Senza biglietto picchia bambino e spacca le costole a poliziotti
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### Ennesima Violenza Importata: Nigeriano con Permesso di Soggiorno Devasta un Bus a Piacenza e Massacra Due Agenti
Basta girarci intorno: l’immigrazione incontrollata sta trasformando le nostre città in campi minati, dove un semplice controllo su un autobus può sfociare in aggressioni feroci e gratuite contro innocenti e contro chi difende l’ordine pubblico. Oggi a Piacenza, in pieno centro, un nigeriano trentenne – regolarmente in possesso di permesso di soggiorno – ha dato sfogo a una furia animalesca che ha lasciato feriti gravi due agenti della Polizia Locale e terrorizzato passeggeri, tra cui un bambino scaraventato a terra. Questo non è un incidente isolato: è il sintomo evidente di un fallimento sistemico che permette a individui pericolosi di circolare liberi, protetti da un pezzo di carta che non garantisce né integrazione né rispetto per le leggi italiane.
Ecco i fatti, crudi e inconfutabili, come riportati dalle cronache locali e dal post di Francesca Totolo che ha fatto il giro del web:
Piacenza, a bordo di un autobus senza biglietto, prima spintona alcuni passeggeri, facendo cadere a terra un bambino, poi rompe costole e naso a due agenti della polizia locale
👉 arrestato un nigeriano con permesso di soggiorno pic.twitter.com/rtW4WIVCkj
— Francesca Totolo (@fratotolo2) February 16, 2026
Nel primo pomeriggio di oggi, in Piazzale Roma, i controllori Seta hanno sorpreso questo individuo a bordo di un autobus senza biglietto. Invece di collaborare, ha rifiutato di fornire le generalità e di scendere dal mezzo. Nel tentativo di fuggire, ha spintonato con violenza diversi passeggeri: uno di loro, un bambino innocente, è finito a terra, rischiando lesioni ben più gravi. I controllori hanno fermato una pattuglia della Polizia Locale di passaggio, ma l’aggressore non si è fermato: ha respinto gli agenti, ha atteso l’arrivo di una seconda pattuglia e ha scatenato l’inferno. Una testata violenta ha fratturato il naso a un ispettore, provocandogli traumi multipli al volto; poi, cadendo intenzionalmente su un altro agente, gli ha spezzato diverse costole. Solo l’intervento di rinforzi, inclusa la Polizia di Stato, ha permesso di immobilizzarlo e arrestarlo, portandolo al comando di via Rogerio. I due agenti feriti sono stati trasportati in ospedale con prognosi serie: giorni di degenza, dolore lancinante e conseguenze che potrebbero durare mesi.
Questo nigeriano non è un irregolare appena arrivato: ha un permesso di soggiorno, quindi teoricamente “integrato”. Eppure, non paga un biglietto, rifiuta l’autorità, aggredisce con ferocia chi rappresenta lo Stato e mette in pericolo la vita di un minore. È questo il frutto delle politiche di accoglienza indiscriminata? È questo il “contributo” che ci viene imposto di celebrare? Quante volte dobbiamo leggere di aggressioni su mezzi pubblici – a Roma, Milano, Torino, e ora Piacenza – prima di ammettere che il problema non è sporadico, ma strutturale?
Le fonti locali lo confermano senza giri di parole: l’uomo, trentenne, regolare sul territorio, ha reagito con una violenza premeditata e brutale al semplice tentativo di far rispettare regole elementari. Non è un caso di “povertà” o “disperazione”: è arroganza, è rifiuto totale delle norme che regolano la convivenza civile. E mentre i nostri agenti rischiano la pelle per un controllo sul bus, chi delinque resta spesso protetto da status che dovrebbero essere revocati immediatamente in caso di reati gravi.
È ora di smetterla con le ipocrisie. Servono misure drastiche e immediate: revoca automatica del permesso di soggiorno per chiunque commetta reati violenti, espulsione rapida verso il Paese d’origine, controlli serrati su chi beneficia di protezione internazionale. Non possiamo più tollerare che le nostre città diventino teatri di guerriglia urbana importata, che i nostri figli corrano rischi su un autobus per colpa di politiche fallimentari, che le forze dell’ordine paghino con il sangue il prezzo dell’integrazione mancata.
Piacenza oggi è l’ennesima vittima di questo disastro annunciato. Domani potrebbe essere la vostra città, il vostro quartiere, il vostro familiare. Svegliamoci prima che sia irreversibile: l’Italia non è un laboratorio sociale per esperimenti multiculturali falliti. È il nostro Paese, e va difeso con fermezza, senza più tentennamenti. Basta aggressioni, basta impunità: rimpatri e sicurezza, subito!


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