Poliziotto ha ucciso spacciatore non Biancaneve ma la sinistra santifica Mansouri
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**Rogoredo, 23 febbraio 2026 – Aggiornamento**
**Fermato Cinturrino: la vergognosa santificazione del pusher africano mentre un poliziotto viene trattato da assassino**
**Milano** – Non bastava il fermo di Carmelo Cinturrino, l’assistente capo del commissariato Mecenate bloccato stamane alle 8.30 nel parcheggio della sua caserma con l’accusa di omicidio volontario. Adesso, come da copione più prevedibile del mondo, è partita la macchina della santificazione del “povero migrante ucciso”. Teleminchioni, giornali di sinistra, associazioni, imam e soliti intellettuali da salotto hanno già trasformato Abderrahim Mansouri, 28enne marocchino spacciatore professionista nei boschi di Rogoredo, in una vittima sacra, in un martire dell’oppressione, in un “ragazzo che cercava solo di sopravvivere”.
È vergognoso. È osceno. È un insulto alla verità e alla memoria di tutti gli italiani che ogni giorno devono convivere con questo degrado.
Mansouri non era un “giovane disperato”. Era un pusher noto, uno che riforniva di morte decine di tossicodipendenti italiani e stranieri, uno che telefonava agli amici «scappa, c’è la madama» mentre la polizia arrivava. Uno che, secondo le stesse indagini, aveva “ruggini” pregresse con l’agente che ha sparato. Uno che operava nella giungla di Rogoredo, zona diventata sinonimo di spaccio a cielo aperto, violenze, siringhe e vite distrutte.
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E invece oggi lo piangono come un santo. Sui social e su certi tg già girano le foto del “ragazzo sorridente”, le interviste alla famiglia che parla di “omicidio razzista”, le marce annunciate, i cori contro “la polizia assassina”. La solita narrazione: il bianco cattivo con la divisa contro il nero buono e indifeso. Peccato che il “nero indifeso” fosse un delinquente.
“Ho messo la pistola vicino a Mansouri perché temevo le conseguenze di quello che era accaduto”. Lo ha detto Carmelo Cinturrino, nel pomeriggio durante un colloquio in carcere con il suo avvocato, Piero Porciani. Il commissario capo di Polizia, fermato stamane per l’omicidio di Abderrahim Mansouri, ucciso lo scorso 26 gennaio nel boschetto di Rogoredo, ha ammesso le sue responsabilità. “Ho detto al mio collega di andare a pigliare lo zaino” al commissariato, “sapeva cosa c’era dentro”.
L’agente, che domani risponderà al gip, ha spiegato di essersi accorto solo mentre sparava che “quello che aveva in mano la vittima era un sasso”.
Cinturrino non è un eroe da statua. Lo abbiamo già scritto e lo ripetiamo: se ha sbagliato pagherà. La legge è uguale per tutti. Ma trasformare questa storia in una caccia alle streghe contro un poliziotto di strada che da anni combatte nel fango di Rogoredo, mentre si santifica uno spacciatore seriale, è ipocrisia pura, è razzismo al contrario, è il solito suicidio culturale dell’Italia buonista.
La Procura parla di “dolo omicidiario”, il questore Megale di “mele marce” e la politica già ha scaricato il poliziotto fuori dalla nave. Ma mentre si indaga con accanimento su un agente che anche se avesse sbagliato non ha ucciso Biancaneve ma tolto di mezzo un pericolo concreto, i veri narcos continuano a fare affari, i centri di accoglienza diventano magazzini di droga e i ragazzi milanesi continuano a morire di overdose nei boschi.
La santificazione di Mansouri è vergognosa perché cancella la realtà: Rogoredo non è un parco giochi multietnico, è un campo di battaglia dove chi indossa la divisa rischia ogni giorno la vita per difendere chi paga le tasse. Carmelo Cinturrino ha commesso errori? Che li paghi. Ma non accetteremo che venga crocifissa l’idea che aver liberato le nostre strade da uno spacciatore che le avvelenava sia il problema. Il problema era che lo Stato non lo avesse tolto di mezzo prima rimandandolo in Marocco.
L’indagine non è chiusa, dicono. Bene. Che proceda. Ma che proceda senza pregiudizi anti-polizia e senza lacrime di coccodrillo per un pusher trasformato in icona. L’Italia vera, quella che lavora e che ha paura a uscire di casa la sera, è stanca di questa farsa.
La verità, prima o poi, verrà fuori. E non sarà quella che stanno vendendo oggi.


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