Aspettiamo la condanna di Mattarella contro i terroristi dell’estrema sinistra

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By V febbraio 1, 2026 19:13

Aspettiamo la condanna di Mattarella contro i terroristi dell’estrema sinistra

Ancora nessun comunicato ufficiale contro le violenze di Askatasuna dal Quirinale

Mentre le immagini del poliziotto pestato a martellate da una banda di incappucciati fanno il giro d’Italia, suscitando sdegno trasversale e condanne ferme da parte di quasi tutto l’arco politico – dalla premier Meloni che parla di «nemici dello Stato» a Schlein che a scoppio ritardato con il suo partito che ha sostenuto in questi anni il centro sociale eversivo definisce con imbarazzo la violenza «inaccettabile» senza specificare che viene dalla sua parte–, dal Quirinale continua a regnare un silenzio assordante. Nessun comunicato ufficiale, nessuna nota scritta, nessuna dichiarazione esplicita del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella che nomini le violenze di Torino del 31 gennaio 2026 per quello che sono: un’aggressione premeditata, vigliacca e brutale da parte dell’estrema sinistra antagonista legate al centro sociale Askatasuna.

Ciò che abbiamo avuto, nella serata stessa dei fatti, è una telefonata del Capo dello Stato al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, con la richiesta di trasmettere «solidarietà» all’agente aggredito (il 29enne Alessandro Calista) e a «tutti gli agenti delle forze dell’ordine» coinvolti. Un gesto istituzionale corretto, doveroso, ma anche minimalista e asfittico. Solidarietà sì, ma senza una parola di condanna netta e ufficiale verso gli autori delle violenze. Niente «ferma riprovazione», niente riferimento a «squadristi rossi», «anarchici violenti» o «eversivi di sinistra» – termini che invece Piantedosi, Salvini, Meloni e persino qualche esponente del centrosinistra hanno usato senza esitazioni.

Il contrasto è stridente. Giorgia Meloni ha parlato di «aggressioni violente con l’obiettivo di colpire lo Stato», definendo i responsabili «nemici dello Stato» e promettendo «nessun sconto». Matteo Salvini ha tuonato contro «delinquenti» e «infami», invocando arresti immediati e un nuovo pacchetto sicurezza. Persino Elly Schlein ha condannato senza ambiguità le aggressioni. Mattarella, invece, ha scelto la via della prudenza istituzionale: un gesto di vicinanza alle vittime (le forze dell’ordine), ma zero parole dirette contro i carnefici.

Eppure non è la prima volta che il Quirinale interviene su episodi di ordine pubblico. Ricordiamo Pisa e Firenze nel febbraio 2024: lì Mattarella telefonò a Piantedosi per definire l’uso dei manganelli contro studenti un «fallimento», sottolineando il diritto di manifestare. Un intervento critico verso le forze dell’ordine, immediato e argomentato. O le manifestazioni pro-Palestina del 2025, con decine di agenti feriti: anche allora, telefonata di solidarietà agli uomini in divisa. Ma quando le vittime sono le istituzioni e gli aggressori provengono da frange estreme di sinistra, il linguaggio resta generico, quasi neutro.

Ah, già: immaginate solo per un attimo lo scenario inverso. Se durante un corteo di CasaPound un singolo manifestante avesse osato sputare sul marciapiede – figuriamoci pestare un agente con un martello –, Mattarella avrebbe magari convocato una conferenza stampa, emesso un comunicato al fulmicotone dal Quirinale, invocato l’unità nazionale contro il ritorno del fascismo e probabilmente chiesto un’informativa urgente di Meloni al Parlamento. Perché, si sa, certi reati ideologici pesano di più a seconda del colore politico: a destra basta un gesto per scatenare l’allarme rosso costituzionale, a sinistra serve un pestaggio quasi mortale per meritare una telefonata di cortesia.

Perché questa asimmetria? Perché il Presidente della Repubblica, garante dell’unità nazionale, evita di «nominare» l’estrema sinistra in modo esplicito, mentre non ha esitato a criticare eccessi polizieschi o a ricordare con forza i pericoli del neofascismo in discorsi solenni? È lecito chiederselo, soprattutto di fronte a scene che ricordano gli anni di piombo: un agente circondato, colpito a terra con spranghe e martelli, mentre la folla impedisce i soccorsi. Non è «dissenso», non è «protesta degenerata»: è tentato omicidio, come ha detto Meloni. È un attacco allo Stato.

Il silenzio prolungato del Quirinale – nessun comunicato sul sito ufficiale, nessuna frase forte nelle prime 24 ore – rischia di apparire come una timidezza politica, se non peggio. Il Capo dello Stato dovrebbe essere il primo a marcare una linea netta: la violenza non ha colore, ma va condannata sempre, senza reticenze, soprattutto quando si presenta con i tratti dell’intolleranza ideologica organizzata.

Aspettiamo ancora. Ma ogni ora che passa senza una presa di posizione chiara dal Colle suona come un’assenza. E in democrazia, l’assenza pesa più di mille parole.

Aspettiamo la condanna di Mattarella contro i terroristi dell’estrema sinistra ultima modifica: 2026-02-01T19:13:08+00:00 da V
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By V febbraio 1, 2026 19:13
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1 Comment

  1. lorenzoblu febbraio 1, 21:25

    Seeee e sarà impegnato a cambiarsi il pannolone

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