Codacons chiede la censura preventiva contro Pucci a Sanremo
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Il Codacons ha deciso di indossare i panni del Grande Fratello della satira e della comicità, sparando l’ennesimo **comunicato preventivo** contro Andrea Pucci, chiamato da Carlo Conti come co-conduttore per una serata di **Sanremo 2026**.
La nota dell’associazione è un capolavoro di **ipocrisia militante** e **censura preventiva** mascherata da preoccupazione per il “bene del Paese”. Leggiamola con attenzione: «In un momento così particolare per il Paese, ci chiediamo se sia il caso di portare a Sanremo personaggi così divisivi e che in passato si sono distinti per battute volgari, razziste e omofobe. Avvisiamo Rai che, in caso di insulti, volgarità, o battute sessiste e razziste da parte del comico, la rete sarà chiamata a risponderne nelle sedi opportune».
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Traduzione in italiano corrente: «Non ci piace questo tizio perché non rientra nel nostro manuale del politically correct. Quindi lo marchiamo preventivamente come pericoloso, lo mettiamo sotto ricatto giudiziario prima ancora che apra bocca, e se per caso fa una battuta che a noi non piace, denunciamo la Rai».
È la classica tattica del **controllo morale preventivo**: non si aspetta di vedere cosa succede davvero in diretta (magari Pucci farà semplicemente il suo mestiere di comico di cabaret popolare, rozzo e diretto come lo è sempre stato), ma si minaccia già una causa. È censura soft, quella che non vieta esplicitamente ma crea un clima di intimidazione tale per cui l’artista finisce per autocensurarsi.
Il Codacons si erge a paladino contro bullismo, omofobia e discriminazioni, ma dimentica convenientemente che:
– La comicità ha sempre funzionato sul confine, sul politically scorretto, sull’esagerazione. Se elimini questo, elimini la satira popolare italiana da decenni (da Verdone a Pieraccioni, da Ale e Franz fino ai vari Duro, Pucci e compagnia).
– Lo stesso Codacons tace o interviene a corrente alternata: quando si tratta di rapper con testi violenti o sessisti (vedi Tony Effe citato pure nella loro nota come precedente “sbagliato” di Conti), a volte rumoreggia ma poi sparisce; quando invece c’è di mezzo un comico percepito come “di destra” o vicino a certi ambienti, ecco il comunicato bomba.
– Minacciare azioni legali per battute potenzialmente “razziste” o “omofobe” prima che vengano pronunciate è un **precedente pericolosissimo**. Chi decide cosa è razzista? Loro? Un giudice? Una giuria di Twitter? E se Pucci fa una battuta su un politico di sinistra? O su un tema scomodo? Scatta la denuncia automatica?
Sanremo non è un seminario di educazione civica: è un festival canoro nazional-popolare, con un pubblico trasversale che include sia chi ride alle battute volgari sia chi si indigna. Se vuoi un palco asettico, politicamente neutro e controllato da associazioni di consumatori-morali, allora fai un altro format. Ma non chiamare Sanremo.
Il bello è che Pucci, fino a prova contraria, non è stato condannato per razzismo né per omofobia: ha fatto battute pesanti, sì, come migliaia di comici prima di lui. Ha preso in giro persone, ha esagerato, ha fatto ridere (o incazzare) platee intere. Questo non lo rende un criminale, lo rende un comico di un certo tipo. Se non piace, non guardatelo. Cambiate canale. Ma pretendere che la Rai lo escluda a priori o lo tenga sotto scacco giudiziario è un’operazione da **polizia del pensiero**, non da consumatori preoccupati per le bollette.
E poi: il Paese è in un “momento particolare”? Certo, ma forse il momento particolare è proprio questo: una parte della società che non sopporta più nulla che non sia allineato, preconfezionato e approvato dal comitato etico di turno.
Cara Codacons: fate le denunce vere quando ci sono reati veri. Occupatevi di tariffe telefoniche gonfiate, di truffe online, di diritti dei consumatori reali. Lasciate stare la comicità. Perché se iniziate a fare i garanti preventivi del buon costume in tv, la prossima volta toccherà a voi spiegare perché avete minacciato un artista prima che parlasse. E lì, credeteci, non basterà un comunicato stampa.
Sanremo è Sanremo. Con i suoi eccessi, le sue polemiche, le sue nudità su Instagram e le sue battute al limite. Se lo volete annacquare fino a renderlo innocuo, meglio spegnerlo del tutto. Almeno risparmieremmo la figuraccia.


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