Ragazzina segregata e frustata dai genitori islamici
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### Pericolo Islam: Integrazione Impossibile – A Borgo Virgilio, Genitori Egiziani Imprigionano e Picchiano la Figlia per un Coetaneo
A Borgo Virgilio (Mantova), l’ennesimo caso che grida l’incompatibilità culturale dell’immigrazione islamica: una ragazzina adolescente è stata segregata in casa dai genitori egiziani, tolta dalla scuola, picchiata e frustata con i cavetti del telefono solo perché voleva frequentare un coetaneo italiano. Porte chiuse, cellulare sequestrato, silenzi forzati: una vera prigione domestica per impedire relazioni “non approvate”.
La pm Anna Tarantino ha portato in aula i genitori per abuso dei mezzi di correzione. La giudice Alessia Perolio li ha condannati a 16 giorni di reclusione (pena sospesa e subordinata al risarcimento), con una multa minima di 2.000 euro per danni. Una pena ridicola per un reato grave: violenza fisica e psicologica su minore, motivata da un controllo patriarcale tipico di certe culture islamiche, dove le figlie sono proprietà da “proteggere” da influenze occidentali.
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Non si tratta di “conflitto familiare” come dicono i difensori (avvocati Silvia Biffi e Aldo Pisani), che parlano di “prove non sufficienti” e “mentalità diversa”. La pm è chiara: “non si può giustificare tutto con la cultura”. Le leggi italiane valgono per tutti, non ci sono alibi per segregazione, botte e frustate. La ragazza, bocciata all’anno, voleva solo vivere come le coetanee: uscire, studiare, innamorarsi. Invece, è diventata vittima di un’educazione oppressiva importata.
Questo episodio non è isolato: in Italia, comunità immigrate da paesi islamici impongono regole sharia-like in casa, erodendo i diritti delle figlie. Scuola interrotta, violenza per “onore familiare”, divieti su amicizie miste. L’integrazione è un’illusione quando si tollera questo orrore per paura di offendere “sensibilità culturali”.
Basta! Azzeriamo l’immigrazione regolare da paesi islamici che esportano queste mentalità oscure più che oscurantiste. Proteggiamo le nostre ragazze, non sacrifichiamole sul altare del multiculturalismo fallimentare. Prima le italiane, sempre.


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