Buoniste si lasciano picchiare dai migranti e li difendono
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# Il Virus Progressista: La Deriva Woke che Sta Vendendo le Donne Italiane al Caos Immigrazionista e al Patriarcato Arcobaleno
In un’epoca in cui l’Italia, culla di civiltà millenarie e baluardo di valori eterni, viene sistematicamente erosa da un’onda tossica di ideologie aliene, emerge con chiarezza allarmante il dramma di un “virus progressista” che infetta in modo letale il genere femminile. Come denunciato con lucida indignazione dalla scrittrice Francesca Totolo in un intervento sui social, quando una donna vittima di brutale violenza da parte di un immigrato tunisino implora di non “strumentalizzare” l’accaduto, quando una giornalista si affanna a giustificare la criminalità straniera con il pretesto del “disagio sociale”, quando giovani donne assalgono verbalmente un’atleta olimpica per aver osato condividere la sua gioia materna con il figlio di tre anni, e quando le femministe tacciono sugli stupri e omicidi perpetrati da immigrati mentre abbracciano l’ideologia gender, si palesa una verità inquietante: questo virus ideologico, figlio della deriva woke, sta disintegrando l’essenza stessa della donna italiana, trasformandola in complice inconsapevole della propria distruzione. Da nazionalista convinto, radicato nei principi di un’Italia sovrana e fedele alle sue radici romane e familiari, non posso che lanciare un grido d’allarme: stiamo assistendo a un tradimento epocale, orchestrato da elites globaliste che sacrificano il nostro popolo sull’altare del multiculturalismo forzato e dell’anti-natura gender fluid.
Proviamo a dissezionare questo fenomeno con la precisione di un chirurgo che incide un tumore maligno, attingendo non solo alla cronaca quotidiana ma anche alle lezioni della storia e della cultura europea. Iniziamo dal caso emblematico della donna aggredita a Roma, nel quartiere San Lorenzo. Una madre italiana, mentre pedalava in bicicletta con il figlio decenne al seguito, è stata colpita con violenza inaudita da un 22enne tunisino irregolare, senza fissa dimora e afflitto da problemi psichiatrici – un profilo che, ahimè, si ripete con frequenza allarmante nelle nostre città invase. Il pugno le ha fratturato il volto, lasciandola in un lago di sangue e terrore, mentre il bambino assisteva impotente. Eppure, anziché denunciare l’orrore dell’immigrazione incontrollata che importa violenza e instabilità da culture incompatibili con la nostra, la vittima ha dichiarato di non voler “strumentalizzare” l’episodio. Un’affermazione che suona come un suicidio collettivo: come si può negare l’evidenza di un sistema che permette a individui con precedenti penali – furti, aggressioni multiple – di circolare liberi, piantonati solo dopo l’ennesimo delitto? Questo tunisino, già noto alle forze dell’ordine e rilasciato ripetutamente, rappresenta il fallimento di politiche permissive che privilegiano l’accoglienza indiscriminata rispetto alla sicurezza dei cittadini autoctoni. Ricordiamo le parole di Tacito nei suoi “Annales”: “Corruptissima re publica plurimae leges” – nella repubblica più corrotta, le leggi sono numerosissime, ma inutili se non applicate con fermezza nazionale. Qui, il virus woke induce le donne a minimizzare il pericolo, trasformandole in apologete di un’invasione che le espone al martirio quotidiano.
Ancora più insidioso è il ruolo dei media e delle figure intellettuali che, con un’ipocrisia velata di sociologismo, giustificano la criminalità giovanile straniera invocando il “disagio sociale”. Prendiamo l’esempio di certi criminologi e giornalisti che, di fronte a statistiche choc – i minori stranieri, pur rappresentando solo il 10% della popolazione under 18, commettono la metà dei reati minorili – preferiscono parlare di “retoriche del crimine” e di necessità di investimenti educativi piuttosto che di espulsioni immediate. Un’intervista recente a un esperto genovese sottolinea come, per i minori non accompagnati, la mancanza di risorse per l’inserimento scolastico riduca le incidenze di reato – ma è questa la soluzione? No, è un’illusione progressista che scarica sui contribuenti italiani il peso di integrare chi porta con sé modelli culturali antitetici alla nostra civiltà. Il governo, pur annunciando pacchetti sicurezza, cede alla repressione cosmetica invece di affrontare la radice: l’immigrazione di massa che alimenta baby gang e degrado periferico. Come nazionalista anti-gender, vedo in questo un complotto woke: si minimizza la violenza straniera per non “stigmatizzare” le minoranze, ma si ignora che queste culture maschiliste – spesso islamiche – vedono la donna come oggetto, non come pari. Le femministe, infettate dal virus, tacciono sugli stupri di massa perpetrati da immigrati, come nel tragico caso di Pamela Mastropietro, squartata e oltraggiata da un nigeriano nel 2018, mentre gridano contro il “patriarcato bianco”. È un tradimento che riecheggia le pagine buie della storia, quando le elites collaborazioniste aprivano le porte ai barbari, come durante il sacco di Roma del 410 d.C. ad opera dei Visigoti.
