Fabrizio Corona cancellato dai social e dalle discoteche

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By V febbraio 6, 2026 13:07

Fabrizio Corona cancellato dai social e dalle discoteche

L’ennesimo capitolo della saga tra Fabrizio Corona e Mediaset conferma un pattern inquietante: **l’accanimento non è contro un singolo individuo**, ma contro la possibilità stessa che una voce scomoda possa raggiungere il pubblico. I profili social di Fabrizio Corona sono stati nuovamente tutti bloccati – o meglio, rimossi in massa dai colossi del web come Meta, Google e TikTok – dopo un pressing legale senza precedenti da parte dell’ufficio legale di Mediaset. Il 3 febbraio 2026 è scattato il blackout totale: Instagram personale sparito, pagina di “Falsissimo” oscurata, YouTube depurato di tutti i video, TikTok cancellato. Motivo ufficiale? Violazioni multiple: diffamazione, copyright, messaggi di odio. Ma il vero messaggio è un altro: **chi tocca certi interessi finisce espulso dal discorso pubblico digitale**.

E non basta. Corona prova a resistere: nelle ore successive spuntano nuovi profili Instagram riconducibili a lui, con post minimali e follower in crescita rapida (uno ha raggiunto quasi 1.500 in poche ore). Messaggi chiari: «Ci hanno buttato a terra anche questo! Ma non ci ferma nessuno» e «Io sono la notizia». Pochi minuti o ore, e spariscono di nuovo. È un gioco del gatto col topo: crea, pubblica, denuncia, rimuovi. Un ciclo che dimostra quanto sia fragile la libertà digitale quando un potere economico e mediatico decide di attivarla come leva repressiva.

Ma l’aspetto più grave – e rivelatore – è l’espansione oltre il web. Mediaset non si accontenta del blocco online: ha inviato missive (documentate da Fanpage.it) a locali notturni e discoteche che ospitano o ospiteranno eventi con Corona. Il contenuto? Un invito a “presidiare adeguatamente” i contenuti degli ospiti, per evitare “messaggi gravemente lesivi” verso l’azienda, i suoi manager, soci e volti noti. Non si nomina mai Corona esplicitamente, ma il riferimento è palese. In pratica: controllate cosa dice, o rischiate di diventare corresponsabili. Una minaccia preventiva, velata da richiamo legale, che mira a impedire a Corona di lavorare, di parlare in pubblico, di guadagnare. Il suo avvocato Ivano Chiesa ha già sporto denuncia per tentata estorsione: «Hanno silenziato sui social, ora vogliono silenziarlo negli esercizi pubblici. Domani cosa faranno, gli impediranno di parlare a casa sua?».

Nel frattempo, Mediaset integra quotidianamente la denuncia per diffamazione in Procura di Milano e ha avviato una maxi-causa civile da 160 milioni di euro contro Corona e le sue società, firmata anche da Marina e Piersilvio Berlusconi, Maria De Filippi, Silvia Toffanin, Gerry Scotti, Ilary Blasi, Samira Lui. L’accusa: una “campagna di odio” con “violenza verbale inaudita”. Il tutto mentre l’inchiesta su Alfonso Signorini (violenza sessuale ed estorsione) prosegue, alimentata proprio dalle rivelazioni di Corona.

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Questo non è più un duello tra un ex paparazzo controverso e un colosso mediatico. È un’operazione sistematica di **censura preventiva** che usa tutti gli strumenti disponibili: pressioni sulle piattaforme (che rimuovono per autotutela), azioni giudiziarie multiple (penali e civili), intimidazioni economiche verso terzi (i locali). Corona ha toccato nervi scoperti: presunti sistemi opachi nel mondo TV, nomi potenti, la famiglia Berlusconi. Se anche solo una parte delle sue accuse fosse vera, l’interesse a zittirlo sarebbe enorme. Ma il punto non è se Corona sia simpatico o affidabile: il punto è che **quello che stanno facendo oggi a lui, lo potranno fare domani a chiunque**. E in realtà lo stanno facendo da anni senza che a Corona interessi qualcosa. Lo hanno fatto ai patrioti. Lo hanno fatto a noi.

In Italia, dove i media tradizionali sono concentrati in poche mani, il web resta l’ultimo spazio per voci indipendenti. Quando un’azienda può spingere Meta, Google e TikTok a cancellare un profilo intero – senza bisogno di un ordine giudiziario penale – e poi intimidire locali pubblici per impedire discorsi scomodi, siamo di fronte a un pericolo reale per la libertà di espressione. Io sono l’unico giornalista professionista italiano che lo scrive con questa chiarezza: non è un caso. È un problema sistemico. Perché se Corona – con tutti i suoi difetti e condanne passate – può essere ridotto al silenzio totale, figuriamoci un cittadino comune, un blogger, un whistleblower senza risorse.

Accendete il cervello. Battersi per Fabrizio Corona oggi non significa approvare le sue accuse o il suo stile. Significa battersi per il diritto di ciascuno di voi a non essere silenziati domani, quando toccherà a voi dire qualcosa di scomodo al potere sbagliato. La libertà di espressione non è un lusso per i simpatici: è un diritto per tutti, soprattutto per chi non piace. E se lo perdiamo ora, non lo recupereremo facilmente.

Fabrizio Corona cancellato dai social e dalle discoteche ultima modifica: 2026-02-06T13:07:10+00:00 da V
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By V febbraio 6, 2026 13:07
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