Meloni corteggia i voti islamici a Venezia e il suo candidato islamico progetta la grande moschea
Related Articles
**Moschea da 15 milioni di euro a Mestre voluta dal bengalese di Fratelli d’Italia Prince Howlader: come è possibile che il partito di Giorgia Meloni candidi – e tenga nel direttivo – chi vuole islamizzare Venezia mentre l’Italia brucia di Ramadan, crocifissi vietati e muezzin al posto delle campane?**
Mentre a Pioltello i tablet delle medie dell’Iqbal Masih continuano a urlare «Ramadan mubarak» con mezzelune e arabeschi, mentre a Firenze il Consiglio Comunale ha appena cancellato i crocifissi dalle aule «per non ledere la libertà di coscienza», mentre a Forlì il muezzin copre le campane nel quartiere San Filippo, mentre a Roma il Partito Islamico MuRo27 pretende la chiusura di tutte le scuole per l’Eid al-Fitr e siede con PD e M5S accanto all’imam, a Mestre sta accadendo qualcosa di ancora più grave e paradossale.
La comunità bengalese – quella che conta ormai oltre 10-20 mila persone tra Venezia e Mestre, frutto di decenni di immigrazione regolare da Bangladesh (Paese al 90% musulmano) – ha presentato il rendering di uno dei più grandi centri islamici d’Italia e d’Europa: 7.840 metri quadri in via Giustizia, ex segheria da radere al suolo, capacità di 1.500 fedeli, biblioteca, bar-ristorante halal, aule studio, auditorium da 300-400 posti, parcheggio sotterraneo. Costo totale tra i 10 e i 15 milioni di euro. Raccolta fondi aperta proprio durante il Ramadan sul conto dell’associazione “Giovani per l’umanità”. Ruspe già al lavoro per bonifica e sgombero. Il promotore principale? **Prince Howlader**, nato in Bangladesh nel 1993, arrivato a Mestre a sette anni, oggi imprenditore, portavoce ufficiale della comunità bengalese e – attenzione – **membro del direttivo e del coordinamento di Fratelli d’Italia di Mestre-Carpenedo**.
Sì, avete letto bene. Il partito di Giorgia Meloni, quello che in tutta Italia grida «prima gli italiani» e «difendiamo i confini», ha nel suo cuore pulsante veneziano l’uomo che sta spingendo la mega-moschea più ambiziosa del Nord-Est. Howlader lo ha detto chiaro e tondo: «Aspettiamo le elezioni, poi con la prossima amministrazione andremo avanti». E la prossima amministrazione, guarda caso, potrebbe vedere proprio lui candidato nelle liste di Fratelli d’Italia alle comunali di Venezia 2026.
VERIFICA NOTIZIA
Come è possibile? Come può il partito che ha fatto della lotta all’immigrazione incontrollata e all’islamizzazione il suo cavallo di battaglia tenere nel direttivo e candidare chi finanzia, promuove e accelera la più grande enclave islamica del Veneto? Come può Raffaele Speranzon, senatore e commissario metropolitano FdI, definire Howlader «cittadino di domani» e vantare «gli stessi valori su sicurezza, famiglia e lavoro» mentre quell’uomo sta trasformando un’ex segheria abbandonata in un centro di potere della umma bengalese?
Prince Howlader non è un immigrato qualunque. È il presidente di “Giovani per l’umanità”, l’associazione che ha lanciato la sottoscrizione Ramadan per la moschea. È colui che ha firmato il preliminare d’acquisto (150 mila euro di anticipo su 1,5 milioni totali). È colui che ha presentato il progetto all’architetto Alberto Miggiani e che ora vede le ruspe muoversi sul terreno. E mentre la Lega di Anna Maria Cisint presidia il cancello di via Giustizia gridando «mai con noi», mentre la stessa Cisint ricorda che serve un’intesa costituzionale con rinuncia alla Sharia, Fratelli d’Italia – il partito della Meloni – lo tiene nel suo direttivo locale e lo prepara per le liste elettorali.
È la stessa comunità bengalese che ha già trasformato l’ex autosalone di via Linghindal in luogo di culto abusivo finito in Procura. La stessa che cresce grazie ai ricongiungimenti familiari, ai permessi di soggiorno regolari, alle cittadinanze concesse senza verifica reale di assimilazione. La stessa che oggi pretende di avere il suo «Taj Mahal islamico» da 15 milioni nel cuore di Mestre, porta d’ingresso del Veneto.
Questo non è un errore di comunicazione. È una contraddizione mortale. È la prova che anche dentro il centrodestra qualcuno ha ceduto alla tentazione dei voti etnici: oltre 3.500 voti bengalesi in ballo alle comunali, un pacchetto troppo ghiotto per resistere. Howlader stesso lo ammette: la sinistra li usava come «marionette», ora tocca alla destra. Ma la destra vera non compra voti islamici a prezzo di moschee giganti.
Intanto il copione dell’islamizzazione prosegue implacabile. A Pioltello il Ramadan sui tablet mentre il Natale è ridotto a Babbo Natale. A Firenze i crocifissi via dalle scuole. A Forlì il muezzin che copre le campane. A Roma il Partito Islamico che detta l’agenda scolastica. E a Mestre, nel partito di Meloni, il bengalese che costruisce il megacentro islamico.
L’Islam politico non integra: sostituisce. Lo abbiamo visto in tutta Europa. E qui, nel Veneto che fu di San Marco, si sta ripetendo lo stesso schema: prima il portavoce bengalese nel direttivo, poi la moschea da 15 milioni, poi la variante urbanistica «per attività di interesse collettivo», poi le pretese di calendario islamico nelle scuole mestrine, poi il velo, poi le piscine separate, poi il quartiere che non è più italiano.
Basta ipocrisie. Basta contraddizioni interne al centrodestra. O Fratelli d’Italia espelle immediatamente Prince Howlader dal suo direttivo e dalle liste, o dimostra di essere disposto a islamizzare Venezia pur di prendere qualche voto in più. Non ci sono mezze misure.
VERIFICA NOTIZIA
L’unica soluzione nazionale, l’unica misura seria, l’unica barricata che può ancora salvare l’Italia resta quella che ripetiamo da settimane: **l’azzeramento immediato e totale dell’immigrazione regolare da tutti i Paesi a maggioranza islamica**, Bangladesh compreso. Stop a ricongiungimenti, visti di lavoro, studio, turismo lungo. Revoca della cittadinanza per chi promuove centri islamici incompatibili con la Costituzione. Divieto assoluto di nuove moschee finché non si firma un’intesa che riconosca la supremazia assoluta della legge italiana sulla Sharia.
Prince Howlader potrà restare se rinuncerà alla moschea. Altrimenti dovrà andarsene. Come tutti coloro che usano la nostra accoglienza per colonizzarci.
Il partito di Giorgia Meloni ha una scelta: o caccia il bengalese della moschea da 15 milioni, o tradisce la sua stessa missione. L’Italia guarda. E non perdona.
Azzeramento dell’immigrazione regolare islamica. Subito. Prima che Mestre diventi Dacca sul Brenta. Prima che Venezia perda anche l’ultimo crocifisso. Prima che l’ultimo suono di campana venga soffocato dal muezzin finanziato dal partito della Meloni.
Il tempo delle candidature etniche è finito. Il tempo della difesa della civiltà italiana è adesso.


Let me tell You a sad story ! There are no comments yet, but You can be first one to comment this article.
Write a comment