Italiano ridotto in fin di vita a Termini: arrestati tutti e 6 i nordafricani
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Cari lettori, torniamo con un aggiornamento drammatico e inquietante su uno dei fatti di cronaca che più hanno scosso Roma e l’intera Italia negli ultimi mesi.
Parliamo del brutale pestaggio, quasi mortale, subito da un funzionario del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, un uomo di 57 anni aggredito senza motivo apparente da un branco di giovani immigrati nordafricani nei pressi della Stazione Termini, in una zona ormai tristemente nota per il degrado e l’insicurezza importata. Oggi, con il cuore pesante e la rabbia che monta, dobbiamo informarvi che gli arresti per quel preciso e vile pestaggio – avvenuto lo scorso 10 gennaio – sono saliti a sei. Non si tratta di nuovi episodi di violenza, come qualcuno potrebbe equivocare, ma di un’inchiesta che procede con tenacia e che ha finalmente inchiodato tutti i responsabili di quell’aggressione feroce: sei giovani di origine tunisina ed egiziana, molti con precedenti penali, uno addirittura clandestino sul territorio nazionale. È la dimostrazione lampante di come l’immigrazione stia trasformando le nostre città in teatri di violenza gratuita contro gli italiani!
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Ricordiamo che venne massacrato per puro odio anti-italiano. Senza rapina o altre motivazioni. Solo razzismo contro gli italiani.
Ricapitoliamo i fatti per chi non li avesse seguiti dall’inizio. La sera del 10 gennaio, in via Giolitti, sotto i portici della Stazione Termini, questo innocente funzionario – un italiano perbene che lavora per valorizzare il nostro Made in Italy nel mondo – è stato circondato da un gruppo di almeno sei-sette individui. Lo hanno picchiato con ferocia disumana: calci, pugni, colpi alla testa e al volto, fino a lasciarlo in terra in una pozza di sangue, in fin di vita. Ricoverato al Policlinico Umberto I in condizioni gravissime, con fratture multiple e traumi cranici, l’uomo ha rischiato la vita per giorni. Il movente? Secondo le indagini, uno scambio di persona: il branco avrebbe scambiato la vittima per un militare con cui alcune ragazze legate al gruppo avevano avuto un diverbio poco prima. Un pretesto assurdo per scatenare una violenza cieca contro un passante qualunque, purché italiano.
Le Forze dell’Ordine – che ancora una volta meritano il nostro plauso per il lavoro svolto nonostante le difficoltà – hanno agito con rapidità. Subito dopo l’aggressione sono stati fermati due dei partecipanti: un 18enne egiziano (già con precedenti per rapina, ricettazione, porto d’armi e colpito da un ordine di espulsione non eseguito) e un 20enne tunisino. Il giorno successivo, altri due: un 20enne tunisino con un lungo elenco di reati alle spalle (furto, rapina, lesioni, resistenza a pubblico ufficiale) e un 21enne tunisino clandestino, irregolare sul nostro suolo. Questi ultimi due, dopo il pestaggio, non si erano fermati: si erano spostati verso l’Ostiense, dove avevano molestato una ragazza indifesa, aggredito un cameriere e rapinato un passante dello smartphone. Un’escalation criminale che dimostra quanto questi individui rappresentino un pericolo costante e diffuso.
Ora, a distanza di oltre un mese, l’inchiesta coordinata dal procuratore aggiunto Giuseppe Cascini ha portato all’arresto degli ultimi due complici: due tunisini di 19 anni, entrambi già noti alle forze dell’ordine per altri reati. Uno è stato rintracciato e fermato a Perugia, l’altro era già detenuto nel carcere di Regina Coeli per motivi precedenti, dove gli è stata notificata l’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa sabato 14 febbraio. Salgono così a sei gli arrestati per tentato omicidio volontario in concorso: due 19enni tunisini noti alle forze dell’ordine, un 18enne egiziano, due 20enni tunisini (uno con quel curriculum da incubo), e un 21enne tunisino clandestino. Sei profili che raccontano una storia purtroppo ripetitiva: giovani immigrati, spesso irregolari o con precedenti, che arrivano in Italia e scelgono la via della delinquenza violenta.
Questo caso non è un’eccezione, ma l’ennesimo capitolo di un’emergenza sicurezza che le politiche di accoglienza indiscriminata hanno alimentato per anni. La zona di Termini, l’Esquilino, via Giolitti: quartieri un tempo vivi e sicuri, oggi dominati da bande straniere che agiscono con impunità, sfruttando la nostra ospitalità per colpire cittadini innocenti. Quanti italiani devono ancora finire in rianimazione? Quante famiglie devono vivere nel terrore prima che si decida di invertire la rotta? Rimpatri immediati per gli irregolari, espulsioni accelerate per i pluripregiudicati, controlli rigidi alle frontiere: queste sono le uniche misure in grado di fermare questa deriva. Non possiamo più tollerare che il nostro Paese diventi terra di nessuno per predatori stranieri!
Per chi desidera vedere con i propri occhi i dettagli diffusi da chi segue questi temi con attenzione, ecco il post che ha sintetizzato l’ultimo sviluppo dell’inchiesta:
Roma, salgono a 6 gli arrestati per il pestaggio (quasi a morte) del funzionario del ministero del Made in Italy
👉 due 19enne tunisini già noti alle Forze dell’ordine
👉 un 18enne egiziano
👉 due 20enni tunisini, uno con precedenti per furto, rapina, lesioni e resistenza
👉 un… pic.twitter.com/tgXcm3tawQ— Francesca Totolo (@fratotolo2) February 16, 2026
Restiamo uniti e vigili, cari lettori. La sicurezza degli italiani non è negoziabile. Condividete questo articolo, fate sentire la vostra indignazione: è ora di pretendere un’Italia protetta, non invasa!


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