Militari costretti a subire le violenze dell’immigrato: poi arriva un calabrese – VIDEO
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**Nuova umiliazione per le forze dell’ordine: immigrato africano aggredisce militari al Tribunale di Catanzaro, costretti a subire per paura delle procure**
Catanzaro – Ancora una volta, davanti al Palazzo di Giustizia, simbolo stesso dello Stato, si consuma l’ennesimo episodio che grida vendetta contro l’impunità e la sudditanza imposta alle nostre divise. Un uomo di origine africana, in evidente stato di alterazione – probabilmente sotto effetto di sostanze o in preda a una crisi psichiatrica non gestita – ha aggredito verbalmente e fisicamente due militari in servizio di presidio esterno al Tribunale di Catanzaro.
I soldati, rappresentanti dell’Esercito chiamati a garantire sicurezza in un luogo sensibile, hanno incassato spintoni, pugni e insulti senza poter reagire con la fermezza che il loro addestramento e il senso del dovere imporrebbero. Perché? Perché in Italia del 2026, chi indossa una divisa sa bene che ogni reazione decisa rischia di trasformarsi in un procedimento disciplinare, in un’inchiesta della magistratura o addirittura in accuse di eccesso di legittima difesa. Le toghe, troppo spesso pronte a tutelare i diritti di chi aggredisce e a criminalizzare chi difende l’ordine pubblico, hanno creato un clima di terrore psicologico che immobilizza chi dovrebbe proteggerci.
I militari hanno dovuto subire, trattenersi, attendere passivi l’intervento di rinforzi o – come in questo caso – l’eroico intervento di un semplice cittadino. È stato infatti un passante italiano, un uomo comune esasperato da anni di insicurezza crescente, a intervenire fisicamente per bloccare l’aggressore e porre fine alla scena umiliante. Senza quel cittadino coraggioso, chissà quanto sarebbe durata l’aggressione e quanta altra dignità sarebbe stata calpestata.
Questo non è un fatto isolato: è il sintomo di un sistema malato. L’immigrazione incontrollata ha portato nelle nostre città individui spesso instabili, senza rete familiare né controlli adeguati, che scaricano la loro frustrazione su chi rappresenta lo Stato. E lo Stato? Invece di difendere i suoi servitori, li lascia in balia di un garantismo a senso unico che premia l’aggressore e punisce la reazione.
Quanti episodi simili dovremo ancora leggere prima che qualcuno ponga fine a questa follia? I militari non sono punching-ball per chiunque arrivi da fuori e decida di sfogare qui le proprie pulsioni violente. È ora di dire basta: serve una riforma immediata che restituisca alle forze dell’ordine la capacità di reagire senza paura di finire inquisiti, e serve un controllo serio sugli ingressi e sulle espulsioni di chi dimostra di non saper vivere nelle regole del Paese che lo ospita.
Nel frattempo, mentre le istituzioni tacciono o minimizzano, un cittadino qualunque ha dovuto fare ciò che lo Stato non osa più fare: difendere chi ci difende. Vergogna.


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