Se vincesse il NO l’Italia delle toghe rosse sarà invasa dai clandestini
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Il messaggio è chiaro. Se vincesse il NO l’Italia sarebbe invasa dai clandestini. Le toghe rosse imporranno per sentenze di tutto: dallo svuotamento dei centri rimpatri alla cittadinanza facile (troveranno un modo). E lo dimostra che la stessa toga a capo del fronte del NO è quella delle sentenze pro-invasione che ora incita i propri colleghi a fare lo stesso. Quindi: devono essere fermati prima. Votando Sì in massa.
**Silvia Albano (toghe rosse) ordina: “Svuotate Gjader!”**
**Ue costretta ad approvare la lista dei Paesi sicuri e il CPR Albania inizia a funzionare. Ma il capo di Magistratura Democratica chiama le toghe a svuotare tutto**
ROMA, 25 febbraio 2026 – Per una volta l’Europa ha fatto la cosa giusta. Il 10 febbraio il Parlamento Ue ha approvato la prima lista comune dei Paesi di origine sicuri: Bangladesh, Colombia, Egitto, India, Kosovo, Marocco e Tunisia. Procedura accelerata di frontiera, domande di asilo liquidate in poche settimane, rimpatri rapidi per chi non ha diritto. Niente più ricorsi infiniti, niente più “protezione umanitaria” fabbricata ad hoc. Un colpo durissimo al business dell’immigrazione irregolare.
E mentre a Strasburgo arrivava il via libera, in Albania il centro CPR di Gjader finalmente decollava: 90 persone trattenute, il numero più alto da quando è stato aperto nell’ottobre 2024. Nelle ultime due settimane due trasferimenti da 35 migranti ciascuno dai Cpr italiani. Il governo Meloni ha fatto quello che doveva: ha normalizzato l’accordo bilaterale, lo ha reso parte integrante del sistema di rimpatri, ha dimostrato che l’Albania non è un esperimento ma una soluzione strutturale.
E qui scatta la controffensiva delle toghe rosse. Silvia Albano, presidente di Magistratura Democratica e giudice della sezione immigrazione del Tribunale civile di Roma, non ci sta. Dal quartier generale della corrente di sinistra della magistratura parte l’appello esplicito: giudici, intervenite. Svuotate Gjader. Bloccate i trasferimenti. Ribaltate le convalide. Fate saltare il meccanismo.
È la solita musica, sempre la stessa da anni. Ogni volta che lo Stato prova a rimpatriare irregolari e condannati stranieri, ecco la chiamata alle armi delle toghe politicizzate. Non importa se l’Unione Europea ha appena detto che quei Paesi sono sicuri. Non importa se il Parlamento italiano ha ratificato l’accordo con Tirana. Non importa se i migranti trasferiti a Gjader sono già destinatari di ordine di espulsione validato da un giudice italiano. Per Silvia Albano e per Magistratura Democratica conta solo una cosa: impedire che il centro funzioni, impedire che i rimpatri diventino ordinaria amministrazione, impedire che l’Italia recuperi la sua sovranità.
Albano non è una giudice qualunque: è la stessa che guida la sezione immigrazione di Roma, la stessa che da mesi firma ordinanze contro il protocollo Albania, la stessa che in questi giorni batte la grancassa contro la riforma della giustizia e per il “No” al referendum. È la punta di diamante di quella magistratura militante che considera ogni espulsione un atto di barbarie e ogni giudice che convalida un trattenimento un traditore della “costituzione materiale”.
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Il copione è noto: prima si costruisce il caso, poi si solleva questione di legittimità alla Corte Ue o alla Consulta, poi si ottengono sospensive e scarcerazioni. Risultato: il criminale straniero torna in Italia, spesso con un permesso in tasca firmato da una toga rossa.
Oggi il bersaglio è Gjader. Domani sarà qualunque altro strumento il governo proverà a usare. Perché per questa magistratura militante il vero nemico non sono gli stupratori tunisini o gli spacciatori egiziani, ma il governo che vuole rimpatriarli.
L’Europa ha fatto la sua parte. Il governo Meloni sta facendo la sua. Ora tocca alle toghe: scegliere se applicare la legge o continuare a fare politica con la toga addosso. Il Paese si augura – fortemente si augura – che questa volta prevalga il diritto e non l’ideologia. Che i giudici rispettino la lista Ue dei Paesi sicuri, convalino i trattenimenti a Gjader e lascino che i voli verso Tirana partano senza intoppi. Perché ogni posto vuoto che si crea a Gjader per colpa di una sentenza “creativa” è un posto che si riapre nelle nostre città per un irregolare o un delinquente che non avrebbe mai dovuto rimetterci piede.
Questa volta basta. Questa volta le toghe rosse devono fermarsi.


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