Referendum: 10 anni parlamentare PD ora giudice in Cassazione

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By V febbraio 7, 2026 23:16

Referendum: 10 anni parlamentare PD ora giudice in Cassazione

La Giustizia è uguale per tutti?

**Referendum giustizia, la Cassazione nel mirino: Alfredo Guardiano e Donatella Ferranti, i due togati più apertamente anti-centrodestra – Gasparri: “Interrogazione parlamentare, ispezione urgente”**

È uno scandalo che puzza di faziosità istituzionale e di conflitto di interessi palese. Mentre il referendum sulla riforma della giustizia (separazione delle carriere, CSM a sorteggio, Alta Corte disciplinare) è fissato per il **22-23 marzo 2026**, emergono nomi e comportamenti che dimostrano quanto la Cassazione sia ormai percepita come terreno di scontro politico, non di terzietà giudiziaria.

Al centro della bufera ci sono due magistrati della Suprema Corte: **Alfredo Guardiano** e **Donatella Ferranti**.

Guardiano – come denuncia il senatore Maurizio Gasparri – è tra i componenti dell’Ufficio Centrale per il Referendum che ha modificato il quesito referendario (ordinanza Cassazione n. 1428/2026). Pochi giorni dopo, lo stesso Guardiano comparirà come moderatore al convegno “Le ragioni del No: difendere la Costituzione dalla riforma costituzionale della giustizia” organizzato da Magistratura Democratica e altre associazioni progressiste, in programma il **18 febbraio 2026**. Locandina già pubblicata, partecipazione confermata.

Gasparri non ci sta: «È lo stesso Guardiano che ha scritto in chat affermazioni polemiche contro il centrodestra e Forza Italia (quando c’era il Berlusconi originale ndr…), minacciando querele contro l’onorevole Enrico Costa. Ora modera un convegno No e ha partecipato alla decisione sul quesito. È inaccettabile. Presenterò un’interrogazione parlamentare per chiedere un’ispezione urgente sul suo operato. Non siamo cittadini di serie B che devono inchinarsi agli ottimati che indossano la toga per qualche ora e poi la veste di militante politico».

Non è finita. L’altra figura sotto accusa è **Donatella Ferranti**, anche lei togata della Cassazione: per dieci anni parlamentare del Partito Democratico (2008-2018), presidente della Commissione Giustizia della Camera durante il governo Renzi. Oggi siede in Cassazione, sezione civile, e – secondo il centrodestra – rappresenta un altro esempio di porte girevoli tra politica e toghe rosse.

Gasparri rincara: «Siamo cittadini liberi e come parlamentari rappresentiamo una volontà di cambiamento contro la protervia togata. Le parole e i toni del presidente della Cassazione D’Ascola, che reagisce indignato a legittime osservazioni, sono fuori dall’ordinamento costituzionale. Non ci intimoriscono».

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Anche Galeazzo Bignami, capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, attacca duro con un video postato sui social: «È una bella giornata perché tanti esponenti del PD mi hanno attaccato: significa che ho detto cose giuste. Mi hanno dato della camicia nera fascista, ma io ho solo detto che è strano che giudici di Cassazione, chiamati a esprimersi su una richiesta del Comitato No, diano ragione al Comitato No. Hanno insegnato al primo anno di giurisprudenza che il giudice deve essere terzo e imparziale. Qui abbiamo giudici già schierati per il No che, incredibile, danno ragione al No. Un altro buon motivo per votare Sì».

Il quadro è chiaro: mentre il governo Meloni e il Parlamento hanno approvato una riforma che punta a spezzare la commistione tra politica e toghe, alcuni magistrati della Cassazione – proprio quelli chiamati a valutare il quesito referendario – si schierano apertamente contro. Guardiano modera convegni No pochi giorni dopo aver toccato il quesito; Ferranti passa da presidente della Commissione Giustizia Pd a togata di Cassazione. È la politicizzazione totale, la prova provata che le correnti di sinistra (Magistratura Democratica in testa) usano la toga come arma politica.

Il referendum del 22-23 marzo è l’occasione per dire basta: Sì per separare le carriere (giudici e pm non più nella stessa famiglia), sorteggiare il CSM (basta correnti che eleggono i loro), istituire l’Alta Corte disciplinare (punizioni reali per chi sgarra). Votare Sì significa spezzare questa deriva: una giustizia imparziale, non una succursale del PD o di Md.

Gasparri e Bignami hanno ragione: non siamo di serie B. Il 22 marzo gli italiani decideranno se vogliono una magistratura al servizio della legge o al servizio di una parte politica. La pacchia è finita – per le toghe rosse schierate e per chi usa la Cassazione come piattaforma anti-governo! Votare Sì è l’unico modo per ridare dignità alla toga.

Referendum: 10 anni parlamentare PD ora giudice in Cassazione ultima modifica: 2026-02-07T23:16:53+00:00 da V
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