Banditi armati sequestrano e picchiano i proprietari: «Ci aspettavano in casa»
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L’Europa senza frontiere. Fare base in Romania e venire qui e poi tornare indietro. Senza problemi e controlli perché i confini non ci sono più.
**L’INCUBO NON HA FINE: BANDE ARMATE DALL’EST EUROPA COLPISCONO ANCORA NEL CUORE DEL VENETO. IMPRENDITORI ITALIANI SEQUESTRATI, PICCHIATI E DERUBATI IN CASA PROPRIA A FONTANIVA**
Fontaniva (Padova) – Torna, più feroce e spietato che mai, il terrore delle rapine in villa nell’Alta Padovana. Giovedì 19 febbraio, alle 19.30, una coppia di onesti imprenditori italiani è stata assalita nella propria abitazione da tre banditi armati, professionisti del crimine con accento dell’Europa dell’Est. Un agguato pianificato nei minimi dettagli, un’ora di puro incubo per Florinda Bortolazzo, 64 anni, e il marito Giampietro Nicolini, 64 anni, titolari di un’impresa di autodemolizioni e recupero rottami metallici.
I fatti sono agghiaccianti. La signora Bortolazzo stava rientrando dal lavoro, a pochi passi dall’azienda di famiglia. Ha aperto il cancello elettrico della villa e, in un attimo, tre figure con passamontagna e una pistola in pugno le sono piombate addosso. «Ci aspettavano da ore, almeno due» ha raccontato ancora sconvolta la vittima ai carabinieri. Il marito, che preparava la cena in casa, ha urlato alla vista degli intrusi: breve colluttazione, poi entrambi legati, imbavagliati e picchiati. I banditi hanno rivoltato la casa come un guanto cercando la cassaforte. Non trovandola subito, hanno continuato a minacciare la coppia sotto tiro fino a ottenere combinazione e posizione. Dentro c’erano contanti e gioielli di famiglia: un bottino di circa 10 mila euro. Alle 20.30 i tre se ne sono andati, lasciando i due imprenditori stretti alle sedie, terrorizzati ma vivi. Solo alle 21 i coniugi sono riusciti a liberarsi e a dare l’allarme ai carabinieri della Compagnia di Cittadella.
Un’azione da manuale: meticolosa, silenziosa, violenta al punto giusto. Poche parole, modi da professionisti rodati, pronti a tutto. E quell’accento dell’Europa dell’Est che non lascia dubbi sull’origine di questi predoni. Non è un episodio isolato, è l’ennesimo capitolo di un assedio che sta trasformando l’Alta Padovana in una zona di guerra per chi lavora onestamente. Solo un’ora prima, nello stesso comune, nel quartiere Resistenza, un furto in abitazione era stato sventato per un soffio. Due settimane fa, nel quartiere dei Fiori, un professore in pensione aveva sorpreso due ladri che gli svuotavano la casa: strattonato e lasciato lì, mentre i malviventi fuggivano a mani vuote dopo giorni di appostamenti sospetti.
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I residenti vivono con il fiato sospeso. Gruppi WhatsApp “Sos Ladri” si moltiplicano, ronde di quartiere si organizzano al tramonto, il Comune promette il “Controllo del vicinato”. Ma la domanda è una sola: fino a quando? Questi criminali stranieri non arrivano dal nulla. Sono il risultato diretto di anni di politiche migratorie lassiste, di confini porosi, di un’Europa che apre le porte senza controllare chi entra davvero. Gang est-europee specializzate in rapine in villa girano libere nel Nordest, colpiscono imprenditori italiani che producono ricchezza, posti di lavoro, futuro per le nostre famiglie. Gente come i Nicolini, sessantenni che si spaccano la schiena da una vita con un’attività pulita, ora costretti a dormire con la paura nel cuore.
Le indagini dei carabinieri procedono a 360 gradi: telecamere, impronte, DNA. Ma il problema non si risolve solo con le indagini. È un’emergenza nazionale che grida vendetta. Mentre gli italiani pagano tasse e rispettano le regole, questi delinquenti importati considerano le nostre province un supermarket a cielo aperto. La villa blindata, i cani da guardia, la vicinanza all’azienda: niente ha fermato l’assalto. La coppia, senza ferite gravi fisiche, porta invece un trauma psicologico che non si cancella. Ieri mattina sono usciti presto, hanno lavorato, sono rientrati nel pomeriggio tentando di riprendere una parvenza di normalità. Ma Fontaniva si è svegliata nel panico. E con lei tutto il Veneto laborioso.
Basta girarsi dall’altra parte. Non possiamo più accettare che onesti cittadini italiani vivano nel terrore nelle loro case perché lo Stato non ha il coraggio di chiudere i rubinetti dell’immigrazione incontrollata e di espellere con fermezza chi viene qui solo per rubare e violentare la nostra tranquillità. L’Alta Padovana è sotto attacco. Gli imprenditori sono nel mirino. Le famiglie sono esposte. È ora di dire basta con durezza: più controlli reali alle frontiere, più espulsioni immediate per i criminali stranieri, più risorse alle forze dell’ordine per proteggere chi produce, chi crea, chi è italiano. Altrimenti questo non sarà più un incubo occasionale. Diventerà la nuova, amara realtà di un Paese che ha smesso di difendersi.


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