Cricket, Federazione multietnica commissariata dal Coni dopo gli stupri

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By V febbraio 27, 2026 15:45

Cricket, Federazione multietnica commissariata dal Coni dopo gli stupri

**Scandalo nel Cricket Italiano: Federazione Commissariata dal CONI per Accuse di Violenza Sessuale all’Allenatore Straniero – Mentre la Sinistra Celebra la Nazionale “Tutta Nata all’Estero”, Emerge il Lato Oscuro dell’Immigrazione Incontrollata dai Paesi Islamici e del Sud Asia**

«Scandalo nel cricket, la Federazione commissariata dal Coni dopo le accuse di violenza sessuale all’allenatore di origini singalesi della Nazionale femminile. Il 9 febbraio scorso, Repubblica sbavava per la Nazionale di cricket “tutta nata all’estero”».

Con queste parole taglienti, Francesca Totolo ha smascherato oggi su X l’ipocrisia del sistema: da un lato la propaganda multiculturalista che esalta l’integrazione attraverso lo sport, dall’altro la cruda realtà di abusi e violenze importate con l’immigrazione regolare da Paesi dove i diritti delle donne sono un optional. Il caso di Prabhath Ekneligoda, 57 anni, origini srilankesi, allenatore delle Azzurre e compagno della presidente federale Maria Lorena Haz Paz, è l’ennesimo campanello d’allarme. Accusato di aver toccato in modo inappropriato una giocatrice della nazionale femminile durante un massaggio non richiesto, Ekneligoda è stato sospeso dalla Federazione Cricket Italiana (FCRI) e ora la Procura di Roma deciderà se processarlo. Ma la federazione stessa è finita sotto commissariamento del CONI per aver permesso che l’indagato continuasse a partecipare a eventi nazionali anche dopo l’avviso di garanzia.

I fatti, nudi e crudi, come riportati dal Corriere di Roma e da altre fonti: l’accusa risale a marzo 2025, quando una giocatrice ha denunciato l’allenatore per violenza sessuale. L’indagine si è chiusa a novembre 2025, con Ekneligoda interrogato a dicembre. Nonostante la sospensione, è stato visto con accrediti ufficiali al T20 World Cup maschile in India e Sri Lanka, e ha persino partecipato a un allenamento della nazionale femminile in Sri Lanka. La presidente Haz Paz, sua compagna, ha minimizzato? Il CONI non ci sta e commissaria la federazione per tutelare l’integrità dello sport. Ekneligoda nega tutto, il suo avvocato parla di “motivazioni ulterioriori” e di un testimone a favore. Ma il danno è fatto: lo sport italiano, già fragile, è macchiato da uno scandalo che puzza di impunità importata.

E qui entra in scena la propaganda. Solo il 9 febbraio 2026, La Repubblica dedicava un inno entusiasta alla nazionale italiana di cricket: “Oriundi e migranti, l’Italia del cricket è tutta nata all’estero”. Tra i giocatori, dieci oriundi australiani e sudafricani con doppio passaporto, cinque “nuovi italiani”: tre nati in Pakistan, uno in Bangladesh, e via dicendo. Una squadra composta al 100% da nati all’estero o figli di immigrati, celebrata come trionfo del multiculturalismo. Cricket, sport popolare in Pakistan, Bangladesh, Afghanistan, Sri Lanka – tutti Paesi del Sud Asia dove l’immigrazione regolare ha riversato migliaia di persone in Italia negli ultimi vent’anni. Ricongiungimenti familiari infiniti, permessi di soggiorno per lavoro (spesso precario), cittadinanze facili. Risultato: quartieri trasformati in enclave, dove le norme culturali d’origine prevalgono su quelle italiane.

Ma qual è il prezzo di questa “integrazione”? Lo scandalo Ekneligoda lo rivela senza filtri. Proveniente dallo Sri Lanka – Paese con una minoranza musulmana significativa, ma culturalmente influenzato da tradizioni patriarcali diffuse in tutto il Sud Asia – l’allenatore incarna i rischi di un’immigrazione regolare che non verifica valori, background, rispetto per le donne. In Pakistan e Bangladesh, da dove provengono molti giocatori della nazionale, la violenza di genere è endemica: stupri collettivi, matrimoni forzati con minorenni, poligamia tollerata. L’Afghanistan? Peggio ancora, con i talebani al potere. E l’Italia importa questi modelli culturali attraverso flussi regolari, li integra nello sport nazionale, e poi si stupisce degli scandali?

