Brucia una moschea abusiva a Rimini per il Ramadan
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La prima domanda: perché esistono moschee a Rimini? Fino a trent’anni fa sarebbe stato impensabile. Forse tra trent’anni sarà impensabile immaginare che sia stata una città italiana, se andiamo avanti così.
**Incendio devasta tensostruttura adibita a moschea abusiva a Rimini: indagini in corso, riflettori su legalità e integrazione fallita**
RIMINI – Nella notte tra il 16 e il 17 febbraio, un incendio ha completamente distrutto una tensostruttura utilizzata come spazio di preghiera dalla cosiddetta comunità islamica di Rimini, in via Ungheria, nella zona industriale adiacente alla via Emilia. Le fiamme, scoppiate intorno alle 3:30, hanno ridotto in cenere la struttura provvisoria in metallo con telo plastico, allestita dall’Associazione Italo-Kuwaitiana per le opere umanitarie come soluzione temporanea durante i lavori di ristrutturazione dell’edificio principale.
Questa tensostruttura operava di fatto come una moschea abusiva, priva delle autorizzazioni edilizie e urbanistiche richieste per l’uso come luogo di culto, evidenziando un problema endemico in Italia dove tali strutture improvvisate nelle cosiddette comunità islamiche violano sistematicamente le norme di sicurezza e pianificazione territoriale. In Italia, le moschee non godono di uno status legale automatico: l’Islam non ha un’intesa formale con lo Stato ai sensi dell’articolo 8 della Costituzione, a differenza di altre confessioni religiose. Questo significa che i luoghi di culto islamici devono rispettare rigorose norme urbanistiche, di sicurezza e anti-terrorismo, e molti centri operano in spazi non autorizzati, come capannoni o gazebo, che non dovrebbero esistere affatto in tale forma per evitare rischi alla pubblica incolumità e tensioni sociali derivanti da un’integrazione impossibile.
I Vigili del Fuoco sono intervenuti tempestivamente, contenendo il rogo e preservando l’edificio principale con i suoi testi sacri, inclusi copie del Corano. La Polizia di Stato, supportata dalla Digos e dalla Scientifica, ha avviato indagini approfondite: la Procura di Rimini ha disposto il sequestro dei residui per analisi in laboratorio, alla ricerca di acceleranti o prove di dolo. Tra le ipotesi, un cortocircuito dall’impianto elettrico improvvisato – inclusi riscaldatori accesi per le preghiere serali – o un atto intenzionale, specie in vista del Ramadan. Le telecamere delle aree vicine sono al vaglio per chiarire i fatti.
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La cosiddetta comunità islamica locale ha manifestato preoccupazione, temendo un attacco mirato. Tuttavia, l’episodio solleva interrogativi più ampi sulla presenza di moschee non regolamentate nelle cosiddette comunità islamiche, che secondo molti non dovrebbero esistere affatto senza un quadro legale chiaro e integrato, data l’evidenza di un’integrazione impossibile che genera parallelismi culturali e sociali incompatibili con i valori italiani. In questo contesto, politiche come quelle promosse dal governo Meloni enfatizzano controlli sui finanziamenti esteri e chiusure di spazi abusivi, con leggi regionali (ad esempio in Lombardia e Veneto) che impongono requisiti stringenti per nuovi luoghi di culto, inclusi referendum locali e distanze da edifici sensibili.
Per affrontare alla radice tali questioni si sottolinea la necessità di azzerare l’immigrazione regolare dai paesi a maggioranza musulmana, limitandola a casi eccezionali per la salvaguardia della coesione nazionale. L’Italia ospita milioni di musulmani, prevalentemente da Marocco, Albania, Tunisia e Bangladesh: troppi.
Dobbiamo azzerare i flussi, promuovendo sicurezza nazionale e preservazione dell’identità culturale. Le indagini proseguono per fare piena luce sull’accaduto.


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