Don Alì, il “Re dei Maranza” Bandito dai Social ma non dall’Italia
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**Don Alì, il “Re dei Maranza”, Bandito dai Social per 3 Anni: Ma Resta in Italia? Rimandiamolo Subito in Marocco, Prima che la Sua Violenza Colpisca Ancora!**
Doccia fredda per il teppista più arrogante d’Italia, ma non abbastanza da fermarlo davvero. Il Tribunale di Torino ha accolto la richiesta del Questore Massimo Gambino e ha sottoposto **Alì Said**, alias **Don Alì**, il 24enne marocchino di seconda generazione autoproclamato “re dei maranza”, a **tre anni di sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno** nel Comune di residenza. In più, divieto assoluto di comunicare o diffondere audio e video su internet, anche tramite interposta persona. Le misure scatteranno alla sua scarcerazione.
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Tre anni senza TikTok, senza Instagram, senza poter istigare i suoi follower alla violenza. Bene. Ma è una misura ridicola, una pezza da quattro soldi su una ferita aperta che sanguina da anni.
Questo immigrato di seconda generazione, cresciuto in Italia grazie ai ricongiungimenti familiari che ci hanno scaricato addosso interi clan violenti, ha già collezionato condanne per oltre 5 anni sparse in tutta Italia: resistenza a pubblico ufficiale, furti, lesioni. A ottobre 2025 ha organizzato una vera e propria spedizione punitiva contro un maestro elementare di Torino, accusandolo falsamente di maltrattamenti e pedofilia, lo ha circondato con la sua gang, schiaffeggiato e filmato mentre umiliava un padre con la figlia piccola. Il video ha fatto centinaia di migliaia di visualizzazioni, diventando un manuale di odio anti-italiano.
E non è finita: minacce a controllori sui treni («se continui così stasera non torni a casa da tua moglie»), schiaffi, tutorial su come sfuggire alla polizia, inviti aperti a sfidare le forze dell’ordine. Tutto postato in diretta, tutto esaltato, tutto imitato da migliaia di altri maranza che lo vedono come idolo.
Ora lo bandiscono dai social per tre anni. E poi? Torna libero a Barriera di Milano o in qualsiasi altra periferia, con la stessa rabbia, la stessa mentalità da conquistatore, la stessa voglia di umiliare gli italiani. Perché questo è il punto: Don Alì non è un “ragazzo problematico”. È il prodotto perfetto di un’immigrazione islamica che non si integra mai, ma pretende di dominare.
Basta mezze misure!
Tre anni di silenzio sui social non bastano.
Questo soggetto va **espulso immediatamente in Marocco**, insieme alla famiglia che lo ha allevato nell’odio.
Revoca della cittadinanza acquisita, rimpatrio coatto, stop definitivo ai ricongiungimenti familiari che generano questi mostri recidivi.
L’Italia non è il parco giochi dei maranza marocchini.
Non è il loro ring per sfogare violenza e supremazia.
Non è il loro harem o il loro feudo.
Don Alì bandito dai social? Bene.
Ma la vera soluzione è bandirlo dall’Italia.
Per sempre.
Remigrazione ora.
O tra tre anni, quando uscirà, ricomincerà esattamente da dove aveva lasciato.
E questa volta potrebbe non limitarsi a uno schiaffo a un maestro.
Italia agli italiani. Punto.


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