Prete massacrato dai maranza li perdona: “È il loro modo di chiedere aiuto”
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**L’ennesimo schiaffo alla nostra Italia: i maranza di seconda generazione picchiano un parroco e i buonisti corrono a giustificarli**
Trani, 14 dicembre. Mentre l’Italia intera cerca ancora di riprendersi dall’ennesima estate di violenze urbane, ecco che a Trani un gruppo di “ragazzi” – leggasi maranza di seconda generazione – decide di alzare il tiro e aggredisce un prete. Don Enzo Ceglie, parroco della chiesa degli Angeli Custodi, è stato preso a pugni in faccia solo perché ha osato difendere un giovane preso di mira da una gang che lanciava petardi come se la città fosse loro.
Il sacerdote ha impedito a questi bulli di fare irruzione nella casa canonica. Risposta? Pugni sul volto. Pugni veri, non metaforici. Don Enzo è finito al Dimiccoli di Barletta per accertamenti, con il viso tumefatto e la dignità di un uomo di Chiesa calpestata. I Carabinieri hanno aperto le indagini, ma tutti sappiamo già come andranno a finire: identikit vaghi, testimonianze che spariscono, e alla fine, nella migliore delle ipotesi, quattro misure di comunità per “giovani disagiati”.
E qui arriva il colpo di grazia, quello che fa più male di qualsiasi pugno. Lo stesso Don Enzo, dimesso dopo poche ore e tornato subito tra i fedeli, ha dichiarato con un sorriso da martire: «Forse con quel pugno ci hanno chiesto aiuto… Non li denuncerò, auspico sempre quel dialogo che finora non c’è stato».
Dialogo? Aiuto? Ma stiamo scherzando?
Questi non sono “ragazzi che chiedono aiuto”. Questi sono i figli di quell’immigrazione di massa che i buonisti di ogni colore – preti progressisti, sinistre arcobaleno, associazioni “accoglienti” e giornali buonisti – ci hanno imposto per decenni come una benedizione. Sono la seconda generazione che parla italiano con accento straniero ma pensa ancora con la mentalità del paese d’origine: zero rispetto per le regole, zero rispetto per l’autorità, zero rispetto per la nostra cultura e per le nostre chiese.
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Li abbiamo fatti nascere qui, li abbiamo mandati a scuola con i nostri figli, li abbiamo mantenuti con i nostri soldi. Risultato? Gang che terrorizzano i quartieri, petardi usati come armi, preti presi a pugni. E la risposta ufficiale è sempre la stessa: “dialogo”, “inclusione”, “non generalizziamo”.
Basta.
Basta con questa ipocrisia mortale. Basta fingere che il problema siano “pochi devianti”. Il problema è sistemico: un modello di immigrazione fallimentare che ha creato una sottoclasse parallela, ostile, violenta, che odia il Paese che la mantiene e disprezza i simboli della nostra identità cristiana. I maranza di Trani sono gli stessi che spadroneggiano a Milano, a Roma, a Napoli, a Palermo. Stessa divisa: felpa col cappuccio, catenone d’oro, sguardo di sfida. Stesso copione: violenza gratuita, poi la vittima che viene colpevolizzata perché “non ha saputo dialogare”.
Don Enzo può scegliere di non denunciare, spinto da un perdono che rasenta il suicidio sociale. Ma noi cittadini non possiamo più permettercelo. Non possiamo più accettare che le nostre chiese diventino zone a rischio, che i nostri sacerdoti debbano avere paura di uscire la sera, che i nostri figli debbano abbassare lo sguardo davanti a bande di stranieri di seconda generazione che si sentono padroni.
È ora di dirlo chiaro e forte, senza giri di parole: l’esperimento multiculturalista è fallito. Ha prodotto solo degrado, insicurezza e preti con il labbro spaccato.
Chi ha aperto le porte senza regole, chi ha predicato l’accoglienza indiscriminata, chi ha chiamato “razzista” chiunque osasse avvertire, oggi ha il sangue di Don Enzo sulle mani. E sulle coscienze.
L’Italia non è più disposta a subire.
L’Italia vuole sicurezza, vuole ordine, vuole che i maranza imparino – con le buone o con le cattive – che questa non è casa loro da saccheggiare.
Prima che sia troppo tardi.


Il prete non capisce che piu’ si perdona e piu’ vittime innocenti ci saranno!
Questi sono solo rifiuti da eliminare!
HHSS