Sinistra difende il picchiatore di donne e bambini: “Allarmismo esagerato”
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Un nuovo capitolo di **terrore incontrollato** si consuma nel cuore di San Lorenzo, il quartiere universitario di Roma ormai ridotto a teatro di violenze gratuite e impunite. Il **22enne tunisino**, autore di una serie di aggressioni brutali contro donne indifese – spesso in presenza dei figli – è finito nuovamente in **reparto di Psichiatria** al Policlinico Umberto I, sottoposto a Trattamento Sanitario Obbligatorio (TSO). Ma l’allarme non si placa: il giovane, con permesso di soggiorno revocato ma in attesa di ricorso, resta **incompatibile con il CPR** di Ponte Galeria per le sue gravi problematiche psichiche. In pratica, lo Stato italiano non ha strumenti efficaci per tenerlo fuori dalle strade, e il rischio che torni presto a circolare è concreto e terrificante.
L’ultimo episodio documentato risale a lunedì scorso in via dei Dalmati: il tunisino ha aggredito una donna di 44 anni che pedalava in bicicletta con il figlio di 10 anni al seguito. Un **pugno improvviso e violento** al volto, ripreso dalle telecamere di sorveglianza, ha provocato la frattura del naso e dell’orbita, con **30 giorni di prognosi** e un intervento maxillo-facciale necessario. La vittima è crollata a terra sotto gli occhi terrorizzati del bambino, mentre l’aggressore si è allontanato come se nulla fosse accaduto. Un’aggressione vile, senza motivo apparente, che ha lasciato una madre ferita nel corpo e nello spirito, e un minore traumatizzato a vita.
Ma non è un caso isolato. Secondo testimonianze raccolte dal movimento **Resist San Lorenzo** e confermate da residenti, lo stesso 22enne sarebbe responsabile di **almeno altre tre-quattro aggressioni** nei giorni precedenti, sempre contro donne sole o accompagnate da minori: una con **15 giorni di prognosi**, altre contro una dodicenne e operatrici AMA. Il quartiere vive nel panico: mamme che temono di uscire di casa, commercianti esasperati, cittadini che si sentono abbandonati. Il tunisino, senza fissa dimora e già noto alle forze dell’ordine per danneggiamenti, furti e comportamenti violenti dal 2023, è stato denunciato per lesioni aggravate dopo il primo fermo, ma rilasciato. Poi, giovedì, i carabinieri lo hanno intercettato di nuovo mentre vagava per le strade di San Lorenzo: riconoscimento immediato da parte di una vittima, intervento del 118, nuovo TSO. Eppure, anche stavolta, niente carcere, niente espulsione immediata.
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La presidente del Municipio II, Francesca Del Bello, interviene con un comunicato che lascia sgomenti. Mentre esprime «vicinanza» alle vittime – quasi tutte donne, spesso con figli piccoli – si concentra su rassicurazioni istituzionali, coordinamenti tra Asl, Prefettura e Campidoglio, e sulla «estrema complessità» della situazione. Parla di «rispetto della legge», di «strumenti normativi non sempre adeguati», e arriva a stigmatizzare chi «alimenta odio e intransigenza» con affermazioni «sommarie», citando persino un post di Fratelli d’Italia. Usa persino il «tutt3» in stile woke per invitare alla calma, come se il problema fosse il linguaggio e non la sicurezza delle donne romane massacrate per strada da un immigrato irregolare con problemi psichici che lo Stato non riesce – o non vuole – gestire.
È questa la follia del sistema attuale: un giovane tunisino con permesso umanitario revocato, incompatibile con il rimpatrio o la detenzione amministrativa, può continuare a seminare terrore perché «psichiatrico». I residenti contano almeno una decina di episodi violenti negli ultimi tempi, ma le istituzioni rispondono con lettere al prefetto, riunioni e TSO temporanei che durano quanto una colazione al bar. Il quartiere teme il peggio: «Ci scappa il morto», dicono in tanti. E hanno ragione.
San Lorenzo non può più essere ostaggio di fallimenti normativi e buonismi istituzionali. Serve **controllo reale delle frontiere**, revoca immediata di permessi a chi delinque, strutture adeguate per casi psichiatrici pericolosi e, soprattutto, **espulsione** per chi non ha diritto di restare. Altrimenti, la prossima vittima potrebbe essere tua moglie, tua figlia, tua madre. E a quel punto le rassicurazioni woke non basteranno più.


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