UCCISO DAL MIGRANTE CON 7 DECRETI DI ESPULSIONE
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**L’ennesimo innocente massacrato: Santo Re, padre di 30 anni, ucciso a coltellate da un immigrato irregolare con sette decreti di espulsione mai eseguiti. Lo Stato guarda altrove mentre l’Italia paga con il sangue.**
Catania, 2 marzo 2026 – Basta. Non possiamo più fingere che sia un “incidente isolato”. Santo Re, giovane pasticciere di 30 anni, padre di una neonata, lavoratore onesto che si spaccava la schiena davanti al bar Quaranta sul lungomare Ognina di Catania, è stato sgozzato con sei fendenti il 30 maggio 2025. L’assassino? Akbahue Innocent, 37enne dello Zimbabwe, irregolare da anni, parcheggiatore abusivo che pretendeva soldi per un posto auto. Santo ha detto no. E per questo è morto.
Il particolare agghiacciante – quello che dovrebbe far vergognare chiunque governa questo Paese – è che quell’uomo **non doveva essere in Italia**. Aveva accumulato **sette decreti di espulsione** dal 2007 ad oggi, tre dei quali emessi proprio dalla Prefettura di Catania dal 2017 in poi. Sette. Non uno, non due: sette volte lo Stato gli ha ordinato di andarsene. Sette volte ha deciso di non farlo. E lo ha lasciato girare liberamente, a minacciare, a estorcere, fino a uccidere un padre di famiglia italiano.
La famiglia di Santo, distrutta dal dolore, ha tentato il tutto per tutto: i legali Alessandro Coco (per la vedova) e Salvatore Leotta (per i parenti e i colleghi) hanno chiesto alla Corte d’Assise di Catania di citare in giudizio il Ministero dell’Interno come responsabile civile. La tesi, limpida come il sole: «Se Akbahue fosse stato espulso come previsto dalla legge, Santo sarebbe ancora vivo». Perché lo Stato ha “consentito e tollerato” la permanenza di un soggetto dichiarato indesiderabile e pericoloso.
Risposta della Corte? Rigettata. Il 20 febbraio 2026 la toga ha stabilito che non c’è “copertura normativa” per ritenere il Viminale responsabile. Tradotto: il Ministero può ignorare sette espulsioni, lasciare in circolazione un irregolare pluridecretato, e quando quel soggetto ammazza un italiano la famiglia resta sola. Nessun risarcimento, nessuna ammissione di colpa. Solo silenzio e burocrazia.
E mentre la vedova di Santo chiede giustizia, mentre la piccola figlia crescerà senza padre, i soliti benpensanti taceranno o parleranno di “poveri migranti”. Ma qui non si tratta di pietà: si tratta di sicurezza. Si tratta di un Paese che non riesce più a proteggere i suoi cittadini. Quanti altri decreti di espulsione ignorati ci sono in giro? Quanti altri Akbahue Innocent girano per le nostre città, forti dell’impunità garantita da un sistema che espelle sulla carta e lascia tutto com’è nella realtà?
Questo non è un caso di cronaca nera. È la prova lampante del fallimento totale delle politiche migratorie degli ultimi anni: frontiere colabrodo, espulsioni finte, centri di accoglienza che diventano basi per delinquenti, giudici che remano contro e un governo che, nonostante gli sforzi, si scontra contro un muro di inerzia e buonismo tossico.
Santo Re non è una statistica. Era un ragazzo che si alzava all’alba per fare i cornetti, che tornava a casa dalla sua bimba di pochi mesi. Lo hanno tolto di mezzo per un pugno di euro di “parcheggio”. E lo Stato, che aveva il dovere di rimuovere il pericolo, è rimasto a guardare.
Basta girarsi dall’altra parte. Basta piangere le vittime dopo. È ora di dire chiaro e tondo quello che milioni di italiani pensano: chi non ha diritto di stare qui deve essere espulso davvero, subito, senza appello. Prima che il prossimo Santo Re sia vostro figlio, vostro fratello, vostro marito.
La famiglia chiede giustizia. L’Italia intera deve pretenderla. E pretenderla senza più ipocrisie.


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