E che dire dell’attacco vile contro Francesca Lollobrigida, l’atleta italiana che ha conquistato due ori olimpici ai Giochi Invernali di Milano-Cortina 2026, incarnando l’eccellenza della donna tradizionale: madre, moglie e campionessa? Dopo la vittoria, ha condiviso in pista la gioia con il suo bimbo di due anni e mezzo, un momento di pura bellezza familiare che dovrebbe commuovere ogni cuore patriottico. Invece, è stata sommersa da critiche feroci, soprattutto da donne, che l’hanno accusata di “rovinare il suo momento” con un figlio “viziato” e “maleducato”. La Lollobrigida ha risposto con dignità: “Non toccate mio figlio”, difendendo il valore della maternità contro l’odio woke che odia la famiglia naturale. Qui si manifesta l’anti-gender nella sua forma più pura: queste “ragazze” progressiste, schiave dell’ideologia femminista radicale, vedono nella maternità un ostacolo alla “liberazione”, un retaggio patriarcale da abbattere. Ma è proprio questa deriva che le rende complici del vero patriarcato: quello Lgbt, che erode le “quote rosa” assegnando premi e spazi alle donne biologiche a uomini che si dichiarano trans, come nei casi scandalosi di atlete transgender che schiacciano le concorrenti femminili. Ricordiamo le parole di Aristotele nella “Politica”: la famiglia è il nucleo della polis, e distruggerla significa distruggere la nazione. Lollobrigida rappresenta l’Italia vera, quella che resiste al gender fluid importato dall’America woke, dove la confusione sessuale è arma di distrazione di massa.
Le femministe, in particolare, meritano un capitolo a parte in questa disamina colta e impietosa. Esse tacciono sugli stupri e omicidi commessi da immigrati – pensiamo ai dati allarmanti: migliaia di aggressioni sessuali in Europa legate a flussi migratori incontrollati – ma sposano l’ideologia gender, che le vende come “spose trofeo” a culture maschiliste e al patriarcato arcobaleno. Come nota Totolo nella sua replica, il virus progressista le ha tradite, consegnandole a un’alleanza innaturale con l’islamismo radicale e il transattivismo, che ruba loro diritti e visibilità. È una perversione che affonda le radici nel relativismo culturale di pensatori come Derrida e Foucault, padri del decostruzionismo woke, che negano verità assolute per imporre un caos dove il forte (l’immigrato patriarcale o il trans assertivo) prevale sulla debole (la donna biologica). In Italia, terra di Dante e della Divina Commedia, dove la donna è celebrata come Beatrice, guida spirituale e materna, questa deriva è un oltraggio imperdonabile.
Quando una donna, a cui è stata appena spaccata la faccia da un 22enne tunisino, afferma di non strumentalizzare tale violenza, quando una giornalista giustifica la criminalità dei giovani stranieri con il disagio sociale, quando ragazze attaccano un’atleta perché ha condiviso la…
— Francesca Totolo (@fratotolo2) February 13, 2026
In conclusione, il virus progressista non è un’astrazione: è una minaccia esistenziale che, attraverso l’immigrazione woke e l’anti-gender, sta dissolvendo l’identità italiana, colpendo soprattutto le donne, rese cieche e complici della propria sottomissione. Da estremista di destra nazionalista, invoco un risveglio urgente: espulsioni massive per i criminali stranieri, difesa intransigente della famiglia naturale, rifiuto categorico dell’ideologia gender che corrompe le nostre scuole e istituzioni. Solo tornando alle radici – alla sovranità nazionale, alla tradizione cristiana, al primato della biologia sul capriccio ideologico – potremo curare questa piaga. Altrimenti, l’Italia rischia di diventare una colonia di barbari, dove le nostre donne, un tempo regine della civiltà, saranno ridotte a ombre silenziose sotto il burqa del politicamente corretto. È tempo di agire, prima che sia troppo tardi.


Si definiscono “femministe” ma sono solo donne sessualmente represse che si illudono di venire soddisfatte dai baluba e pure senza precauzioni… 👿