LA MEGA-MOSCHEA DA 15 MILIONI CHE L’ISLAMICO DI FDI VUOLE COSTRUIRE A VENEZIA
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**Moschea da 15 milioni di euro a Mestre: la comunità bengalese progetta uno dei più grandi centri islamici d’Italia e d’Europa mentre a Firenze si tolgono i crocifissi, a Pioltello si impone “Ramadan Mubarak” sui tablet e a Forlì suona il muezzin – L’Islamizzazione non è più un rischio, è una realtà inarrestabile se non si azzera subito l’immigrazione regolare dai Paesi islamici**
Mentre l’Italia sta vivendo il suo momento più drammatico di resa culturale, a Mestre la comunità bengalese – quella stessa che ha già trasformato interi quartieri in enclave parallele – presenta il rendering di una mega-moschea da 15 milioni di euro. «Uno dei più grandi centri islamici d’Italia e d’Europa sta per essere istituito a Venezia». Queste non sono parole di un allarmista di destra: sono le parole ufficiali pubblicate sulla pagina Facebook “Moschea di Venezia” creata dalla comunità islamica bengalese proprio in questi giorni di Ramadan.
7840 metri quadri di terreno in via Giustizia, ex segheria abbandonata che verrà rasa al suolo. Capacità di 1.500 fedeli. Biblioteca, bar-ristorante halal, aule studio, auditorium da 300-400 posti, parcheggio sotterraneo. Nessun minareto visibile dalla strada (per non spaventare troppo), ma una doppia struttura che sale fino a 20 metri sul retro, con giardini pensili “caratteristici”. Il progetto è già pronto, curato dall’architetto Alberto Miggiani, da anni impegnato con i ragazzi bengalesi del cricket. I lavori di bonifica sono partiti. L’acquisto del terreno è alla fase finale: 1,5 milioni già stanziati (150 mila versati come anticipo), il resto arriverà con una sottoscrizione lanciata proprio durante il Ramadan: «Donazione per il progetto della Moschea a Venezia» sul conto dei “Giovani per l’umanità” di Prince Howlader.
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Tutto legale, tutto “secondo la legge convenzionale di questo Paese”, assicurano. Ma quale Paese? Quello in cui la Costituzione garantisce il diritto di culto? O quello in cui la Sharia detta legge nei quartieri a maggioranza islamica? Perché è proprio questo il punto che la sinistra e i buonisti si ostinano a non vedere: ogni nuova moschea non è un luogo di preghiera come una chiesa o una sinagoga. È un avamposto della umma, un centro di potere, un luogo dove si forma la futura generazione che pretenderà di chiudere le scuole per l’Eid, di togliere i crocifissi, di far suonare il muezzin sopra le campane.
E il tempismo non è casuale. È un aggiornamento drammatico di tutto ciò che abbiamo denunciato nelle scorse settimane.
A Pioltello i tablet degli alunni delle medie dell’Iqbal Masih continuano a mostrare a tutto schermo «Ramadan mubarak» con mezzelune e decorazioni arabeggianti, mentre per Natale c’è solo un misero cappellino di Babbo Natale. A Firenze il Consiglio Comunale ha appena votato il divieto di crocifissi e presepi nelle scuole comunali: «Non si possono imporre scelte simboliche che ledono la libertà di coscienza». Traduzione: il simbolo di duemila anni di civiltà cristiana va rimosso per non offendere chi arriva da Paesi dove il crocifisso viene bruciato. A Forlì il muezzin invade il quartiere San Filippo dalle finestre private. A Roma il Partito Islamico MuRo27 pretende la chiusura di tutte le scuole della Capitale per il Ramadan e siede con PD e M5S accanto all’imam di Centocelle.
E ora Mestre. La perla del Nord-Est, porta d’ingresso per migliaia di bengalesi arrivati con l’immigrazione regolare degli ultimi vent’anni: ricongiungimenti familiari, permessi di soggiorno, cittadinanze concesse senza alcuna verifica di integrazione reale. La stessa comunità che ha già occupato abusivamente un ex autosalone in via Linghindal, trasformato in luogo di culto senza permessi e finito in Procura. Ora vuole il suo Taj Mahal islamico da 15 milioni.
