Presidente Tar: “Vantano diritti anche i migranti, i delinquenti, gli zingari, gli animali”
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**La franchezza di un presidente del TAR: quando un magistrato ricorda che ai diritti corrispondono doveri e oneri**
**TRIESTE – 26 febbraio 2026** – In un’Italia che sembra aver dimenticato la differenza tra pretese e responsabilità, le parole pronunciate oggi dal presidente del Tribunale Amministrativo Regionale del Friuli Venezia Giulia, **Carlo Modica de Mohac di Grisì**, risuonano come un atto di coraggio intellettuale raro nella magistratura amministrativa. Durante la cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario 2026 del TAR FVG, il magistrato ha offerto un’analisi lucida, diretta, finalmente scevra da ipocrisie politically correct, sui mali strutturali che affliggono il nostro sistema di giustizia.
«Tutti vantano, più o meno a ragione, diritti: i migranti, i delinquenti, gli zingari, gli animali. Ma pochi si ricordano di avere doveri e soprattutto oneri». Con questa frase netta, pronunciata a braccio davanti alla platea triestina, il presidente Modica de Mohac di Grisì ha messo il dito nella piaga di una società ipertrofica di diritti soggettivi pubblici e poverissima di consapevolezza dei corrispondenti obblighi. Ha ricordato che alla proliferazione incontrollata di pretese nei confronti della Pubblica Amministrazione – migranti che invocano accoglienza senza limiti, rom che rivendicano occupazioni abusive, animali elevati a soggetti di diritti quasi antropomorfici – non fa da contraltare un’eguale attenzione ai doveri di integrazione, legalità e rispetto delle regole comuni.
L’occasione è stata quasi paradossale. Il presidente ha citato una trasmissione televisiva della sera precedente in cui l’onorevole Michela Vittoria Brambilla illustrava i diritti degli animali. E ha ricordato con orgoglio che il TAR FVG è stato il primo in Italia a consentire, «regolarmente e in sicurezza», l’accesso negli uffici a un cane (un bassotto, per la precisione). Un esempio concreto di come anche le istanze animaliste trovino spazio, ma che diventa emblematico di un fenomeno più ampio: diritti che si moltiplicano e si scontrano tra loro. «Basti pensare al diritto alla trasparenza e alla riservatezza», ha osservato il magistrato. Due interessi legittimi, ma inconciliabili quando spinti all’estremo.
In un Paese «complesso» e «più che mai diviso», ha proseguito Modica de Mohac di Grisì, la magistratura è certamente indipendente per dettato costituzionale. Ma l’imparzialità? «Non può esserlo perché questo ordinamento così frazionato non lo consente». Ecco il nodo centrale, espresso con onestà disarmante: un giudice deve compiere un vero e proprio «lavoro psicologico» per mettersi nell’«atteggiamento dell’imparzialità». Un lavoro che, secondo il presidente, potrebbe persino essere oggetto di verifica esterna, per evitare che alcuni magistrati «debordino» assumendo posizioni pubbliche che tradiscono preferenze politiche. Quando ciò accade, il danno alla credibilità della giustizia è «irreversibile».
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L’intervento non si è fermato alla diagnosi. A margine della cerimonia, interpellato sul referendum costituzionale confermativo del 22-23 marzo 2026 sulla riforma della giustizia (la cosiddetta separazione delle carriere tra giudicanti e requirenti), il presidente ha espresso una posizione personale netta: «Voterei sì». Motivazione? Evitare che si crei «un unico organo e quindi un unico agone politico» tra pubblici ministeri e magistrati giudicanti. Un monito contro la concentrazione di potere che, come dimostrato dal caso Palamara, può degenerare in vere e proprie distorsioni sistemiche. «Speriamo che non riaccada», ha detto, citando Primo Levi: «Se una cosa è accaduta può riaccadere».
Il TAR FVG, sotto la guida di Modica de Mohac di Grisì, rappresenta del resto un modello virtuoso nonostante le difficoltà oggettive: organico dimezzato (6 dipendenti su 12 previsti), ricorsi aumentati del 55% nel 2025, eppure arretrato azzerato e tempi medi di definizione a 181 giorni, ben al di sotto delle soglie Pnrr. Un risultato ottenuto con professionalità e dedizione, proprio mentre la società esterna continua a caricare sul sistema giudiziario pretese sempre più esasperate e sempre meno ancorate a doveri concreti.
Le parole di oggi non sono uno sfogo estemporaneo. Sono la voce di un magistrato che, dal vertice di un TAR di frontiera, guarda con realismo al Paese reale: un’Italia stanca di essere chiamata a soddisfare diritti senza che nessuno ricordi gli oneri che li rendono sostenibili. In un mondo giudiziario spesso accusato di autoreferenzialità, la franchezza di Carlo Modica de Mohac di Grisì è un segnale di salute democratica. Perché solo chi ha il coraggio di dire ciò che molti pensano – ma pochi osano pronunciare – può contribuire a ricostruire quella fiducia nella giustizia che è il vero cemento di una comunità civile.
**Carlo Modica de Mohac di Grisì** ha scelto la strada dell’onestà intellettuale. Tocca ora alla politica e all’opinione pubblica raccogliere il messaggio: diritti sì, ma con doveri e oneri. Altrimenti il “caos istituzionale” denunciato oggi a Trieste non sarà più un rischio, ma una certezza.


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