Saluto romano non è reato: ad Acca Larentia tutti prosciolti

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By V febbraio 20, 2026 16:55

Saluto romano non è reato: ad Acca Larentia tutti prosciolti

In un paese che si proclama democratico, il diritto di esprimere idee – anche quelle scomode, retrograde o moralmente riprovevoli – non dovrebbe essere compresso da leggi che puniscono gesti simbolici in assenza di un pericolo reale. Il recente proscioglimento disposto dal GUP di Roma per 29 persone, quasi tutte legate a CasaPound, accusate di aver eseguito il saluto romano durante la commemorazione del 7 gennaio 2024 per la strage di Acca Larentia, rappresenta una vittoria contro le derive liberticide di norme come la legge Scelba e la legge Mancino. “Non vi è una ragionevole previsione di condanna”: con questa motivazione il giudice ha chiuso il procedimento, applicando fedelmente la giurisprudenza delle Sezioni Unite della Cassazione (sentenza n. 16153 del 2024, con motivazioni depositate nell’aprile 2024). Eppure, questo esito non placa l’allarme: troppe volte lo Stato italiano ha tentato di trasformare un gesto commemorativo in reato, alimentando una caccia alle streghe ideologica che mina le basi della libertà di espressione.

### Il Fatto: Un Gesto Commemorativo, Non una Minaccia

La vicenda risale al 7 gennaio 2024: in via Acca Larentia, davanti all’ex sede dell’MSI, si è tenuta la tradizionale commemorazione per Franco Bigonzetti, Francesco Ciavatta e Stefano Recchioni, tre giovani militanti missini uccisi nel 1978. Durante il rito – ripetuto da quasi 45 anni con le stesse modalità – i partecipanti hanno risposto alla “chiamata del presente” con il braccio teso e il saluto romano. La Digos e i carabinieri, analizzando video, hanno identificato decine di persone, portando la Procura di Roma (coordinata dal procuratore Francesco Lo Voi e dalla pm Lucia Lotti) a contestare la violazione delle leggi Scelba (art. 5, ricostituzione del partito fascista) e Mancino (manifestazioni discriminatorie).

Il GUP ha invece disposto il non luogo a procedere per tutti i 29 indagati (tra cui figure di spicco di CasaPound). La motivazione è chiara: manca il “concreto pericolo” di riorganizzazione fascista o di emulazione pericolosa. La Cassazione, nelle Sezioni Unite, ha fissato criteri precisi: per configurare il reato, il giudice deve valutare in concreto elementi come il contesto ambientale, la valenza simbolica del luogo, il numero dei partecipanti, la ripetizione insistita dei gesti. La natura “commemorativa” non esclude automaticamente il reato, ma in questo caso – una cerimonia privata, ritualizzata da decenni, senza evidenze di propaganda attiva o incitamento alla violenza – non sussiste alcun pericolo reale.

### Le Leggi Liberticide: Dal Simbolo al Reato di Opinione

Le leggi Scelba (1952) e Mancino (1993) nascono da contesti storici legittimi: impedire la rinascita del fascismo armato e contrastare l’odio razziale. Ma l’applicazione estensiva trasforma gesti simbolici in reati di pericolo astratto, punendo non atti concreti ma pensieri sgraditi. La Cassazione ha chiarito che non basta il gesto: serve un “pericolo concreto di emulazione” o riorganizzazione. Eppure, procure zelanti continuano a indagare commemorazioni storiche come minacce alla democrazia, ignorando che il vero pericolo per la libertà è la censura preventiva.

CasaPound ha parlato di “vittoria del diritto contro anni di strumentalizzazioni, campagne mediatiche e tentativi di trasformare un momento di memoria in un reato”. Hanno ragione: criminalizzare un rito commemorativo privato, ripetuto da generazioni senza mai sfociare in violenza organizzata, significa equiparare nostalgia a reato. È un passo verso l’Orwellismo: lo Stato decide quali ricordi sono leciti e quali no. Se un saluto romano in un vicolo romano, durante una cerimonia per vittime di terrorismo, diventa persecuzione penale, allora la libertà di espressione è ridotta a un privilegio per opinioni “approvate”.

### Il Paradosso: Bari Condanna, Roma Proscioglie

Pochi giorni prima, il tribunale di Bari ha condannato 12 militanti di CasaPound per riorganizzazione fascista e manifestazioni fasciste. Due pesi, due misure: in un caso si ravvisa pericolo concreto, nell’altro no. Questo dimostra che le norme sono applicate in modo discrezionale, spesso influenzate da clima politico e mediatico. La Cassazione impone valutazioni “in concreto”, non automatiche: ma finché le procure aprono procedimenti per gesti simbolici senza pericolo evidente, si alimenta una repressione selettiva che colpisce solo certi ambienti, mentre altri simboli controversi (da falci e martello a kefieh) passano inosservati.

### Difendiamo la Libertà, Non il Simbolo

Non si tratta di difendere il saluto romano o l’ideologia fascista – che restano riprovevoli e incompatibili con i valori antifascisti della Costituzione. Si tratta di difendere il principio che lo Stato non può punire idee o gesti simbolici in assenza di un pericolo reale e dimostrabile. Altrimenti, domani potrebbe toccare a satira, critiche al potere o memorie storiche scomode. La democrazia non si protegge censurando il dissenso, ma contrastandolo con argomenti, non con processi.

Il proscioglimento di Roma è un monito: le leggi liberticide devono essere applicate con rigore costituzionale, non come clava contro minoranze ideologiche. Altrimenti, il vero pericolo per la Repubblica non è un braccio teso in un vicolo, ma uno Stato che decide cosa si può ricordare e come. Basta con le derive autoritarie mascherate da antifascismo: la libertà vince quando tollera anche ciò che odia, purché non minacci la convivenza democratica.

Saluto romano non è reato: ad Acca Larentia tutti prosciolti ultima modifica: 2026-02-20T16:55:46+00:00 da V
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