Attacco a conferenza Remigrazione: dopo Lione la sinistra voleva il morto anche a Genova?
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**Due pesi, due misure: mentre in Francia muore un giovane per violenza politica di sinistra, in Italia l’estrema sinistra blocca il dibattito democratico – ma le firme sulla Remigrazione superano quota 112.000**
Mentre la Francia piange la tragica scomparsa di Quentin D., il 23enne militante nazionalista aggredito brutalmente da militanti antifascisti a Lione giovedì 12 febbraio (ora in stato di morte cerebrale irreversibile, con la famiglia che ha escluso l’accanimento terapeutico), l’Italia assiste a un altro capitolo di intolleranza politica. A Genova, venerdì 13 febbraio, la città è stata messa in ostaggio da proteste e pressioni dell’estremismo di sinistra per impedire la presentazione della proposta di legge popolare sulla **Remigrazione e Riconquista**, promossa dal Comitato omonimo con esponenti legati a CasaPound, Rete dei Patrioti e altri gruppi di destra.
Il tweet di Francesca Totolo (@fratotolo2) riassume con efficacia il parallelismo tragico tra i due eventi:
Mentre in Francia veniva annunciata la morte del 23enne Quentin per mano dell’odio politico antifascista, Genova era ostaggio dell’estremismo di sinistra (protetto dalla sinistra istituzionale) che voleva impedire la presentazione della proposta di legge sulla Remigrazione. pic.twitter.com/xdR4MHjqR2
— Francesca Totolo (@fratotolo2) February 14, 2026
Il video allegato al post mostra scene di tensione notturna a Genova, con sirene della polizia, lampeggianti blu e un clima da assedio urbano: proprio mentre in Francia si annunciava il decesso (o lo stato irreversibile) di Quentin, in Italia si tentava di zittire con la forza un’iniziativa legale e democratica.
### Il caso Quentin: un linciaggio politico in Francia
Quentin D., studente di matematica, convertito al cattolicesimo, senza precedenti penali, è stato aggredito in margine a una protesta del collettivo Némésis contro una conferenza dell’eurodeputata LFI Rima Hassan a Sciences Po Lyon. Secondo testimonianze e il comunicato dell’avvocato della famiglia Fabien Rajon, il giovane non era un agente di sicurezza ma è stato inseguito, buttato a terra e massacrato di calci alla testa da un gruppo di antifascisti (presumibilmente legati alla Jeune Garde). L’emorragia cerebrale lo ha portato in stato di morte cerebrale; l’inchiesta è per “violenze aggravate”, ma la destra francese grida all’omicidio politico e chiede la dissoluzione delle milizie di estrema sinistra.
### Genova: la democrazia imbavagliata, ma la Remigrazione avanza
A Genova, l’evento sulla Remigrazione – che propone rimpatri forzati per irregolari, revoca della cittadinanza in casi gravi, abolizione della protezione speciale e un programma nazionale di rientro assistito – ha scatenato reazioni durissime. Anpi, Cgil, Pd, Avs e collettivi antifascisti hanno organizzato presidi e cortei, definendo la proposta “razzista e incostituzionale”. Ma non si è fermato lì: due hotel hanno ritirato la disponibilità della sala dopo pressioni e minacce (da centri sociali e persino esponenti istituzionali, secondo i promotori). L’evento si è tenuto comunque al Tower Genoa Airport Hotel, ma con tensioni fuori: militanti di destra hanno spintonato e insultato il presidente del Municipio VI Fabio Ceraudo (M5S) e il consigliere Massimo Romeo (Avs), che contestavano l’iniziativa. Genova Antifascista ha manifestato in piazza Alimonda, mentre Anpi e Cgil erano in Largo Pertini.
Il video incorporato nel tweet di Totolo cattura l’atmosfera: polizia schierata, luci blu che illuminano la notte, un attivista (forse Luca Marsella o un altro promotore) che parla alla telecamera in un contesto di tensione evidente.
### Due pesi, due misure: l’ipocrisia della sinistra e il boom di consensi
In Francia, la violenza fisica di matrice antifascista porta alla morte di un giovane con idee di destra: silenzio assordante o minimizzazioni da parte di molti media e partiti di sinistra. In Italia, un dibattito politico su immigrazione e sicurezza – legittimo in democrazia – viene ostacolato con intimidazioni, boicottaggi e scontri, spesso con la tacita o esplicita protezione di istituzioni locali di centrosinistra.
Eppure, la proposta di legge continua a crescere: sulla piattaforma del Ministero della Giustizia, la raccolta firme online (iniziata il 30 gennaio 2026) ha raggiunto **112.704 firme** su 50.000 necessarie per il quorum (già superato nelle prime ore), con un exploit record che ha doppiato la soglia in pochi giorni e continua a salire grazie anche alla fase cartacea avviata proprio nei gazebo del 14-15 febbraio in oltre 60 città italiane. Questo consenso trasversale e in continua crescita dimostra che la volontà popolare non può essere ignorata: centinaia di migliaia di cittadini condividono l’idea di un controllo più rigoroso sui flussi migratori e chiedono che la proposta arrivi in Parlamento.
### È ora di agire: fuorilegge l’estremismo violento
L’Italia non può permettersi che gruppi che usano la violenza o la minaccia per impedire eventi legali restino impuniti. Come in Francia con la Jeune Garde, anche qui serve coraggio: sciogliere formazioni che incitano all’odio e alla violenza politica, proteggere il diritto di espressione per tutti, senza distinzioni ideologiche.
Mentre preghiamo per la memoria di Quentin e per la sua famiglia, che la tragedia francese serva da monito: l’odio politico non ha colore, ma quando è tollerato da una parte sola, diventa arma letale contro la democrazia. La Remigrazione, con oltre 112.000 firme, è già una realtà popolare: ora tocca al Parlamento ascoltarla.


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