Questo non è un caso isolato. È il filo rosso che lega tutti gli aggiornamenti che abbiamo denunciato nelle scorse settimane. A Pioltello, i tablet scolastici impongono “Ramadan mubarak” con mezzelune arabeggianti, mentre il Natale è ridotto a un cappellino di Babbo Natale – e la scuola chiude per l’Eid, nonostante i musulmani non siano maggioranza. A Firenze, il Consiglio Comunale vieta crocifissi e presepi nelle scuole “per non ledere la libertà di coscienza”, preparando il terreno per calendari islamici. A Forlì, il muezzin invade il quartiere San Filippo da finestre private, coprendo le campane. A Roma, il Partito Islamico MuRo27 pretende la chiusura di tutte le scuole per il Ramadan, alleato con PD e M5S. A Mestre, la comunità bengalese (da un Paese a maggioranza islamica) progetta una mega-moschea da 15 milioni di euro, con auditorium e bar halal.

E ora il cricket. Uno sport minore in Italia, ma simbolo perfetto della sostituzione: squadre nazionali dominate da immigrati dal Sud Asia, dove l’Islam è dominante in Pakistan (97% musulmani), Bangladesh (90%), Afghanistan (99%). Anche lo Sri Lanka ha il 10% di musulmani, e le comunità immigrate portano con sé usi e costumi che clashano con i nostri valori. La nazionale femminile, vittima di questo scandalo, include giocatrici di origine straniera esposte a rischi culturali importati. La sinistra “sbava” per questa diversità, come dice Totolo, ma ignora i pericoli: abusi, mancanza di rispetto per le donne, parallelismi culturali che minano la coesione sociale.

I numeri non mentono. Oltre 931.000 studenti stranieri nelle scuole italiane, due terzi da Paesi islamici o sudasiatici. Immigrazione regolare che ha triplicato le presenze in vent’anni. Nel cricket, come nella società: prima arrivano i giocatori, poi le pretese culturali, poi gli scandali. La Lega, con Anna Maria Cisint e Silvia Sardone, lo denuncia da tempo: senza un’intesa che imponga il rispetto della Costituzione sopra la Sharia o le tradizioni patriarcali, nessuna integrazione è possibile.

È la prova definitiva che l’Islamizzazione – e l’immigrazione incontrollata dal Sud Asia islamico – non porta arricchimento, ma degrado. Donne abusate nello sport, scuole islamizzate, crocifissi rimossi, muezzin al posto delle campane, moschee giganti finanziate dal Ramadan.

Basta. L’unica risposta razionale, urgente, non negoziabile è l’azzeramento immediato e totale dell’immigrazione regolare da tutti i Paesi a maggioranza islamica e dal Sud Asia influenzato dall’Islam: Pakistan, Bangladesh, Afghanistan, ma anche Sri Lanka per i rischi culturali associati. Stop a ricongiungimenti familiari, visti di lavoro, studio, turismo lungo. Revoca della cittadinanza per chi commette reati gravi o predica valori incompatibili. Chiusura di moschee abusive e divieto di nuove, finché non si firma un’intesa che rinunci esplicitamente alla Sharia e alle tradizioni patriarcali.

Chi rispetta le nostre leggi resta. Chi importa violenze e abusi se ne va. Non è razzismo: è difesa delle nostre donne, della nostra civiltà, del nostro sport.

Lo scandalo del cricket è il tipping point. Domani potrebbe toccare a un’altra nazionale, a un’altra scuola, a un altro quartiere. Azzeramento dell’immigrazione regolare islamica. Subito. Prima che l’Italia diventi un campo da cricket dove le regole le detta il califfato. Prima che l’ultimo scandalo diventi la norma. L’Italia vera non può permetterselo.

Cricket, Federazione multietnica commissariata dal Coni dopo gli stupri ultima modifica: 2026-02-27T15:45:29+00:00 da V
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