La toga pro-clandestini fa campagna nel circolo PD contro il referendum

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By V febbraio 22, 2026 18:46

La toga pro-clandestini fa campagna nel circolo PD contro il referendum

**Silvia Albano, la toga rossa che fa campagna nel circolo PD contro il referendum e poi inveisce contro la “delegittimazione” della magistratura: ipocrisia allo stato puro**

È l’ennesimo capitolo della commedia grottesca che vede una parte della magistratura italiana trasformarsi in partito politico, campagna elettorale e opposizione extra-parlamentare, mentre continua a indossare la toga e a godere dell’indipendenza e dell’inamovibilità che la Costituzione garantisce proprio per evitare questo scempio.

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Silvia Albano, presidente della Diciottesima sezione civile del Tribunale di Roma (quella che si occupa di immigrazione), leader indiscussa di Magistratura Democratica e una delle figure più esposte della corrente di sinistra togata, negli ultimi mesi ha scelto di buttarsi a capofitto nel dibattito pubblico. Ma lo fa sempre dalla stessa parte della barricata: quella del No al referendum sulla giustizia del 22-23 marzo, quella contro il governo Meloni, quella pro-migranti e pro-Ong.

Pochi giorni fa era ospite in un circolo PD (Ponte Milvio, Roma) per fare campagna contro il Sì. Oggi, 22 febbraio 2026, è sul Corriere della Sera con un’intervista in cui si dice «molto preoccupata, come cittadina e come magistrata» per la «opera quotidiana di delegittimazione della magistratura» che «lascerà macerie». Parole che suonerebbero quasi condivisibili se non provenissero da chi, pochi giorni prima, era proprio in sezione PD a fare campagna referendaria.

La contraddizione è lampante: da un lato grida all’attacco alla democrazia e all’indipendenza della magistratura, dall’altro partecipa a iniziative di partito per influenzare il voto referendario. Da un lato si scandalizza per chi critica i giudici, dall’altro si schiera apertamente con chi vuole mantenere lo status quo: carriere unite, CSM eletto dalle correnti, mancanza di un’autentica disciplina esterna.

Albano nel suo intervento al Corriere arriva a dire: «Non si può chiedere alla magistratura di non continuare a fare il proprio lavoro, applicando la legge in modo imparziale nei confronti di tutti. Se le si chiedesse di non fare questo per non “ostacolare le politiche del governo” sarebbero i diritti di tutti a essere in pericolo». Peccato che la stessa Albano, nella sua sezione, abbia sistematicamente bloccato i trasferimenti in Albania, concesso permessi e protezioni a immigrati irregolari pluripregiudicati, e applicato una lettura della legge che spesso appare più politica che giuridica.

Basta guardare le sentenze della Diciottesima civile di Roma sotto la sua influenza:
– risarcimenti a clandestini violenti (700 euro all’algerino con 23 condanne per pestaggio di donna, 18.000 euro al pakistano respinto in Slovenia per “trattamenti inumani”);
– blocco dei trattenimenti in Albania (con motivazioni come “vita familiare lesa” per chi ha perso la patria potestà per violenza);
– revoca di fermi a navi Ong che forzano i porti.

È davvero “applicazione imparziale della legge” o è militanza giudiziaria contro le politiche del governo?

E poi c’è la ciliegina: Albano è tra i giudici più attivi nella campagna No al referendum. Non si limita a opinioni personali espresse in privato: partecipa a eventi di partito, firma appelli, scrive interventi. Eppure poi si scandalizza se qualcuno dice che esiste una magistratura di sinistra che fa opposizione al governo. «È un’affermazione profondamente sbagliata», dice al Corriere. Ma i fatti dicono il contrario: quando una giudice di Md va in sezione PD a fare campagna referendaria, quando blocca sistematicamente le espulsioni e i trattenimenti, quando difende Ong che violano i confini, allora sì, quella è opposizione politica travestita da applicazione della legge.

Il paragone con Iolanda Apostolico è inevitabile: anche lei manifestò contro il blocco della Diciotti nel 2018, anche lei finì al centro di polemiche per comportamento inopportuno. Si dimise dalla magistratura, ma il messaggio rimase: alcuni giudici ritengono di poter fare politica con la toga.

La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo lo dice chiaro: «Justice must not only be done, but must also be seen to be done». Un giudice non deve solo essere imparziale, deve anche apparire tale. Partecipare a eventi di partito per influenzare un referendum, scrivere libri o interventi contro riforme costituzionali, bloccare sistematicamente le politiche migratorie del governo eletto: tutto questo mina la fiducia dei cittadini nella magistratura molto più di qualsiasi critica.

Il referendum del 22-23 marzo è proprio la risposta a questa deriva: Sì per separare le carriere (pm non più padroni dei giudici), sorteggiare il CSM (basta correnti che nominano i loro), istituire l’Alta Corte disciplinare (punizioni reali per chi usa la toga come arma politica).

Gli ultimi sondaggi danno il Sì avanti (58-63% tra i probabili votanti). Ma serve una vittoria schiacciante.

Andate a votare in massa il **22 e 23 marzo**. Portate familiari, amici, vicini. Fate vedere che gli italiani non accettano più giudici che fanno campagna nei circoli PD contro il referendum e poi si lamentano della “delegittimazione”. Votare Sì è dire basta a chi insulta (“Topo Gigio”), accusa di malafede, libera stupratori e clandestini pericolosi, e condanna l’Italia a risarcire chi la aggredisce.

Il 22 marzo, Sì schiacciante per un’Italia con una giustizia imparziale, non militante. La pacchia è finita – per le toghe rosse che fanno politica con la toga! Andate a votare Sì. Tutti. Ora!

La toga pro-clandestini fa campagna nel circolo PD contro il referendum ultima modifica: 2026-02-22T18:46:10+00:00 da V
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By V febbraio 22, 2026 18:46
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