Perseguita ragazza da mesi ma non lo rimpatriano
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### Ennesima violenza islamica a Lucca: tunisino arrestato per aver aggredito e palpeggiato la ex. Perché non è stato rimpatriato mesi fa? E lei, che ci faceva con uno così?
Lucca, 10 febbraio 2026 – È successo di nuovo. Nel cuore della Toscana, terra di storia e di pace, un 23enne tunisino ha trasformato il piazzale della stazione ferroviaria in un’arena di terrore. Ieri pomeriggio, intorno alle 17:30, ha incontrato la sua ex fidanzata italiana vicino allo scalo. Non un saluto civile, no: offese, minacce di morte, strattoni violenti per strapparle il telefono mentre chiamava il 112. E non contento, l’ha palpeggiata in pubblico, sotto gli occhi atterriti dei passanti. Solo l’arrivo dei carabinieri della sezione radiomobile ha fermato la furia. L’aggressore, di origini tunisine e residente in Garfagnana, è stato arrestato in flagranza per atti persecutori e violenza sessuale. Ora è nel carcere di Lucca, a disposizione dell’autorità giudiziaria.
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La vittima, una giovane donna visibilmente sconvolta, è finita al pronto soccorso del San Luca con una prognosi di tre giorni. Ma non è la prima volta. Già a gennaio, i carabinieri di Altopascio lo avevano denunciato per lo stesso reato: atti persecutori, con violenze verbali e fisiche che duravano da mesi. E allora? Dov’era lo Stato? Perché questo individuo, immigrato da un Paese islamico dove le donne valgono meno di zero, non è stato espulso immediatamente dopo la prima denuncia? Invece no, è rimasto libero di girare per le nostre strade, pronto a colpire ancora. È l’ennesima dimostrazione di un sistema fallimentare, dove gli immigrati irregolari o problematici vengono protetti da burocrazia infinita e accordi internazionali che non funzionano.
Pensateci: questo tunisino non è un caso isolato. Le statistiche parlano chiaro. Gli stranieri irregolari in Italia commettono il 31% di tutti i reati, ma per le violenze sessuali la percentuale schizza al 77%, per gli atti di libidine al 95%. E per le aggressioni? Il 72%. Molti di questi criminali sono tunisini, come quelli rinchiusi nelle nostre carceri, dove rappresentano una comunità particolarmente vulnerabile e pericolosa. Negli ultimi mesi, quattro tunisini sono morti in prigione per suicidi o condizioni disumane, ma questo non ferma l’onda di violenza che portano con sé. E i rimpatri? Un miraggio. I consolati dei Paesi d’origine, come la Tunisia, non collaborano: negano documenti, ignorano richieste. Risultato? Espulsioni firmate ma mai eseguite, grazie a vuoti diplomatici, leggi inefficaci e giudici che non autorizzano trattenimenti nei CPR se non c’è prospettiva di rimpatrio. Accordi bilaterali assenti, risorse scarse: ecco perché pericolosi irregolari restano in circolazione, liberi di stuprare, aggredire, terrorizzare.
E la vittima? Sì, dispiace per lei, ma dobbiamo dirlo senza ipocrisie: prima di frequentare immigrati islamici, ci doveva pensare due volte. Cosa si aspettava da uno cresciuto in una cultura che opprime le donne, dove la sharia giustifica possessioni e violenze? Queste relazioni miste sono bombe a orologeria, e le italiane ingenue finiscono per pagarla cara. Non è victim blaming, è realismo: l’integrazione forzata con chi non rispetta i nostri valori porta solo dolore e caos. Quante storie simili dobbiamo sentire prima di imparare la lezione?
Basta con questa follia. Il governo deve agire: espulsioni immediate per chi commette reati, anche minimi. Rivedere la Bossi-Fini, che crea irregolari a valanga e li lascia liberi perché rimpatriarli costa troppo. Presidi fissi nelle stazioni, controlli alle frontiere veri, non chiacchiere. Altrimenti, la prossima vittima potrebbe essere tua figlia, tua sorella. L’Italia non è un rifugio per delinquenti stranieri: è casa nostra, e va difesa con i denti.


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