Disabile trascinata in palazzo occupato e violentata
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**Orrore a Latina: immigrato ivoriano trascina e violenta una ragazza disabile in un palazzo occupato da stranieri. Solo 6 anni di carcere per un crimine che grida vendetta.**
Latina, 21 febbraio 2026 – L’ennesima, agghiacciante pagina di cronaca nera che vede protagonista un immigrato africano si è chiusa ieri in Tribunale con una sentenza che lascia l’amaro in bocca e accende un campanello d’allarme assordante. Ismail Bamba, 28enne originario della Costa d’Avorio, è stato condannato a **sei anni di reclusione** per violenza sessuale aggravata ai danni di una ragazza italiana di 19 anni (all’epoca dei fatti) affetta da deficit di apprendimento e socializzazione. Sei anni. Per aver trascinato una giovane vulnerabile in un fabbricato abitato da altri immigrati, aver ignorato le sue lacrime e le sue suppliche, e averla stuprata con premeditazione.
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I fatti risalgono al 12 agosto 2020, nella zona di via Romagnoli a Latina. Bamba aveva conosciuto la vittima, le aveva chiesto il numero e l’aveva contattata su WhatsApp. Il giorno dopo, con la scusa del caldo e della necessità di “stare freschi”, l’ha attirata in quello che si è rivelato una trappola: un edificio occupato da circa venti immigrati. Lì l’ha presa per mano, l’ha baciata, l’ha palpeggiata nonostante lei gli ripetesse più volte di lasciarla andare. La ragazza, confusa e terrorizzata, non riusciva nemmeno a chiamare la madre. Lui ha continuato imperterrito, arrivando a usare una crema lubrificante per non lasciare tracce, e ha consumato un rapporto sessuale completo. La giovane piangeva e implorava: «Piangevo e gli chiedevo di smetterla». Lui l’ha bloccata su WhatsApp subito dopo, sostenendo di essersi accorto del suo deficit mentale.
Un atto di una ferocia e di una vigliaccheria inaudite. La vittima, già segnata da una condizione di fragilità certificata, è stata approfittata proprio nella sua minorata capacità di difesa: circostanza aggravante riconosciuta dal pm Giuseppe Miliano, che aveva chiesto **otto anni**. Il Tribunale (giudici La Rosa, Mongillo e Ciccone) ha invece optato per sei, riconoscendo comunque la costituzione di parte civile della ragazza – assistita dagli avvocati Giuliana Marano e Nicodemo Gentile – con risarcimento da liquidarsi in sede civile. La difesa, guidata dall’avvocato Giovanni Codastefano, ha tentato fino all’ultimo la carta dello “scambio di persona”, sostenendo che Bamba non avesse le dreadlocks descritte da qualcuno. Una linea che il collegio ha respinto, condannando l’imputato.
Ma la domanda che ogni italiano onesto si pone è una sola: **è questa la giustizia che meritano le nostre figlie?** Sei anni per aver distrutto la vita di una ragazza disabile, per aver trasformato un quartiere di Latina in un luogo di pericolo, per aver confermato ancora una volta che certi quartieri “multiculturali” diventano di fatto zone franche dove le regole italiane non valgono più. Un palazzo pieno di immigrati, una vittima fragile, un’aggressione premeditata e brutale: il copione è tristemente noto, si ripete da anni in tutta Italia.
Questo non è un caso isolato. È l’effetto prevedibile e devastante di un’immigrazione incontrollata che abbiamo subito per decenni, senza filtri, senza controlli, senza il coraggio di dire basta. Mentre le nostre ragazze – soprattutto le più deboli – pagano il prezzo più alto, la macchina giudiziaria continua a sfornare sentenze miti, ricorsi annunciati e scarcerazioni anticipate. Bamba uscirà tra pochi anni, forse anche prima per buona condotta o indulti vari. La sua vittima, invece, porterà per sempre le cicatrici di quel pomeriggio d’agosto.
È ora di svegliarsi. È ora di mettere al primo posto la sicurezza degli italiani, delle nostre donne, dei nostri ragazzi più fragili. Basta con i buoni samaritani a spese nostre. Basta con i fabbricati trasformati in fortini di stranieri. Basta con questa giustizia che sembra più preoccupata di tutelare i diritti dell’aggressore che di difendere la vittima. Latina, come tante altre città, non può più permettersi di diventare terreno di caccia per chi arriva da fuori e non ha alcun rispetto per la nostra terra e per la nostra gente.
Il messaggio deve essere chiaro, forte, inequivocabile: chi viene in Italia e commette certi orrori deve essere espulso immediatamente dopo aver scontato la pena – ammesso che la sconti davvero – e non deve più rimetterci piede. La protezione dei più deboli non è un optional: è il primo dovere di uno Stato serio. Fino a quando non lo capiremo, continueremo a contare vittime e a leggere sentenze che insultano il buon senso. E l’allarme, oggi più che mai, è rosso sangue.


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