Anna Maria Cisint, europarlamentare della Lega e ex sindaca di Monfalcone, è sul pezzo: «In via Giustizia non potrà sorgere nessuna moschea, perché non esiste alcuna variante né autorizzazione. Finché la Lega governerà questa città, questo non accadrà». E ancora: «Serve un’intesa che è prevista dalla Costituzione. Senza un accordo chiaro in cui l’Islam rispetti la nostra Costituzione, le nostre leggi e i nostri valori, nessuno spazio può essere concesso». Lancia la “Carta dei valori”: no alla sottomissione delle donne, no al velo imposto, no ai matrimoni con minorenni, no alla poligamia. L’assessore Costalonga parla di patentino di italiano per i commercianti. Il capogruppo Bazzaro: «Mai nessuna nuova moschea nel programma di coalizione».
Parole giuste, sacrosante. Ma arrivano dopo decenni di immigrazione incontrollata. Arrivano mentre il terreno è già opzionato, mentre i rendering girano su Facebook, mentre le ruspe bonificano l’area e un cartello del Ramadan è già appeso al cancello. Arrivano mentre la comunità bengalese – oltre 10.000 solo a Mestre-Venezia – cresce grazie ai flussi regolari che nessuno ha mai fermato.
I numeri sono impietosi, come sempre. Gli studenti di origine islamica triplicati in vent’anni. 931.323 alunni stranieri nelle scuole italiane, l’11,6% del totale, due terzi da Paesi musulmani. Aule che diventano minoranza italiana. Calendari scolastici stravolti. Simboli cristiani rimossi. E ora mega-moschee da 15 milioni finanziate con donazioni del Ramadan, probabilmente con soldi che arrivano anche dal Qatar o da fondazioni wahhabite, come ha ricordato la stessa Cisint.
Questa non è integrazione. È colonizzazione demografica e culturale. L’Islam politico non chiede un posto a tavola: chiede di cambiare le regole della casa. Lo ha scritto chiaro lo stesso MuRo27: «I musulmani possono contribuire al bene comune a partire dai valori della propria religione». Traduzione: la Sharia prima della Costituzione.
L’Italia sta diventando ciò che Oriana Fallaci aveva previsto già nel 2002: un califfato a rate. Prima le moschee piccole e abusive, poi quelle grandi e “ufficiali”, poi le scuole che si fermano per il Ramadan, poi i crocifissi via, poi i muezzin al posto delle campane, poi le zone dove la polizia entra solo con scorta.
Basta. Il tempo delle opposizioni a singhiozzo è finito. Il tempo delle varianti urbanistiche negate caso per caso è finito. Serve una misura nazionale, radicale, non negoziabile: **l’azzeramento immediato e totale dell’immigrazione regolare da tutti i Paesi a maggioranza islamica**. Stop definitivo a ricongiungimenti familiari, visti di lavoro, studio, ricongiungimento, turismo lungo. Revoca della cittadinanza per chi predica o pratica la Sharia. Chiusura di tutte le moschee abusive e divieto assoluto di nuove costruzioni – grandi o piccole, da Mestre a Lampedusa – finché non verrà firmata un’intesa costituzionale che riconosca esplicitamente la supremazia assoluta della legge italiana sulla Sharia, con rinuncia formale a ogni forma di parallelismo giuridico.
Chi ha già la cittadinanza italiana e rispetta integralmente le nostre leggi potrà restare. Chi vuole trasformare Mestre in una piccola Dacca, Firenze in una città senza crocifissi e le nostre scuole in succursali della umma, deve andarsene. Punto.
Questa mega-moschea da 15 milioni non è un episodio isolato. È il tassello successivo del puzzle che stiamo vedendo completarsi sotto i nostri occhi: Pioltello, Firenze, Forlì, Roma, e ora Mestre. Domani toccherà a un’altra città. Dopodomani a un’altra scuola. Dopodomani ancora a un altro quartiere dove le campane taceranno per sempre.
L’Italia ha il diritto sacro di sopravvivere come Italia. Non come provincia del califfato europeo.
Azzeramento dell’immigrazione regolare islamica. Subito. Prima che l’ultimo rendering diventi realtà. Prima che l’ultima aula perda il crocifisso. Prima che l’ultima campana venga sostituita dal muezzin.
Altrimenti tra dieci anni non scriveremo più articoli di denuncia. Scriveremo necrologi per la nostra civiltà.


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