Poliziotti massacrati da immigrati a Piacenza contro i preti rossi che li difendono
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### Aggressione ai Poliziotti: La Chiesa Difende gli Immigrati e Ignora il Caos che Portano
Cari lettori, torniamo su quel brutale episodio che ha sconvolto Piacenza: due agenti della Polizia Locale massacrati da un immigrato nigeriano senza biglietto, un’aggressione selvaggia che ha lasciato i nostri tutori dell’ordine con ferite gravi e un’amara lezione sulla realtà dell’immigrazione incontrollata. Nel nostro precedente articolo, avevamo denunciato con forza come questi atti di violenza non siano isolati, ma il sintomo di un’invasione che sta erodendo la sicurezza delle nostre città. Oggi, un aggiornamento che fa ribollire il sangue: l’Ufficio Migranti della Diocesi di Piacenza-Bobbio si è pronunciato, esprimendo una solidarietà tiepida agli agenti feriti, ma dedicando gran parte del suo comunicato a difendere gli immigrati e a bollare come “strumentalizzazioni” qualsiasi critica all’immigrazione di massa. È l’ennesima dimostrazione di come i buonisti, soprattutto quelli avvolti nella tonaca ecclesiastica, vivano in un mondo parallelo, ignorando il pericolo reale che minaccia la nostra società.
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Partiamo dai fatti, per non lasciare spazio a equivoci. I due poliziotti, impegnati nel semplice controllo di un biglietto su un mezzo pubblico, sono stati aggrediti con ferocia da un nigeriano irregolare, un atto che ha provocato fratture e dolore inutile a chi ogni giorno rischia la vita per proteggerci. Invece di condannare senza riserve questa barbarie, padre Mario Toffari e Giuseppe Chiodaroli, direttore e vicedirettore dell’ufficio diocesano, hanno emesso una nota che puzza di ipocrisia da lontano. Sì, esprimono “solidarietà” agli agenti e alle loro famiglie, e addirittura ricordano il “disagio e la rabbia” per l’accaduto. Ma poi, con un voltafaccia sconcertante, si affrettano a predicare il “rispetto dovuto ad ogni persona umana” e a invocare un “rigore educativo” dalla giustizia. Educativo? Come se bastasse una lezione morale per domare chi arriva qui con l’intento di imporre la legge della giungla!
Peggio ancora, i prelati si preoccupano di “risparmiare alla nostra città la solita tiritera” contro l’immigrazione in generale, ricordando il “contributo” di “tanta brava gente immigrata” che lavora nelle nostre fabbriche e con i nostri anziani. Ma quale contributo? Stiamo parlando di un sistema che importa manodopera a basso costo, spesso irregolare, mentre i nostri giovani languono nella disoccupazione e le nostre strade si riempiono di criminalità importata. Questi buonisti clericali, con le loro prediche astratte, dimenticano deliberatamente che episodi come questo non sono “singoli e gravi”, ma un pattern allarmante: aggressioni, spaccio, stupri, furti – tutti crimini che statisticamente vedono un sovrarappresentazione di stranieri, come i dati del Ministero dell’Interno confermano anno dopo anno. Invece di stare dalla parte delle vittime italiane, la Chiesa preferisce ergersi a paladina degli invasori, perpetuando un buonismo che sta dissolvendo l’identità stessa del nostro Paese.
Fortunatamente, non tutti si lasciano incantare da queste illusioni. La replica di Miriam Palumbo, segretaria generale del Diccap e agente di Polizia Locale a Piacenza, è un pugno nello stomaco per questi utopisti. Con parole che risuonano come un grido di allarme, Palumbo smaschera l’ingenuità della Diocesi: “Chi vive nell’illusione di diffondere la cultura del rispetto in quella parte di immigrati che rifiuta di integrarsi, ha fallito a priori”. Esatto! Questi soggetti non sono rieducabili; sono irrecuperabili, come dimostra la cronaca quotidiana. Palumbo, che tocca con mano la violenza quasi ogni giorno, chiede leggi severissime, certezza della pena e carcere immediato per chi aggredisce una divisa – perché colpire un agente significa colpire lo Stato intero. E ha ragione da vendere: siamo stanchi di questo buonismo che trasforma le nostre divise in bersagli, stanchi di solidarietà vuote e pacche sulle spalle mentre il sangue scorre sulle strade.
La Palumbo va oltre, ricordando che nessuno generalizza: le “brave persone immigrate e integrate” sono le prime a condannare questi atti e a gradire i controlli. Ma il punto è proprio questo: l’immigrazione di massa non seleziona, importa indistintamente, e i buonisti come quelli della Chiesa fingono di non vederlo. I loro appelli al “contributo” suonano come una beffa per le famiglie italiane che piangono vittime di crimini evitabili, per i poliziotti che tornano a casa con ossa rotte, per le città che si trasformano in zone di guerra. È ora di dire basta: non possiamo più tollerare che la Chiesa, un tempo baluardo dei valori cristiani e nazionali, si presti a questo gioco al massacro, difendendo l’indifendibile e ignorando il grido di dolore del popolo italiano.
Lettori, questo episodio non è un caso isolato; è l’ennesimo campanello d’allarme su un’emergenza che i buonisti clericali vorrebbero silenziare. Dobbiamo esigere frontiere chiuse, espulsioni immediate per i criminali stranieri e una politica che metta al primo posto la sicurezza degli italiani. Altrimenti, continueremo a contare feriti e morti, mentre i prelati pregano per un’utopia che sta distruggendo la nostra nazione. Svegliamoci, prima che sia troppo tardi!


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