Sentenza vergogna: anche 400mila euro ai parenti del molestatore marocchino
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Abbiamo un solo modo per riprenderci l’Italia dalle toghe che puniscono chi non si lascia uccidere dallo straniero: andare a votare in massa Sì al referendum di marzo.
**INGIUSTIZIA È FATTA**
Pavia, 24 febbraio 2026. La sentenza è arrivata come una pugnalata al cuore di ogni italiano che ancora crede nella giustizia e nel diritto di difendersi. Massimo Adriatici, ex assessore leghista alla Sicurezza di Voghera, ex poliziotto, padre di famiglia e uomo che aveva giurato di proteggere la sua città, è stato condannato a **12 anni di carcere** per omicidio volontario. Dodici anni. Più pesanti persino della richiesta della procura (11 anni e 4 mesi). E non basta: il giudice Luigi Riganti gli ha ordinato di versare **oltre 380 mila euro** (90 mila ai genitori della vittima e 50 mila a ciascuno dei quattro fratelli e sorelle), una cifra che sfiora i 400 mila euro con gli interessi e le spese.
È uno schifo. È una vergogna. Secondo questi magistrati dobbiamo farci menare in silenzio, chinare la testa, subire e ringraziare. Reagire? Mai. O finisci in galera mentre chi ti aggredisce viene santificato.
Lo avevamo anticipato qui, passo dopo passo. A novembre 2025 scrivevamo che volevano crocifiggere l’assessore eroe per aver fermato con un colpo di pistola l’immigrato che lo stava massacrando in piazza Meardi. A gennaio denunciavamo che i parenti dello spacciatore ucciso avevano lo stesso avvocato di Ramy e di tutti i casi in cui l’extracomunitario diventa vittima sacra e l’italiano carnefice. Oggi l’aggiornamento è drammatico, definitivo, intollerabile: l’ingiustizia è compiuta.
Ricostruiamo i fatti nudi e crudi, perché la verità non si cancella con una sentenza ideologica. 20 luglio 2021, Voghera, piazza Meardi. Younes El Boussettaoui, marocchino di 39 anni, senzatetto, ubriaco, molesto e **pluripregiudicato**, noto da anni alle forze dell’ordine per comportamenti violenti, molestie ai clienti dei bar e degrado quotidiano, sta importunando la gente davanti al bar Cervinia. Il titolare chiama l’unico che in quella città ancora rappresentava l’ordine: l’assessore alla Sicurezza. Adriatici arriva da cittadino perbene, cerca di calmare la situazione. Riceve in cambio una manata in faccia che lo stende a terra, occhiali rotti, stordito. L’immigrato gli si avventa sopra per continuare a picchiarlo. Parte un unico colpo dalla sua Beretta calibro 22 regolarmente detenuta. Reazione istintiva, legittima difesa pura.
Per il giudice Riganti e per la procura di Fabio Napoleone non conta. Conta solo che il morto era marocchino e chi ha sparato era un leghista che aveva osato fare della sicurezza una priorità. Conta solo ribaltare tutto: da eccesso colposo di legittima difesa a omicidio volontario con dolo eventuale. Conta mandare un messaggio di terrore a tutta Italia: se un italiano reagisce all’aggressione di un immigrato pluripregiudicato, lo Stato lo distrugge. Se l’immigrato terrorizza la piazza da anni – molestie, ubriachezza, violenza – diventa la “vittima innocente” da risarcire con centinaia di migliaia di euro.
E i precedenti della cosiddetta vittima? I media mainstream li seppelliscono, li minimizzano, li nascondono. Ma i cittadini di Voghera li conoscono bene: El Boussettaoui non era un angioletto capitato per caso in piazza. Era un soggetto noto, con una fedina che raccontava una storia di degrado importato, di illegalità tollerata, di problemi che l’assessore Adriatici aveva giurato di combattere. Eppure oggi viene trasformato in martire, mentre l’uomo che ha difeso la piazza finisce in carcere e viene dissanguato economicamente.
Questa non è giustizia. È una resa incondizionata all’invasione. È il segnale che in Italia chi difende la propria casa, la propria famiglia, la propria città è un criminale. Domani chi interverrà quando un altro immigrato molesta, spaccia, aggredisce? Chi chiamerà le forze dell’ordine sapendo che alla fine saranno loro sotto processo?
Massimo Adriatici non è un assassino. È il simbolo di un’Italia che non vuole più morire in silenzio. L’Italia che ha eletto gente come lui proprio per fermare il degrado che i buonisti giudici e politici hanno importato a vagonate.
L’ingiustizia è fatta. Ma la rabbia degli italiani onesti sta solo cominciando. E non si fermerà davanti a una sentenza di Pavia. Non si fermerà mai.


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