un punto nascosto, legata con una corda al collo e alle mani, picchiata e stuprata con brutalità inumana. L’aggressore fugge rubandole la bici da 4.500 euro. Questo episodio porta all’arresto del 3 ottobre 2025, con il giovane finito nel carcere di Sant’Anna.

E come è stato inchiodato questo mostro? Grazie a un lavoro meticoloso della Polizia Scientifica: un disegnatore ha ricostruito il volto basandosi sui pochissimi dettagli forniti dalla vittima di agosto – carnagione olivastra, occhiali da sole, sottocasco. Con quell’identikit in mano, durante pedinamenti e osservazioni ai laghetti di Sant’Anna, gli investigatori lo hanno riconosciuto. Un “insospettabile” senza precedenti, uno sportivo che girava in bici, sconosciuto alle banche dati. Ma le descrizioni delle vittime – il modo di camminare, la statura, elementi fisiognomici – hanno legato i tre casi. La Polizia Scientifica di Roma e un consulente della Procura hanno comparato dati per confermare: è lo stesso uomo.

Il dirigente della Squadra Mobile, Mario Paternoster, lancia un appello disperato: “Denunciate, anche se si tratta di un’aggressione priva di conseguenze! È fondamentale per ricostruire i punti e identificare seriali come questo”. E aggiunge: “Le descrizioni di un soggetto che si aggira in certi luoghi aiutano a unire i fili”. Temono altre vittime, perché il target era sempre lo stesso: donne mature, tra i 50 e i 60 anni, sole in zone verdi. Quante altre hanno taciuto per vergogna o terrore?

Nato in Marocco, arrivato da bambino probabilmente via ricongiungimento familiare, cresciuto nelle nostre scuole, integrato apparentemente – tanto da ottenere la cittadinanza italiana al compimento dei 18 anni. Ma l’integrazione era solo una facciata: dietro, un predatore che ha colpito ripetutamente, approfittando della libertà concessa da norme lassiste. Questo caso urla il fallimento totale delle nostre politiche migratorie: ricongiungimenti familiari indiscriminati che importano rischi incalcolabili, cittadinanze automatiche senza veri controlli su integrazione e condotta. Gli stranieri rappresentano una fetta minima della popolazione, yet nei reati sessuali gravi la loro incidenza è sproporzionata, come confermano i dati del Viminale e Istat.

Quante altre donne devono finire legate e traumatizzate prima che il governo chiuda le maglie? Basta con i ricongiungimenti a catena che portano in Italia potenziali delinquenti! Basta con lo ius soli camuffato e cittadinanze facili che trasformano immigrati in “italiani” intoccabili, pronti a tradire la fiducia! Il 20enne marocchino di Castelfranco è la prova vivente: un “nuovo italiano” che ha seminato terrore invece di contribuire. Le autorità agiscano ora: revoca immediata di cittadinanze per chi delinque, controlli ferrei sui ricongiungimenti, stop a un’immigrazione che ci espone al pericolo quotidiano. Le donne emiliane non possono più vivere nella paura. È un’emergenza nazionale: basta regali a chi ci aggredisce dall’interno!

Maranza metteva donne italiane al guinzaglio e poi le stuprava ultima modifica: 2026-01-28T23:14:43+00:00 da V
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