Magistrati iper-garantisti quando si tratta di criminali stranieri

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By V febbraio 23, 2026 16:56

Magistrati iper-garantisti quando si tratta di criminali stranieri

**Il doppio standard della magistratura italiana: iper-giustizialismo sui colletti bianchi, iper-garantismo sulla criminalità comune (soprattutto immigrata)**

Roma, 23 febbraio 2026 – Luca Ricolfi, sociologo e fondatore della Fondazione Hume, ha sintetizzato in poche righe una verità che da decenni attraversa le aule di giustizia italiane senza che nessuno osi nominarla ad alta voce: «Negli ultimi decenni il nostro sistema è diventato iper-giustizialista con i reati dei colletti bianchi e iper-garantista con i reati della criminalità comune, specie se commessi da immigrati».

La frase, pronunciata nel contesto del referendum sulla separazione delle carriere tra pubblici ministeri e giudici (articolo apparso il 18 febbraio 2026 su Fondazione Hume), non è uno sfogo populista. È l’analisi lucida di uno studioso che guarda i dati e le prassi giudiziarie senza filtri ideologici. E i fatti gli danno ragione.

### Il giustizialismo selettivo contro i “colletti bianchi”

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Da Tangentopoli in poi la magistratura requirente ha trasformato i reati contro la pubblica amministrazione in un palcoscenico mediatico permanente. Abuso d’ufficio, corruzione, traffico di influenze, concussione: indagini che durano anni, intercettazioni a tappeto, misure cautelari che diventano vere e proprie pene anticipate. Il risultato? Carriere politiche e professionali distrutte prima ancora di una sentenza definitiva. Il Csm e le correnti hanno premiato per decenni i pm “visibili”, quelli capaci di finire in prima pagina. Il garantismo, qui, è considerato quasi un ostacolo alla “lotta alla corruzione”.

Le statistiche storiche lo confermano: meno del 2% dei condannati a pena detentiva appartiene alle classi elevate o ai vertici delle istituzioni. I colletti bianchi finiscono sotto processo con una frequenza e una durezza che non trovano riscontro in nessun altro Paese europeo di civiltà giuridica paragonabile alla nostra.

### L’iper-garantismo verso la criminalità di strada e immigrata

All’estremo opposto, la stessa magistratura mostra un garantismo che sconfina nell’indulgenza quando si tratta di reati contro il patrimonio, la persona o l’ordine pubblico commessi da soggetti comuni, in particolare stranieri irregolari o con permessi precari.

I dati del Ministero della Giustizia al 30 giugno 2025 parlano chiaro: su oltre 60.000 detenuti, la quota di stranieri si attesta stabilmente intorno al 32-35%, contro un’incidenza demografica del 9-10% sulla popolazione residente. Nei reati di strada (furti, rapine, lesioni, spaccio) la percentuale di denunciati/arrestati stranieri sale spesso al 40-60% nelle grandi città, secondo le elaborazioni del Viminale sui dati 2024-2025.

Eppure, per questi stessi reati, la prassi è opposta:
– misure cautelari blande o sostitutive (obbligo di firma, divieto di dimora, domiciliari);
– applicazione sistematica di attenuanti generiche;
– scarcerazioni rapide per decorrenza termini o per “motivi umanitari”;
– espulsioni disposte ma mai eseguite perché il giudice di pace o il tribunale di sorveglianza blocca il rimpatrio invocando l’art. 3 Cedu o il “rischio di tortura” nel Paese di origine.

Casi recenti – CPR svuotati da ordinanze che sembrano scritte da militanti più che da toghe – dimostrano come parte della magistratura amministrativa e penale abbia interiorizzato un paradigma ideologico: il migrante è vittima prima ancora che autore di reato. Il risultato è un circolo vizioso: recidiva altissima, percezione di impunità, allarme sociale crescente.

### Il referendum e la schizofrenia del sistema

Ricolfi lo dice senza giri di parole: la magistratura italiana è “schizofrenica”. Giustizialista quando il colpevole è un politico o un imprenditore (perché porta visibilità), ultra-garantista quando il colpevole è uno spacciatore albanese, un borseggiatore nordafricano o un violentatore africano (perché “povero” e “straniero”).

Il fronte del “No” al referendum difende questo status quo. Il fronte del “Sì” – pur con le sue incoerenze – vorrebbe almeno correggere lo squilibrio. Separare le carriere significa togliere ai pm il potere monocratico di accusare e di influenzare la carriera dei giudici; significa spezzare il circuito corrente-Csm che ha reso possibile questo doppio binario.

### Conclusione: una giustizia uguale per tutti o due pesi e due misure?

La Costituzione all’art. 3 parla chiaro: tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di condizione sociale o di origine. Eppure, oggi, un imprenditore indagato per abuso d’ufficio rischia la galera preventiva e la distruzione mediatica; un immigrato irregolare sorpreso a rubare in appartamento o a spacciare esce spesso dopo poche ore con un foglio di via che non verrà mai eseguito.

È una magistratura che ha scelto da che parte stare. Non dalla parte degli italiani.

Luca Ricolfi ha avuto il coraggio di dirlo. Tocca ora al corpo elettorale decidere se vuole continuare a subire questa giustizia a geometria variabile o se pretende una magistratura finalmente imparziale nelle indagini, nelle richieste di pena e nelle sentenze.

Perché una giustizia che non è uguale per tutti non è giustizia. È solo potere travestito da toga.

Magistrati iper-garantisti quando si tratta di criminali stranieri ultima modifica: 2026-02-23T16:56:55+00:00 da V
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