Scabbia dilaga: +750% aiutata dall’immigrazione di massa
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**Scabbia in Lazio: +750% in cinque anni. L’invasione migratoria sta trasformando una malattia “del terzo mondo” in un’emergenza sanitaria italiana – e nessuno vuole ammetterlo.**
Mentre i nostri ospedali, le scuole e le RSA vengono letteralmente invase da focolai di scabbia, la narrazione ufficiale continua a minimizzare o a nascondere la causa principale: i flussi migratori incontrollati.
Ecco il post che ha fatto esplodere il dibattito oggi:
Nella Regione Lazio, come riporta oggi @tempoweb, i casi di scabbia negli ultimi 5 anni sono aumentati del 750% e si sono diffusi anche negli ospedali e nelle scuole, anche per “colpa dei flussi migratori”.
Una decina di anni fa, @gadlernertweet parlava della “scabbia mentale… pic.twitter.com/78cv072JAa
— Francesca Totolo (@fratotolo2) February 8, 2026
I numeri sono da brividi, come conferma **Il Tempo** in un articolo di oggi: nel Lazio i casi di scabbia sono esplosi del **750%** negli ultimi cinque anni. Non un refuso, non un errore di battitura: settecentocinquanta per cento. Focolai che si moltiplicano in geriatrie, reparti ospedalieri, istituti scolastici, asili nido. Perfino al Bambino Gesù hanno registrato un balzo del 45% solo nel 2024, con 103 piccoli pazienti trattati.
Fabio Arcangeli, presidente della World Health Academy of Dermatology and Pediatrics, lo ha detto senza giri di parole al Senato: la malattia «**si sta riacutizzando a causa degli intensi flussi migratori e turistici**». Arrivano persone da aree endemiche, spesso in condizioni igieniche precarie, molte irregolari, quasi mai sottoposte a screening sanitari seri. E il contagio si propaga per contatto diretto: un abbraccio, una stretta di mano prolungata, un letto condiviso, una panchina a scuola.
Chi paga il conto più salato? Gli italiani normali.
Bambini che tornano da lezione con prurito lancinante e lesioni cutanee.
Anziani nelle case di riposo infestati negli stessi ambienti.
Famiglie che scoprono all’improvviso di avere un parassita in casa, con notti insonni e cure costose (80-250 euro a confezione, non rimborsate dal SSN).
E il circolo vizioso è micidiale: molti abbandonano le terapie perché troppo care. Chi sono i primi a non curarsi? I più fragili: clochard, immigrati irregolari ammassati nei centri di accoglienza o per strada. Quelli che diventano vettori silenziosi e involontari, ma vettori attivi, di una parassitosi altamente contagiosa.
Dieci anni fa Gad Lerner ironizzava sulla “**scabbia mentale**” che affliggeva gli italiani: la paura irrazionale verso l’immigrazione di massa. Oggi quella “scabbia mentale” si è materializzata in scabbia vera, cutanea, trasmissibile, che si diffonde proprio grazie alle politiche di frontiere aperte e accoglienza senza filtri che lui e il suo mondo hanno sempre sponsorizzato.
Basta ipocrisie.
Basta girarci intorno.
L’emergenza immigrazione non è solo demografica, economica o di sicurezza: è diventata un’emergenza sanitaria concreta e tangibile.
Importiamo patologie che consideravamo estinte in Occidente.
Sovraccarichiamo il sistema sanitario già al collasso.
Mettiamo a rischio la salute dei nostri figli, dei nostri nonni, di intere comunità.
È ora di smetterla con l’accoglienza cieca e iniziare con controlli sanitari reali, rimpatri rapidi per chi non ha diritto a stare qui, e politiche che mettano al primo posto la tutela della popolazione residente.
Altrimenti la scabbia – e chissà quante altre malattie – diventerà la nuova normalità nelle nostre città. E non sarà colpa di un acaro: sarà colpa di chi ha tenuto le porte spalancate senza pensare alle conseguenze.


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