Vogliono imporre il calendario islamico: scuole chiuse in tutta Italia per Ramadan
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**“Vogliono imporre il calendario islamico”. Barricate alla proposta del partito islamico di chiudere le scuole per il Ramadan**
ROMA – È guerra aperta. L’islam politico ha dichiarato guerra al calendario italiano, alle nostre tradizioni, alla nostra identità. Non più velate richieste, non più timidi “adattamenti multiculturali”: ora pretendono di cancellare le nostre scuole per il Ramadan. E lo fanno con un partito vero e proprio, il “MuRo27”, nato a Roma per conquistare le elezioni comunali del 2027. Il messaggio è chiarissimo: la capitale d’Italia, culla della cristianità, deve inchinarsi al calendario di Mecca e Medina. Punto.
Il progetto si chiama “MuRo27” e non lascia spazio a interpretazioni. I suoi promotori, forti di circa 40 mila musulmani con cittadinanza italiana a Roma, dichiarano senza vergogna che “i musulmani possono contribuire al bene comune a partire dai valori della propria religione”. Traduzione: vogliamo islamizzare tutto ciò che tocchiamo. E il primo bersaglio è la scuola pubblica, il cuore pulsante della formazione delle nuove generazioni italiane.
La proposta è di una gravità inaudita: chiusura delle scuole pubbliche di Roma durante l’intero mese di Ramadan. Non un giorno, non una festa isolata. Un mese intero. Trent’anni di conquiste laiche e di calendario gregoriano spazzati via con un colpo di spugna per far digiunare i bambini musulmani dalle 5 del mattino alle 19 di sera, mentre i nostri figli – quelli italiani, quelli di famiglia cristiana, ebraica, atea – dovranno adattarsi a un ritmo imposto da una religione straniera.
Anna Maria Cisint, europarlamentare della Lega, ha usato parole di fuoco che tutti dovremmo gridare: «Da una parte la sinistra fa togliere i crocifissi dalle classi e dall’altra il partito islamico vuole introdurvi pratiche islamiche. È una saldatura inaccettabile tra sinistra e islamici, in cui i primi puntano a cancellare le nostre radici mentre i secondi mirano a imporre la Sharia: oggi il Ramadan e la dieta Halal, domani cosa chiederanno, la divisione nelle classi tra uomo e donna e l’imposizione del velo?».
Ha ragione. È la stessa strategia che abbiamo visto in tutta Europa: prima chiedono “rispetto”, poi pretendono sottomissione. Prima il permesso di pregare, poi la moschea, poi il muezzin alle 5 del mattino, poi le piscine separate, poi le classi separate, poi le scuole islamiche, poi il calendario islamico. E alla fine la Sharia di fatto.
Già oggi esistono scuole che hanno capitolato. A Pioltello, in Lombardia, la chiusura per il Ramadan è diventata “tradizione”. Una scuola pubblica italiana che si ferma per una festività islamica mentre il 25 aprile, il 2 giugno, il Natale, la Pasqua vengono derubricati a “feste private”. È follia. È resa. È il segno che l’Italia sta perdendo la sua anima.
Ma Roma sarebbe la prima grande città a rendere ufficiale questa capitolazione. Gli esponenti di MuRo27 lo dicono candidamente: «Anche a Roma ci sono scuole con numeri che renderebbero sensato un intervento di questo tipo, che cosa aspettiamo?». Aspettiamo cosa? Che diventino maggioranza? Che i nostri figli crescano pensando che il Ramadan sia più importante del Natale? Che le maestre debbano organizzare il “digiuno assistito” come già succede in Francia e in Belgio?
Il pericolo non è teorico. È concreto. A Monfalcone, la città con la più alta percentuale di musulmani d’Italia, la chiesa ha dovuto cedere gli spazi dell’oratorio per le preghiere islamiche. A Piacenza una cooperativa, con il benestare del parroco, ha aperto gli spazi parrocchiali ai musulmani. A Forlì, di sera, risuonano i canti del muezzin nelle vie del centro. Dieci anni fa queste cose erano impensabili. Oggi sono normali. Domani saranno obbligatorie.
È questo il piano: rendere l’islam parte della quotidianità italiana. Non integrazione. Non convivenza. Sostituzione. Progressiva, inesorabile, legalizzata. Prima chiudono le scuole per il Ramadan, poi pretendono che il pranzo nelle mense sia solo halal, poi che le femmine non facciano educazione fisica con i maschi, poi che le insegnanti portino il velo “per rispetto”, poi che la storia venga riscritta per non “offendere” Maometto.
E la sinistra? Silenziosa o complice. Quella stessa sinistra che ha tolto i crocifissi “per non offendere”, che ha vietato il presepe, che ha trasformato il Natale in “festa dell’inverno”, oggi tace o applaude. Perché per loro l’islam è l’arma perfetta contro l’Occidente cristiano. Non importa se poi saranno i primi a finire sotto la scure della Sharia: l’importante è distruggere l’Italia che conosciamo.
Basta. È arrivato il momento di dire no con forza, con rabbia, senza più compromessi. I musulmani che vogliono vivere in Italia devono sottoscrivere un patto chiaro, pubblico, irrevocabile: piena accettazione della Costituzione, delle leggi italiane, dei valori occidentali. Niente più doppie fedeltà. Niente più “la Sharia è solo per noi”. Niente più pretese di modificare il nostro calendario, le nostre scuole, la nostra cultura.
Chi non accetta questo patto non ha diritto di voto, non ha diritto di aprire partiti, non ha diritto di pretendere che i nostri figli si adattino al loro digiuno. Punto e basta.
L’Italia non è una terra di conquista. Roma non è La Mecca. Il calendario gregoriano non si tocca. Le nostre scuole non si fermano per il Ramadan. Le nostre figlie non porteranno il velo. I nostri figli non impareranno che l’islam è “religione di pace” mentre le chiese bruciano in mezzo mondo.
Il partito islamico di Roma ha lanciato il guanto di sfida. Ora tocca a noi raccoglierlo. Con barricate vere, non metaforiche. Con leggi che vietino la chiusura delle scuole per festività non cristiane. Con espulsioni immediate per chi predica la Sharia. Con un fronte comune che dica una volta per tutte: l’islamizzazione dell’Italia si ferma qui.
Altrimenti tra dieci anni non ci sarà più Natale nelle scuole. Non ci sarà più Pasqua. Non ci sarà più Italia. Ci sarà solo una provincia della umma, con il calendario islamico appeso in ogni aula e il muezzin che copre le campane di San Pietro.
Non lo permetteremo. Non oggi. Non domani. Mai.


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