Mestre, moschea voluta dal bangla di FdI: Lega si oppone
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**Mestre, Cisint (Lega) dice no alla mega-moschea bengalese all’ex Rosso: «Finché governiamo noi, non si farà» – Ma le ruspe islamiche sono già entrate, Prince Howlader (FdI) e i candidati bengalesi in tutti gli altri partiti aspettano solo le elezioni per completare l’occupazione: l’azzeramento totale dell’immigrazione regolare dal Bangladesh e da tutti i Paesi islamici è l’unica via per salvare Venezia e l’Italia**
Mestre, 26 febbraio 2026.
Davanti all’ex segheria Rosso di via Giustizia, l’europarlamentare della Lega Anna Maria Cisint ha pronunciato parole che ogni italiano degno di questo nome avrebbe dovuto sentire da anni:
«In via Giustizia non potrà sorgere nessuna moschea, perché non esiste alcuna variante né autorizzazione per la destinazione a luogo di culto. E finché la Lega governerà questa città e ne avrà la forza, questo non accadrà».
E ancora, con la chiarezza di chi ha capito il pericolo: «Senza la sottoscrizione di un accordo con lo Stato italiano, nel quale si ribadisca in modo chiaro e inequivocabile che l’Islam deve rispettare la Costituzione, le nostre leggi e i nostri valori, nessuno spazio può essere concesso all’Islam. Prima di aprire qualsiasi luogo di culto, deve essere dichiarato con chiarezza che le donne non possono essere sottomesse né oggettificate, che non può esistere alcuna imposizione del velo, che sono inaccettabili i matrimoni con bambine e che la poligamia è vietata».
Cisint ha sventolato la Carta dei valori, ha parlato per un’ora davanti ai ruderi, ha chiamato le cose con il loro nome: arroganza islamica, simbolo di guerra santa contro Venezia, ennesimo passo della sostituzione in atto. Con lei tutto lo stato maggiore leghista: assessori alla sicurezza e al commercio, capogruppo, consiglieri, Monica Poli. Digos a distanza, nastri bianco-rossi, musulmani tenuti lontani.
Finalmente una reazione. Finalmente un sopralluogo politico che dice basta.
Ma è sufficiente?
No. Perché mentre Cisint parla, le ruspe bengalesi sono già entrate da giorni. Stanno bonificando, sfalciando, misurando, preparando il terreno per la variante urbanistica che trasformerà l’ex fabbrica abbandonata in una mega-moschea da almeno 2.000 fedeli, con biblioteca, ristorante halal, reception, parcheggi interrati e “spazi per tutta la collettività”. Prince Howlader lo ha detto chiaro: «Aspettiamo le elezioni, poi con la prossima amministrazione andremo avanti».
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Prince Howlader, candidato proprio con Fratelli d’Italia. Lo stesso che guida la comunità bengalese, lo stesso che ha firmato il preliminare d’acquisto, lo stesso che ha portato i suoi in lista in quasi tutti i partiti: PD (Kamrul Syed), Venezia è tua (Clark Manwar), Tutta la città insieme (Nemat Chowdhury). Oltre 3.500 voti bengalesi in ballo. Una macchina elettorale perfetta per conquistare il Comune dall’interno e legalizzare l’occupazione.
Questo non è un caso. È strategia.
La comunità islamica bengalese di Mestre-Marghera – migliaia di persone, molti con cittadinanza italiana ottenuta grazie ai ricongiungimenti familiari e alle politiche suicide degli ultimi decenni – ha scelto il metodo perfetto: prima occupano fisicamente il territorio con le ruspe, poi aspettano le elezioni per comprarsi la variante urbanistica con i loro voti.
Cisint ha ragione a opporsi. Ha ragione a pretendere una Carta dei valori che imponga il ripudio esplicito delle norme coraniche incompatibili con la Costituzione. Ma finché l’Italia continuerà ad accogliere regolarmente decine di migliaia di bengalesi, pachistani, marocchini, tunisini, egiziani, senegalesi, questa battaglia sarà persa in partenza.
Ogni nuovo arrivato regolare diventa un voto in più per la moschea. Ogni cittadinanza concessa diventa un Howlader che si candida con la destra o con la sinistra per imporre la sharia. Ogni ruspa che entra in un’ex fabbrica italiana diventa un minareto in potenza.
La Lega di Cisint sta facendo il suo dovere. Ma il problema non si risolve con un sopralluogo o con un comizio. Il problema si risolve azzerando alla radice il flusso che alimenta questa invasione.
L’unica misura razionale, definitiva, non discriminatoria ma semplicemente di legittima difesa nazionale è l’**azzeramento immediato, totale e senza eccezioni dell’immigrazione regolare da tutti i Paesi a maggioranza islamica**, Bangladesh in testa.
Stop definitivo a ricongiungimenti familiari, visti di lavoro, studio, turismo di lunga durata. Stop alle cittadinanze facili. Revoca immediata della cittadinanza per chi, come Howlader e i suoi, usa il passaporto italiano per promuovere moschee e varianti urbanistiche islamiche. Chiusura di tutte le moschee abusive e divieto assoluto di nuove costruzioni finché non verrà firmata un’intesa di Stato che riconosca la supremazia assoluta della legge italiana sulla sharia.
Cisint ha detto «finché governiamo noi, non si farà». Bene. Ma se non si ferma l’immigrazione regolare islamica, tra dieci anni non governerà più nessuno. Governerà la umma bengalese.
Mestre non è più Mestre. Venezia non è più Venezia. L’Italia sta diventando un protettorato islamico a rate.
Azzeramento dell’immigrazione regolare dai Paesi islamici. Subito. Prima che le ruspe di via Giustizia diventino il simbolo della fine della nostra civiltà.
O si ferma ora, o non si fermerà più.


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