Le associazioni che aiutano i criminali stranieri a restare in Italia
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**Le associazioni che sabotano l’Italia: aiutano i clandestini a beffare le espulsioni e a restare qui a delinquere**
Roma, 13 febbraio 2026 – C’è un’organizzazione parallela che lavora contro l’Italia. Non si nasconde nei sotterranei: opera alla luce del sole, con fondi pubblici, donazioni, bandi europei e una copertura mediatica che la fa passare per “umanitaria”. Il suo vero obiettivo? Impedire che i clandestini vengano rimpatriati, anche quando hanno condanne, anche quando sono pericolosi, anche quando lo Stato ha già emesso un decreto di espulsione.
Queste associazioni – chiamiamole per quello che sono: lobby pro-clandestini – insegnano, assistono, difendono e istruiscono gli irregolari su come eludere la legge italiana. Forniscono avvocati, ricorsi, certificati medici farlocchi, consulenze su come dichiararsi minorenni a 30 anni suonati, come inventare storie di persecuzione, come sfruttare ogni cavillo per bloccare il rimpatrio. Risultato: un clandestino espulso sulla carta resta qui anni, a volte per sempre, continuando a spacciare, aggredire, mordere addette ai controlli, rubare, occupare case popolari.
Non si tratta di “aiuto ai bisognosi”. Si tratta di sabotaggio sistematico della sovranità nazionale. Mentre gli italiani pagano tasse per mantenere centri di accoglienza, CPR semivuoti e forze dell’ordine costrette a inseguire gli stessi individui decine di volte, queste associazioni lavorano per tenere aperte le porte dell’invasione. Offrono sportelli legali gratuiti, corsi di “integrazione” che servono solo a radicarsi meglio sul territorio, assistenza sanitaria senza controlli, informazioni su come accedere a permessi umanitari o protezioni sussidiarie anche quando non ci sono i presupposti.
Il trucco più usato? Fingersi minorenni. Trentenni africani che dichiarano 17 anni, vengono creduti (o fanno finta di crederci), entrano nei circuiti protetti e spariscono dai radar dell’espulsione. Oppure ricorrere in massa contro ogni provvedimento, intasando i tribunali e guadagnando tempo prezioso. O ancora: ottenere un “nulla osta” dal giudice penale che rende impossibile l’espulsione anche in presenza di reati gravi. Tutto questo con la complicità – consapevole o no – di chi dovrebbe difendere i cittadini italiani.
E mentre le stazioni diventano zone di guerra – come a Napoli Garibaldi, dove un senegalese pluripregiudicato morde un’addetta e aggredisce poliziotti –, queste associazioni tacciono o minimizzano. Non una parola sulle vittime italiane. Non una parola sul fatto che i clandestini che difendono con tanto zelo sono gli stessi che trasformano i quartieri in ghetti della droga e della violenza. Loro preferiscono parlare di “diritti”, di “dignità”, di “non strumentalizzare”. Ma la vera strumentalizzazione è la loro: usano la retorica umanitaria per coprire un business miliardario fatto di appalti, cooperative, posti di lavoro per migliaia di operatori, e voti garantiti in cambio di accoglienza indiscriminata.
Basta ipocrisia.
Queste associazioni non aiutano i disperati: aiutano l’invasione a consolidarsi. Impediscono allo Stato di fare il suo dovere elementare: difendere i confini e proteggere i propri cittadini. Trasformano l’Italia in un Paese senza controllo, dove chi arriva illegalmente sa di poter restare per sempre, delinquere impunemente e contare su una rete di protezione che lo Stato italiano stesso finanzia.
È ora di smascherarle per quello che sono: nemiche della sicurezza nazionale.
Tagliare ogni euro pubblico.
Revocare autorizzazioni e convenzioni.
Indagare su chi insegna a eludere le espulsioni.
E se necessario, scioglierle come associazioni che attentano all’ordine pubblico e alla sovranità dello Stato.
Perché ogni giorno che passa, ogni clandestino che resta grazie al loro aiuto, è un rischio in più per le nostre donne, i nostri figli, le nostre città.
Non è più tollerabile.
Non è più accettabile.
È guerra alla nostra sopravvivenza come nazione. E chi la combatte dall’interno deve essere fermato. Ora.


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