Business accoglienza, indagato direttore immigrazione Viminale
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L’accoglienza genera corruzione. I centri devono essere svuotati. Invece questo governo non lo fa.
**Scandalo al Viminale: indagato il direttore centrale dell’immigrazione Gennaro Capo per appalti truccati sui migranti. Ora basta: fine del business, svuotamento immediato dei centri che ospitano oltre 140.000 “ospiti” e chiusura dei 10.000 centri accoglienza.**
Roma, febbraio 2026 – Mentre l’Italia affoga in una crisi economica che lascia gli italiani a fare la fila al Caritas, al Ministero dell’Interno il direttore della Direzione centrale dei servizi per l’immigrazione e l’asilo, il prefetto **Gennaro Capo**, è finito sotto inchiesta della Guardia di Finanza e della Procura europea (EPPO) per turbata libertà degli incanti. I fatti contestati risalgono al periodo in cui Capo era prefetto di Rieti (2021-novembre 2023): la Prefettura avrebbe assegnato circa **1,6 milioni di euro** a due cooperative riconducibili alla stessa persona (Tesa prima, Montasola poi) senza che avessero i requisiti minimi previsti dalla legge – tre anni di esperienza nel settore e bilanci presentati. Risultato? Soldi europei finiti in parte per acquisti personali, vacanze e stipendi fuori norma: un’imprenditrice legata al sistema percepiva 8-10 mila euro al mese.
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In tutto sei indagati, tra cui l’attuale viceprefetto vicario di Rieti Luisa Cortesi. Ma il punto non è solo il singolo scandalo: è il sistema intero che puzza di marcio.
Questo è lo stesso meccanismo che da anni trasforma l’accoglienza in un **business milionario**, più redditizio della droga, come disse senza vergogna Salvatore Buzzi (Mafia Capitale) già nel 2014: «Con gli immigrati si fanno molti più soldi che con la droga». Oggi quel business è in mano a cooperative, multinazionali straniere (svizzere, austriache, ecc.), pezzi di Chiesa e sinistra che si spartiscono appalti, fondi UE, PNRR e soldi dei contribuenti italiani.
Secondo i dati più recenti del Viminale (fine 2025-inizio 2026) nei centri di accoglienza – CAS, SAI, hotspot e strutture varie – ci sono **circa 140.000-142.000 migranti** ospitati (142.233 al 31 dicembre 2025 secondo fonti sindacali e ministeriali). Il sito Carthago Delenda Est denuncia da tempo **oltre 10.000 centri sparsi sul territorio**, molti gestiti da soggetti privati che incassano 35-45 euro al giorno per migrante (a volte fino a 100-160 euro per i minori non accompagnati). Un fiume di denaro pubblico che finisce in tasche private mentre i cittadini pagano bollette, tasse e vivono nel degrado delle periferie.
Meloni prometteva blocco navale e rimpatri di massa. Invece sotto il suo governo le presenze nei centri sono esplose: da circa 100.000 del 2022 a oltre 142.000 oggi. Sbarchi ridotti rispetto al picco 2023, sì, ma il sistema di accoglienza è rimasto intatto, gonfiato, inefficiente. I rimpatri? Un miraggio (solo il 10-20% degli ordini di espulsione viene eseguito). I soldi? Continuano a fluire.
Basta. È ora di **svuotare i centri** e chiudere il rubinetto di questo business criminale:
– Revoca immediata di tutti gli appalti sospetti e inchieste su ogni prefettura che ha assegnato fondi senza controlli.
– Svuotamento progressivo ma rapido dei CAS e delle strutture straordinarie: chi non ha diritto resta non resta, va rimpatriato.
– Stop ai finanziamenti alle cooperative e multinazionali straniere che gestiscono migliaia di strutture.
– Risorse dirottate su rimpatri effettivi, accordi con i paesi di origine, blocco delle partenze e difesa reale delle frontiere.
– Priorità agli italiani: case, lavoro, sicurezza, servizi. Non più per chi arriva illegalmente a chiedere vitto, alloggio e pocket money.
I contribuenti italiani non possono più permettersi di mantenere un sistema che produce degrado, insicurezza e arricchimento illecito. L’indagine su Capo è solo la punta dell’iceberg. Il business dell’accoglienza va smantellato. I centri vanno svuotati. L’Italia deve tornare a essere sovrana sui propri confini e sulle proprie risorse.
Altrimenti continueremo a pagare, in euro e in sicurezza, un “droga” peggiore di quella vera.


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