Pd manifesta in solidarietà ai medici che truccano i certificati per liberare i clandestini
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**Il PD si schiera con i sabotatori dei rimpatri: flashmob a Ravenna per difendere i medici che “salvano” clandestini criminali – Ipocrisia totale mentre l’Italia affonda nel caos**
Ravenna, 16 febbraio 2026 – Aggiornamento shock agli scandali che stiamo denunciando da giorni: mentre l’inchiesta della Procura di Ravenna smaschera sei medici accusati di aver truccato certificati per evitare i CPR a clandestini pericolosi – tra cui molestatori seriali e assassini – il Partito Democratico non trova di meglio che unirsi al coro dei difensori. Oggi, davanti all’ospedale di Ravenna, un flashmob organizzato da gruppi anarchici, frange estreme e antagonisti vedrà la partecipazione del PD locale. Sì, proprio loro: i sedicenti paladini della legalità che ora marciano a braccetto con chi mette a rischio la sicurezza nazionale per un pugno di ideologia buonista. È l’ennesima conferma di un sistema malato che antepone i diritti degli invasori a quelli degli italiani, lasciando liberi delinquenti stranieri a seminare terrore nelle nostre città.
Ricordiamo i fatti, che abbiamo già documentato nei nostri articoli precedenti: questi medici sono indagati per falso ideologico e interruzione di pubblico servizio. Hanno compilato moduli incompleti o inventati, dichiarando “inidonei” al trattenimento clandestini con curricula criminali da brividi. Un senegalese che ha molestato sette donne in un giorno? Libero grazie a un certificato farlocco. L’omicida peruviano di una 19enne? “Salvato” dallo stesso meccanismo. Decine di casi simili, con irregolari rimessi in circolazione a commettere nuovi reati. E ora, invece di indignarsi per le vittime italiane, il PD ravennate annuncia: “Saremo presenti per esprimere vicinanza al personale del reparto di Malattie Infettive, consapevoli del clima di forte pressione che si è creato attorno a professionisti che ogni giorno lavorano nel Servizio sanitario pubblico con competenza e responsabilità”.
Competenza? Responsabilità? Queste parole suonano come una beffa. Il PD, improvvisamente garantista, aggiunge: “Non è accettabile che, prima ancora di qualsiasi accertamento definitivo, si costruiscano narrazioni che rappresentano come responsabili di presunte irregolarità, mettendo in discussione l’intero sistema sanitario pubblico”. Ma quale sistema sanitario? Quello che dovrebbe curare gli italiani, non trasformarsi in un’arma politica per boicottare espulsioni legittime? Nessuna parola sulle sette donne molestate, nessuna sul pericolo per Ravenna e l’Italia intera. Solo difesa cieca di chi, per ideologia, ha liberato soggetti con gravi precedenti, esponendo i cittadini a rischi inaccettabili.
E non è un’iniziativa isolata: il giorno prima, il governatore dell’Emilia-Romagna Michele De Pascale (PD) ha espresso “vicinanza” ai medici indagati. Invece di lodare la magistratura che sta smantellando un sistema fraudolento in una regione rossa fino al midollo, preferisce coccolare i presunti sabotatori. Una posizione che grida vendetta, soprattutto mentre la direzione nazionale del PD attacca il governo per “inefficienza in materia di sicurezza”. Due pesi e due misure? Ipocrisia pura: da un lato accusano l’esecutivo di non fare abbastanza contro l’immigrazione clandestina, dall’altro marciano con chi la favorisce attivamente, tenendo in Italia chi non ha diritto di starci.
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Jacopo Morrone, segretario della Lega Romagna, lo dice senza mezzi termini: “Il PD sul tema sicurezza, sempre più connessa con l’immigrazione clandestina, sta scherzando col fuoco. A Ravenna potrebbe emergere la prova di un sistema doloso, probabilmente diffuso nel territorio nazionale, di false documentazioni mediche per contrastare le politiche migratorie del governo”. Parole che colpiscono nel segno: non è solo Ravenna, è un cancro che si estende, alimentato da reti come quelle dei collettivi no-CPR che da due anni distribuiscono moduli prestampati per dichiarare tutti “inidonei”. E il PD ci marcia dentro, mano nella mano con anarchici e estremisti.
Questo flashmob non è una protesta innocua: è una dichiarazione di guerra alla legalità. È il PD che sceglie di stare dalla parte dei complici dell’invasione, ignorando le vittime italiane per non perdere voti tra i radical chic e i buonisti di professione. Quante altre donne devono subire violenze? Quanti altri quartieri devono diventare invivibili? Il PD, con questa mossa, si rivela per quello che è: un partito che sacrifica la sicurezza nazionale sull’altare dell’ideologia aperta a tutti i costi.
Basta. È ora di esigere responsabilità: indagini estese a livello nazionale, radiazioni immediate per i medici coinvolti, e un taglio netto ai fondi per chi promuove questi sabotaggi. Il PD deve rispondere: da che parte state? Con gli italiani o con i clandestini? La risposta, oggi a Ravenna, è già chiara. E non ci piace affatto.


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