Referendum Giustizia, Sì al 60%. Toghe rosse nel panico: “Dobbiamo insorgere”
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**Referendum giustizia 22-23 marzo 2026: gli ultimi sondaggi danno il Sì in netto vantaggio, affluenza stimata oltre il 50%**
Manca poco più di un mese al referendum confermativo sulla riforma costituzionale della giustizia (separazione delle carriere, CSM a sorteggio, Alta Corte disciplinare) e i sondaggi più recenti – pubblicati tra fine gennaio e inizio febbraio 2026 – fotografano un quadro sempre più netto a favore del **Sì**.
Ecco i dati aggiornati al 9 febbraio 2026:
– **Istituto Noto per Porta a Porta (Rai 1, 5-7 febbraio 2026)**
Sì: 58-60% tra i votanti certi
No: 40-42%
Vantaggio Sì: +16-20 punti
Affluenza stimata: 53-55%
(Tra i votanti probabili sale al +12-14 punti)
– **EMG Acqua per La7 (3-5 febbraio 2026)**
Sì: 57%
No: 43%
Vantaggio Sì: +14 punti
Affluenza stimata: 51-53%
– **Sigma-Piave per Avvenire (fine gennaio-inizio febbraio)**
Sì: 56-58%
No: 42-44%
Vantaggio Sì: +12-16 punti
Affluenza prevista: 52%
– **Istituto Piepoli (per il Giornale e altri media centrodestra, 4-6 febbraio)**
Sì: 59% tra i decisi
No: 41%
Vantaggio Sì: +18 punti
Affluenza: 54%
– **SWG per La7 (ultima rilevazione 7-8 febbraio)**
Sì: 55-57%
No: 43-45%
Vantaggio Sì: +10-14 punti
Affluenza stimata: 50-52%
### Analisi e tendenze
– Il **Sì** è stabilmente sopra il 55-60% tra i votanti certi da almeno due settimane.
– Il vantaggio medio si attesta tra i **+12 e +18 punti**, con picchi oltre i 20 punti nei sondaggi Noto e Piepoli.
– L’affluenza stimata oscilla tra il **50% e il 55%**: soglia sufficiente per rendere il referendum vincente (non c’è quorum).
– Il No fatica a superare il 45%, nonostante la campagna aggressiva di Magistratura Democratica, PD, M5S e sinistra giudiziaria.
– Il Sì guadagna terreno soprattutto al Nord e tra elettori di centrodestra (oltre l’80-85%), ma cresce anche al Centro-Sud tra moderati e astenuti del 2022.
### Perché il Sì è in vantaggio
– La campagna del governo Meloni-Nordio ha puntato su messaggi chiari: “Giustizia più veloce, più giusta, meno correnti, meno impunità”.
– Casi quotidiani di cronaca nera (stupri, aggressioni da parte di clandestini, scarcerazioni facili) alimentano la percezione che “qualcosa non va” nel sistema attuale.
– Le uscite estreme delle toghe rosse (Maruotti che paragona la riforma a “omicidi di Stato”, Guardiano che modera convegni No dopo aver toccato il quesito, chat dove sfiduciano il Pd perché “debole”) hanno prodotto un effetto boomerang: indignazione popolare e ulteriore spinta al Sì.
### Il fronte del No in difficoltà
– Le chat interne di Md e Anm mostrano smarrimento: “Opposizione debole”, “la destra la fa da padrona”, “insorgere”.
– Il Pd e Schlein non riescono a mobilitare: la campagna No appare confusa, ideologica e difensiva.
– La presenza di giudici-attivisti (Guardiano, Ferranti ex Pd, ecc.) nella Cassazione e nei dibattiti No ha rafforzato l’accusa di politicizzazione: “Le toghe fanno campagna contro la riforma che le limita”.
### Conclusione: il 22-23 marzo è decisivo
I sondaggi dicono che il Sì è in vantaggio netto e l’affluenza supera il 50%. Ma non è finita: ogni voto conta. Le toghe rosse e l’opposizione contano sull’astensionismo o sul calo dell’entusiasmo. Non devono vincere.
Italiani, andate a votare in massa il **22 e 23 marzo**: Sì per una giustizia più veloce, più imparziale, più vicina al popolo. Sì per spezzare il potere delle correnti rosse che proteggono delinquenti e attaccano chi fa il proprio dovere. Sì per un’Italia dove la toga serva la legge, non un partito.
La pacchia è finita – ma solo se il 22 marzo vincerà il Sì con una maggioranza schiacciante. Andate a votare. Tutti.


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