Caso Corona-Signorini, i pm indagano Google: obiettivo è censurare il WEB

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By V gennaio 29, 2026 19:34

Caso Corona-Signorini, i pm indagano Google: obiettivo è censurare il WEB

Parte del piano Digital Services Act. Si vuole imporre ai giganti del web – che non ci stanno simpatici ma che con Trump al potere sono stati costretti ad una svolta contro la censura – a tornare sui loro passi in Europa. Già oggi Meta mantiene i cazzari del fact-checking licenziati negli Usa.

Il caso Corona è solo uno dei tanti metodi per minacciare queste multinazionali: se non censurate come facevate prima – lo fanno ancora ma meno a parte X – oppure indagini e multe.

# L’ennesima Prova: Il Caso Corona-Mediaset è uno Strumento di Censura Digitale sul Web

La notizia pubblicata oggi da ANSA segna un punto di non ritorno nella saga tra Fabrizio Corona, Alfonso Signorini e l’impero Mediaset: la Procura di Milano ha iscritto nel registro degli indagati i responsabili di **Google Italia** e **Google Ireland** (la sede europea del colosso), non solo per concorso in diffamazione aggravata, ma anche per **ricettazione**. Tutto nasce dalla denuncia presentata dai legali di Signorini, che accusano la piattaforma YouTube di ospitare e diffondere i video del format “Falsissimo” di Corona, considerati diffamatori e contenenti materiale illecito (come chat e immagini diffuse in violazione della privacy, legate all’ipotesi di revenge porn su Corona stesso).

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Questa mossa non è un semplice approfondimento investigativo: è l’ennesima conferma che il vero obiettivo del caso non è punire un reato provato, ma **silenziare sistematicamente il web** e le voci indipendenti che osano sfidare i poteri forti del sistema mediatico italiano.

### I Fatti: Da Diffamazione a Ricettazione, Passando per Google

La Procura milanese, con i pm Mannella e Gobbis, ha aperto più filoni d’indagine. Da un lato, Corona è indagato per diffamazione aggravata e revenge porn per aver pubblicato nei suoi video materiale privato su Signorini. Dall’altro, la denuncia di Signorini ha portato all’iscrizione di Google per **concorso in diffamazione** (per non aver rimosso i contenuti nonostante le segnalazioni) e ora anche per **ricettazione**: l’ipotesi è che la piattaforma abbia “ricevuto” e monetizzato (tramite visualizzazioni e pubblicità) contenuti provenienti da reato, procurandosi un profitto ingiusto.

Ricordiamo il contesto: un giudice civile ha già ordinato a Corona di rimuovere tutti i video e materiali su Signorini, bloccando di fatto nuove puntate “diffamatorie”. Mediaset ha denunciato Corona per diffamazione e minacce, chiedendo misure preventive antimafia per vietargli social e telefono. Ora, estendendo l’indagine a Google, si attacca direttamente la piattaforma che rende possibile la diffusione virale di questi contenuti. Il messaggio è chiaro: se non rimuovi, diventi complice. E se ospiti, rischi di essere trattato come un ricettatore.

### Perché Questa è Censura Preventiva sul Web

Applicare il reato di **ricettazione** – tipicamente riservato a chi maneggia beni rubati o proventi di crimine – a una piattaforma che ospita video online è un’estensione abnorme del diritto penale. Google/YouTube non “riceve” fisicamente merci illecite: gestisce miliardi di upload ogni giorno con algoritmi e policy di moderazione. Coinvolgerla penalmente per non aver rimosso abbastanza velocemente contenuti contestati equivale a imporre una **censura ex post** mascherata da indagine giudiziaria.

Questo meccanismo crea un effetto chilling: le piattaforme, terrorizzate da iscrizioni nel registro indagati e processi per ricettazione, tenderanno a rimuovere preventivamente qualsiasi contenuto controverso, anche se lecito o di interesse pubblico. Il risultato? Il web diventa più “pulito”, ma solo per chi ha il potere di denunciare. Nel caso specifico:

– Corona, pur con un passato controverso, ha portato a un’inchiesta penale su Signorini per violenza sessuale ed estorsione (basata su testimonianze come quella di Antonio Medugno).
– Le sue rivelazioni hanno generato milioni di visualizzazioni, dimostrando un interesse pubblico enorme.
– Invece di un processo equilibrato, si sceglie la via della rimozione forzata e dell’attacco alle infrastrutture digitali.

È la stessa logica usata in passato contro whistleblower o giornalisti scomodi: prima si blocca il contenuto, poi si indaga chi lo ospita. Mediaset, gigante quotato in Borsa, sfrutta il suo peso per piegare non solo Corona, ma l’intero ecosistema digitale. Se Google soccombe, chi oserà più caricare video critici verso potenti?

### Il Pericolo per la Libertà di Espressione in Italia

In un paese dove i media tradizionali sono concentrati in poche mani (Mediaset inclusa), il web rappresenta l’ultimo baluardo per voci alternative. Ma quando la giustizia usa strumenti penali per costringere piattaforme a censurare, si mina l’articolo 21 della Costituzione: la libertà di manifestare il pensiero “con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”.

Questa indagine su Google non protegge la dignità di Signorini (che ha strumenti civili per tutelarsi), ma serve a **mettere un bavaglio digitale** a chi denuncia presunti abusi nel mondo dello spettacolo. Corona ha dichiarato che consegnerà il materiale non pubblicato ai pm indaganti su Signorini: paradossalmente, la “censura” potrebbe rafforzare le indagini invece di fermarle. Ma il prezzo è alto: un web sempre più controllato, dove denunciare i potenti diventa rischioso non solo per chi parla, ma per chi ospita.

L’ennesima notizia ANSA lo conferma: il caso Corona-Mediaset non è solo gossip o vendette personali. È un’operazione per normalizzare la censura sul web, usando il diritto penale come arma contro la libertà digitale. Se non si ferma ora, il prossimo bersaglio potrebbe essere chiunque pubblichi qualcosa di scomodo. La democrazia informativa italiana è a rischio: difendiamola prima che sia troppo tardi.

Caso Corona-Signorini, i pm indagano Google: obiettivo è censurare il WEB ultima modifica: 2026-01-29T19:34:17+00:00 da V
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