Anziano disabile legato e massacrato dai migranti
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Torino, 10 febbraio 2026 – Un uomo di 60 anni, italiano, disabile, percettore di pensione d’invalidità e di quel Reddito di Cittadinanza che tanti hanno difeso a spada tratta, è stato ridotto a uno straccio umano da due stranieri: un turco di 28 anni e un nigeriano di 49. Li hanno processati ieri per rapina, estorsione e sequestro di persona. Il terzo complice, quello che probabilmente ha fatto il palo, è ancora latitante. Come al solito.
Secondo la ricostruzione dell’accusa (pm Roberto Furlan) e soprattutto secondo il racconto della vittima – che in aula, tremante, ha ripetuto la stessa storia nonostante qualche incongruenza di date – tutto è successo a fine luglio 2022. I due si sono presentati a casa dell’uomo con la scusa di un “debito di droga”. Debito che l’italiano, disabile e solo, probabilmente non aveva mai contratto. Poco importa: lo hanno legato a una sedia, lo hanno picchiato per mezz’ora a schiaffi e pugni, gli hanno impedito di prendere le medicine per la tiroide e lo hanno minacciato con la classica frase da film di serie B: «Lo sai che al mio Paese a quest’ora ti avremmo tagliato la gola?».
Poi lo hanno chiuso in casa per giorni. Lui è riuscito a liberarsi, ha chiamato l’ambulanza, è finito al Pronto Soccorso del Maria Vittoria e poi ha passato più di un mese tra Villa della Salute a Trofarello e il repartino di Moncalieri. Quando è tornato a casa, l’incubo non era finito: i due continuavano a pretendere soldi. Gli hanno portato via la pensione d’invalidità per mesi (1.200 euro in totale) e 500 euro caricati sulla carta del Reddito di Cittadinanza. Gli estratti conto parlano chiaro: prelievi e acquisti in una pizzeria-kebab riconducibile a uno degli imputati. Soldi degli italiani, finiti nelle casse di un kebabbaro straniero.
La vittima, assistita dagli avvocati Basilio Foti e Matteo Bodo, si è costituita parte civile. In aula ha detto: «Gli portavo la pensione io, altrimenti mi avrebbero picchiato». E ancora: «Metteva altre persone a fare ronde sotto casa». Un uomo fragile, solo, terrorizzato, ridotto a bancomat vivente da due balordi arrivati chissà come e chissà quando nel nostro Paese.
Questa non è una “notizia di cronaca”. È la fotografia perfetta di un fallimento collettivo: un sistema di accoglienza che spalanca le porte a chiunque, un welfare che finisce regolarmente nelle mani sbagliate, una giustizia che dopo quattro anni ancora non ha chiuso la partita. Il turco e il nigeriano sono liberi, ovviamente, in attesa di sentenza. L’italiano disabile, invece, porta ancora addosso le botte e la paura.
Intanto, da qualche parte in città, un kebabbaro continua a incassare. E qualcuno, da qualche parte, continua a dirci che l’immigrazione è una “risorsa”. A chi lo dice, mandiamo il conto: 1.200 euro di pensione d’invalidità + 500 euro di Rdc + un uomo distrutto. Pagate voi.


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