Rapimento a Bergamo, il migrante al magistrato: ‘pensavo fosse un peluche’

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By V febbraio 18, 2026 13:11

Rapimento a Bergamo, il migrante al magistrato: ‘pensavo fosse un peluche’

Abbiamo importato masse di squilibrati.

**Aggiornamento choc sul tentato rapimento di Bergamo: «Non sapevo se fosse una bimba o un peluche». E noi dovremmo crederci?**

BERGAMO, 18 febbraio 2026 – È passata appena qualche giorno dall’orrore consumatosi all’uscita di un supermercato di via Corridoni, dove un uomo di 47 anni ha strappato con violenza una bambina di un anno e mezzo dalle braccia della madre, fratturandole il femore in una scena da incubo ripresa dalle telecamere di sorveglianza. E oggi, davanti al gip Michele Ravelli, arriva la “spiegazione” che lascia sgomenti e indignati: «Non sapevo se fosse una bambina o un peluche».

Sì, avete letto bene. L’aggressore – un ucraino di 47 anni, già in carcere per tentato sequestro di persona aggravato e lesioni aggravate – ha avuto il coraggio di pronunciare questa frase surreale durante l’interrogatorio di convalida. Una bambina in carne e ossa, urlante, strattonata con tale brutalità da riportare una frattura gravissima, ridotta nella sua mente malata a un oggetto di pezza indistinguibile? E poi, dopo aver buttato lì questa perla di delirio, l’uomo ha scelto la via più comoda: avvalersi della facoltà di non rispondere, lasciando la pm Giulia Angeleri e l’intera opinione pubblica senza una sola motivazione logica per un gesto che ha del mostruoso.

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La difesa, rappresentata dall’avvocato Erica Pasinetti, già annuncia la possibilità di un incidente probatorio per verificare se al momento dei fatti l’uomo fosse capace di intendere e di volere. Tradotto: si prepara la strada per invocare il classico “disturbo psichico”, l’alibi che troppo spesso trasforma orrendi crimini in episodi di “malattia” da compatire invece che da punire con la massima severità.

Ma fermiamoci un attimo. Una bambina di un anno e mezzo, innocente e indifesa, viene aggredita in pieno giorno, in un luogo affollato, davanti agli occhi dei genitori terrorizzati. La piccola finisce in ospedale con il femore spezzato, segnata per sempre da un trauma fisico e psicologico. E la risposta dell’autore del gesto è questa battuta da film dell’orrore? «Non sapevo se fosse una bimba o un peluche». È grottesco, è offensivo, è inaccettabile.

Quante volte dobbiamo assistere a scene simili, con protagonisti individui provenienti da contesti di instabilità, spesso arrivati nel nostro Paese senza controlli adeguati, senza integrazione reale, senza che nessuno si sia preoccupato di verificare chi davvero varcasse i nostri confini? Quante famiglie italiane dovranno continuare a vivere nella paura che il prossimo sconosciuto, magari senza fissa dimora e con un passato opaco, decida di sfogare i propri demoni su un bambino qualunque?

Non è più tollerabile. Non è più accettabile che la cronaca quotidiana ci consegni casi del genere e che la risposta sia sempre la stessa: silenzio dell’indagato, perizia psichiatrica in arrivo, carcere “cautelare” che spesso diventa solo una parentesi. Serve giustizia vera, pene certe e severe, ma soprattutto serve una politica migratoria che smetta di essere permissiva e buonista. Perché dietro ogni “non sapevo” o “non ricordo” si nasconde il rischio concreto che la prossima vittima sia un altro figlio italiano, strappato per un attimo alla sua famiglia da mani estranee e violente.

La piccola di Bergamo ora è al sicuro, ma porta sul corpo e nell’anima il segno di quella violenza assurda. I suoi genitori sono distrutti, come lo siamo tutti noi che leggiamo queste righe. E mentre loro cercano di ricostruire un senso di normalità, noi non possiamo più fingere che sia “solo un caso isolato”. È il sintomo di un problema molto più grande, che la politica continua a ignorare a nostro rischio e pericolo.

Basta alibi. Basta peluche. Vogliamo sicurezza per i nostri bambini, punto.

Rapimento a Bergamo, il migrante al magistrato: ‘pensavo fosse un peluche’ ultima modifica: 2026-02-18T13:11:57+00:00 da V
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