Bambina tornata dall’Africa porta la Malaria a Chioggia

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By V febbraio 23, 2026 22:56

Bambina tornata dall’Africa porta la Malaria a Chioggia

**Malaria in Italia: il caso della bimba africana residente a Chioggia accende i riflettori sul rischio crescente dei casi importati**

Chioggia (Venezia), 24 febbraio 2026 – Una bambina di 12 anni residente a Chioggia è stata trasferita d’urgenza sabato sera dall’Ospedale della Navicella di Chioggia all’Azienda Ospedaliera Universitaria di Padova per un quadro clinico critico di malaria. La piccola, rientrata da pochi giorni con la famiglia da un soggiorno in Africa, si era presentata al pronto soccorso con febbre alta persistente da alcuni giorni. I pediatri di Chioggia hanno immediatamente sospettato e diagnosticato la patologia, avviando la terapia specifica. Vista la gravità del quadro, è stata disposta la centralizzazione nel reparto pediatrico di Padova, dove la bambina è ora ricoverata in condizioni stazionarie ma sotto stretto monitoraggio.

Il caso, gestito con tempestività ed efficienza dal sistema sanitario veneto, è **esclusivamente importato**: la bambina non ha contratto la malattia in Italia, ma l’ha portata con sé dal continente africano.

### Il punto cruciale: più rientri da zone endemiche = bacino più ampio per le zanzare

Questo episodio, come tanti altri che si ripetono ogni anno, conferma esattamente quanto avevamo già ragionato: **più persone tornano da zone endemiche (Africa subsahariana in primis), più si allarga il “bacino” di individui infetti sul territorio italiano dal quale le zanzare Anopheles locali possono attingere il parassita**.

Ogni viaggiatore o migrante che rientra con il Plasmodium nel sangue rappresenta una potenziale fonte di infezione per le zanzare presenti in alcune aree del nostro Paese (soprattutto al Sud e in alcune zone del Nord-Est). Se una Anopheles punge quella persona prima che venga diagnosticata e curata, può diventare vettore e, dopo 8-18 giorni di incubazione interna, trasmettere la malaria a cittadini sani che non hanno mai messo piede fuori dall’Italia.

I numeri parlano chiaro (dati ISS – aprile 2025):
– **2023**: 798 casi di malaria in Italia → **tutti importati**, nessuno autoctono confermato.
– Trend in forte ripresa dopo il calo pandemico (181 casi nel 2020, 433 nel 2021).

Con l’aumento costante dei viaggi intercontinentali, del turismo in Africa e dei flussi migratori dalle zone più colpite, questo “serbatoio umano” si sta inevitabilmente ampliando. È una semplice legge probabilistica: più fonti di parassita circolano sul territorio, maggiore (anche se ancora bassa) diventa la probabilità statistica che una zanzara Anopheles locale riesca a innescare una catena di trasmissione.

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Finora il sistema ha tenuto: diagnosi rapidissime, terapia immediata, densità limitata di Anopheles e clima non sempre favorevole hanno impedito focolai sostenuti. Ma ogni caso importato è una “lotteria” in più che non possiamo permetterci di ignorare all’infinito.

### Cosa significa per noi

Non stiamo parlando di allarmismo fine a se stesso, ma di realtà epidemiologica. La malaria è stata eradicata in Italia nel 1970, eppure continua a bussare alle nostre porte attraverso gli aerei. Se non manteniamo altissima l’attenzione – profilassi obbligatoria per chi parte, screening rigoroso al rientro, sorveglianza entomologica rafforzata – il rischio di episodi locali (come quelli rarissimi e subito spenti del passato) può solo crescere.

La bambina di Chioggia sta ricevendo le cure migliori e si riprenderà. Ma il suo caso deve farci riflettere seriamente: **continuare ad “importare” individui infetti da zone endemiche senza un controllo ancora più stringente significa ampliare ogni giorno di più il bersaglio per le zanzare che abbiamo in casa**.

La prevenzione funziona, ma richiede consapevolezza collettiva. Chi torna da zone a rischio con febbre deve essere visto immediatamente come possibile caso di malaria. E chi governa deve investire di più nella sorveglianza, perché il prezzo di un focolaio locale sarebbe altissimo.

Il sistema ha reagito bene questa volta. La domanda è: fino a quando riusciremo a tenere sotto controllo un rischio che, con i numeri attuali di mobilità globale, non può che aumentare?

**🚨 ALLARME MALARIA IN ITALIA: LA BOMBA A OROLOGERIA CHE ABBIAMO IN CASA!

Mentre la piccola di 12 anni rientrata dall’Africa viene trasferita d’urgenza da Chioggia a Padova con malaria, gli esperti tacciono e le autorità fingono che vada tutto bene. Ma la verità è una sola: **stiamo giocando con il fuoco**. E il prossimo incendio potrebbe scoppiare già a maggio, nelle aule delle nostre scuole.

Immaginate questo scenario (purtroppo tutt’altro che fantascientifico):

Una bambina di origine africana rientra in Italia con la famiglia. Non sa di essere infetta (o non lo dice). Ha la malaria nel sangue, piena di gametociti pronti a infettare le zanzare.
Siamo a **maggio**, temperature 22-26 °C, le Anopheles del Veneto escono dal letargo e volano libere.
A scuola, durante la ricreazione, una zanzara Anopheles la punge.
La stessa zanzara, dopo **esattamente 10 giorni**, punge un compagno di classe italiano, nato e cresciuto qui, che non ha mai visto l’Africa in vita sua.

**Risultato?** Il compagno contrae la malaria **autoctona**. Febbre altissima, brividi, vomito. E se non viene diagnosticata subito… può finire in terapia intensiva. O peggio.

Perché dopo 10 giorni a maggio il ciclo del parassita dentro la zanzara è **completamente maturo**. Le temperature sono perfette. Le zanzare sono attive. E la bambina non diagnosticata è una **fabbrica di parassiti ambulante**.

E non è un caso isolato.
Nel 2023 l’Italia ha registrato **798 casi importati** (dati ISS aprile 2025), tutti da viaggiatori e migranti di ritorno dall’Africa. Nel 2024 e 2025 il numero è salito ancora. Ogni estate centinaia di “portatori sani” o semi-sani circolano tra noi senza controlli seri. Più rientri = più serbatoio di sangue infetto = più probabilità che una zanzara locale trasformi un caso isolato in un focolaio.

La verità scomoda è questa: **continuiamo a importare malaria** senza proteggerci. Abbiamo eradicato la malattia nel 1970 con enormi sacrifici, ma oggi apriamo le porte ogni giorno a nuovi casi. E quando arriverà il primo contagio locale in una classe di elementari o medie, allora sì che scatterà il panico.

I bambini di Chioggia sono stati fortunati: è febbraio, fa freddo, le zanzare dormono. Ma a maggio?
A maggio quella stessa storia finisce diversamente.

**Basta minimizzare.**
È ora di dire le cose come stanno: ogni viaggiatore o migrante che torna da zone endemiche senza profilassi e senza controllo obbligatorio al rientro è un pericolo potenziale per i nostri figli.

La malaria non è più solo “un problema africano”.
Sta bussando alle porte delle nostre scuole.
E presto potrebbe entrare in classe se non fermiamo l’immigrazione regolare di massa.

**Voi cosa aspettate per pretendere controlli veri?**
Prima che sia troppo tardi.

Bambina tornata dall’Africa porta la Malaria a Chioggia ultima modifica: 2026-02-23T22:56:49+00:00 da V
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By V febbraio 23, 2026 22:56
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