Dopo 320mila sbarcati potremo rimpatriare tunisini e bengalesi: forse
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La vittoria europea sulla lista dei Paesi sicuri – un trionfo annunciato, ma arrivato con anni di ritardo e troppi compromessi – certifica finalmente una svolta che l’Italia di Giorgia Meloni ha inseguito dal primo giorno, ma che ha ottenuto solo dopo aver atteso il “permesso” di Bruxelles e aver incassato migliaia di sbarchi inutili.
Il post di Francesca Totolo (@fratotolo2) del 11 febbraio 2026 sintetizza perfettamente il significato storico del voto del Parlamento europeo: con 408 voti a favore, 184 contrari e 60 astenuti, è stata approvata la lista comune UE dei Paesi di origine sicuri (Bangladesh, Colombia, Egitto, India, Kosovo, Marocco e Tunisia), mentre con 396 sì, 226 no e 30 astensioni è passata la revisione del concetto di “Paese terzo sicuro”. Questo significa procedure accelerate per le domande di asilo provenienti da questi Stati, possibilità di dichiararle inammissibili senza esame nel merito se il richiedente ha transito o legami in un Paese terzo sicuro, e – soprattutto – la legittimazione formale del “modello Albania”: hub esterni per trattenere i respinti in attesa di giudizio definitivo, evitando che restino in Italia a carico dello Stato.
Susanna Ceccardi ha esultato: “Finalmente rimpatri rapidi, niente più attese inutili, e hub in Paesi terzi come Albania”. Sara Kelany (FdI) ha aggiunto che le sentenze italiane che scarceravano migranti dai CPR contestando le designazioni nazionali erano “ideologiche, non di merito”. Matteo Piantedosi ha parlato di “successo del governo italiano”, sottolineando come l’UE abbia certificato la legittimità dell’approccio Meloni.
Ecco il codice embedded del post di Francesca Totolo per visualizzare direttamente il contenuto originale:
Nuova lista dei Paesi sicuri UE
Non solo i clandestini potranno essere rimpatriati con procedura accelerata nei propri Paesi d’origine ma potranno pure essere espulsi nei Paesi di transito, dove avrebbe potuto chiedere protezione internazionale.
Il “modello Albania” è stato… pic.twitter.com/GeALR7hm5H
— Francesca Totolo (@fratotolo2) February 11, 2026
L’immagine allegata al post mostra un grafico del Corriere della Sera (edizione 11 febbraio 2026) con gli scenari internazionali: ordini di rimpatrio e rimpatri effettuati per i principali Paesi sicuri. Il Marocco domina con 21.325 rimpatri totali (di cui 3.320 ordini), seguito da Tunisia (12.385 totali, 2.150 ordini), Egitto (8.620 totali, 1.425 ordini), Bangladesh (8.060 totali, 1.455 ordini) e altri. La mappa evidenzia i flussi verso l’Italia, con Libia, Tunisia e Algeria come principali punti di partenza. Il messaggio è chiaro: ora l’UE allinea le regole ai fatti che l’Italia già applicava (o tentava di applicare) a livello nazionale.
Ma qui entra la critica più dura: questa “vittoria” è arrivata con un ritardo inaccettabile. Meloni è al potere dal 22 ottobre 2022, e l’Italia designava già Egitto, Tunisia, Bangladesh e altri come sicuri da tempo. Eppure, toghe progressiste, TAR e giudici di sorveglianza hanno sistematicamente bloccato rimpatri e sospeso decreti con cavilli ideologici, scarcerando pericolosi irregolari dai CPR e permettendo che restassero sul territorio. Meloni poteva – e doveva – imporre la linea dura unilateralmente: ignorare le sentenze “buoniste”, sfidare l’UE con procedure nazionali accelerate, dichiarare inammissibili le domande senza aspettare il bollino di Bruxelles, e attivare rimpatri di massa anche senza hub esterni. Invece ha scelto la via diplomatica: accordi con Libia e Tunisia (che non hanno fermato i barconi), il “modello Albania” (flop iniziale costato centinaia di milioni per pochissimi trattenuti), e l’attesa del Parlamento europeo per legittimare ciò che era già diritto sovrano.
Risultato? Dal suo insediamento a oggi (11 febbraio 2026), oltre 318.200 sbarchi (dato cumulativo 2022-2025 più i primi 1.843 del 2026 al 10 febbraio, in calo del 56% rispetto al 2025 ma comunque inaccettabile per un governo “sovranista”). Centri accoglienza ancora intorno ai 140.000 presenze, costi stimati oltre 5,4 miliardi di euro, aggressioni continue (come a Sezze), morti in mare evitabili (oltre 1.000 dispersi a gennaio 2026 per maltempo e rotte libiche), e un sistema che ha continuato a premiare chi arriva illegalmente con vitto, alloggio e pocket money a spese degli italiani.
Ora che l’UE ha dato il via libera, non ci sono più alibi. I rimpatri devono decollare: procedure accelerate per bengalesi, egiziani, tunisini, marocchini; hub in Albania per trattenere i respinti; stop alle sospensive automatiche; chiusura immediata ai transiti “sicuri”. Meloni deve trasformare questa vittoria europea in azione concreta sul campo, non in ennesima passerella. Altrimenti resta la domanda scomoda: perché hai aspettato tre anni e mezzo il permesso di Strasburgo per fare ciò che la sovranità italiana ti permetteva – e imponeva – di fare fin dal giorno uno? La destra europea ti ha dato ragione, ma gli italiani aspettano risultati, non solo bollini. Ora tocca a te: agisci, o questa sarà solo un’altra bufala del blocco navale.


Si ma la sagra delle cazzate di Meloni e Salvini prosegue….
Vuoi vedere che gli immigrati servono soprattutto a imprenditori e vari amici loro?