Poliziotto linciato e assalti: toghe liberano tutti
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**Torino, minorenne pro-Pal lancia 30 oggetti contro gli agenti: va in comunità – ma resta a casa in attesa del posto! Le toghe rosse colpiscono ancora (i poliziotti)**
È l’ennesimo schiaffo in faccia a chi rischia la vita ogni giorno per difendere l’ordine pubblico. Un minorenne – tra i protagonisti delle violente manifestazioni pro-Palestina a Torino – è stato identificato per aver lanciato circa **30 oggetti** (pietre, bottiglie di vetro, fumogeni, artifizi pirotecnici e persino un cassonetto) contro gli agenti il 3 ottobre 2025 davanti all’azienda Leonardo. Ha anche danneggiato un’autovettura della polizia con calci e pugni. Reati contestati: resistenza aggravata a pubblico ufficiale, travisamento e danneggiamento.
Risultato? Il Gip del Tribunale per i Minorenni dispone il collocamento in comunità. Giusto? No: **in attesa di trovare il posto disponibile, il ragazzo resta a casa sua**. Domiciliari di fatto, senza allontanamento reale. Mentre i poliziotti aggrediti devono lavorare con la paura costante di essere lapidati da chi poi torna a casa tranquillo.
Come riporta *La Stampa* del 5 febbraio 2026, le indagini della Questura continuano per identificare altri violenti delle manifestazioni pro-Pal (e non solo), ma questo caso è emblematico: un minorenne che mette a ferro e fuoco la città per motivi ideologici, lancia 30 volte contro le forze dell’ordine, rischia poco o nulla. Intanto, i sette arrestati per gli scontri del 31 gennaio (incluso un 22enne accusato di aver partecipato al pestaggio di un poliziotto) sono già scarcerati o ai domiciliari – e la Procura valuta appello, ma il danno è fatto.
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Questo è il sistema italiano: aggressori pro-Pal (spesso legati a frange estreme) finiscono in comunità o ai domiciliari, mentre i poliziotti indagati a tempo di record quando sparano per legittima difesa (come il collega di Rogoredo contro il marocchino armato). Sei anni per assolvere i finanzieri di Crotone che rischiavano la vita per salvare clandestini; immediata inchiesta per chi difende se stesso da una pistola (anche a salve).
Le toghe rosse continuano a colpire: chi difende lo Stato viene processato, chi lo attacca torna a casa. Il referendum del 22-23 marzo è l’unica via: Sì per separare le carriere, sorteggiare il CSM, istituire l’Alta Corte disciplinare. Votare Sì significa dire basta a un sistema che protegge i violenti e punisce i tutori dell’ordine. Il 22 marzo, Sì per un’Italia dove chi aggredisce la polizia finisce in carcere, non in comunità con divano e playstation. La pacchia è finita – per i teppisti pro-Pal e per le toghe che li coccolano!


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