A Firenze NO crocifissi nelle scuole ma SÌ aule-moschea
Related Articles
A Firenze va in scena quello che il Pd vorrebbe applicare in tutta Italia: niente crocifissi nelle scuole e invece sì alle aule-moschea per gli studenti islamici.
**Firenze, culla del Rinascimento, diventa laboratorio dell’islamizzazione: PD cancella i crocifissi e i presidi aprono moschee in classe. Dove andremo a finire se non azzeriamo subito l’immigrazione regolare islamica?**
Mentre la sinistra sventola la bandiera della “laicità” come un’arma contro duemila anni di cristianesimo, nelle scuole di Firenze sta accadendo esattamente il contrario: si tolgono i crocifissi per non “offendere” e si trasformano le aule in moschee per accontentare gli alunni islamici. Due notizie uscite lo stesso giorno, 26 febbraio 2026, sullo stesso territorio, nella stessa città. Non è un caso. È il copione.
Tutti i premi del PD all’Imam intercettato con l’estremista islamico di Hamas
Il Consiglio Comunale di Firenze, a maggioranza PD, ha bocciato la mozione del consigliere Luca Santarelli che chiedeva di esporre crocifissi e presepi nelle scuole comunali. Motivazione ufficiale? «Imporre scelte simboliche invade l’autonomia scolastica e rischia di ledere la libertà di coscienza». La presidente Barbieri ha sentenziato che le tradizioni cristiane sono «patrimonio storico-artistico», ma solo se «inclusive» e senza «privilegiare una confessione». Tradotto dal politichese: il crocifisso dà fastidio, quindi via. Punto.
VERIFICA NOTIZIA
Stessa mattina, stesso capoluogo toscano, l’IIS Sassetti-Peruzzi. Il preside Osvaldo Di Cuffa riceve la richiesta degli alunni islamici: «Vogliamo pregare». E lui, solerte: «Ovviamente ho acconsentito subito». Un’aula vuota viene trasformata in moschea. Studenti in thobe, hijab e kufi che durante l’orario scolastico svolgono il salat, uno dei cinque pilastri dell’Islam. Non in pausa, non in cortile. In classe. Durante le lezioni. Il preside lo racconta come fosse la cosa più normale del mondo: «Quest’anno il Ramadan a scuola mia sia particolarmente sentito dai ragazzi musulmani».
Ecco la laicità della sinistra italiana in tutta la sua ipocrisia oscena.
Quando si tratta di togliere il crocifisso, la laicità è sacra, intoccabile, non negoziabile. Quando si tratta di concedere un’aula per la preghiera islamica, la stessa laicità sparisce, si scioglie come neve al sole, diventa “inclusività”, “rispetto delle sensibilità”, “multiculturalismo”. I crocifissi offendono? Via. Le preghiere islamiche in orario scolastico? Benvenute, anzi obbligatorie per non essere “islamofobi”.
E non è un episodio isolato. È il trend nazionale. A Pioltello chiudono le scuole per la fine del Ramadan. A Torino spostano le interrogazioni per non stressare i digiunanti. A Genova modificano gli orari delle prove orali. A Mestre preparano mega-moschee. A Forlì il muezzin chiama alla preghiera. E a Roma il Partito Islamico MuRo27 pretende sempre di più. Nel frattempo gli alunni di origine islamica in Italia sono esplosi: +281% in vent’anni secondo l’Istat, due terzi da Paesi a maggioranza musulmana. 2,7 milioni di musulmani residenti, molti già di seconda e terza generazione, mentre gli italiani fanno sempre meno figli.
La sinistra parla di “laicità” solo quando serve a cancellare la croce. Quando serve a inchinarsi davanti alla mezzaluna, diventa improvvisamente “dialogo interreligioso” e “accoglienza”. È la stessa gente che nel 2003 urlava contro il crocifisso in aula e oggi applaude il preside che trasforma la scuola pubblica in succursale della umma.
E allora la domanda è una sola, cruda, inevitabile: **dove andremo a finire se non azzeriamo immediatamente l’immigrazione regolare dai Paesi islamici?**
Perché questo non è integrazione. È sostituzione. L’Islam politico non si integra: sostituisce. Non accetta la parità, la laicità, la supremazia della legge italiana. La pretende, la impone, la conquista aula dopo aula, quartiere dopo quartiere, città dopo città.
Firenze, la città di Dante e del Rinascimento, oggi è il simbolo perfetto di questo suicidio assistito. Croci giù, tappeti da preghiera su. Cristiani zitti, musulmani accontentati. E la sinistra che brinda.
Se non fermiamo ora l’immigrazione islamica regolare – non quella clandestina, quella “legale”, quella che riempie le nostre scuole di richieste di moschee in classe – tra dieci anni non ci sarà più da chiedersi “dove andremo a finire”. Ci saremo già finiti.
E non sarà più l’Italia. Sarà un’altra cosa. Una cosa che non riconosceremo più. E sarà troppo tardi per piangere.


Let me tell You a sad story ! There are no comments yet, but You can be first one to comment this article.
Write a comment