Picchiano italiani per “sconfiggere la noia”
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**Immigrati picchiano italiani per “sconfiggere la noia”: l’ennesimo segnale di un’Italia che non si difende più**
Reggio Emilia, quartiere Santa Croce. All’alba del 16 settembre due giovani decidono che la noia della loro vita è un motivo sufficiente per massacrare due italiani innocenti. Non una rapina, non uno scontro, non una lite: pura violenza gratuita, pianificata, brutale. Il movente, messo nero su bianco dalla Procura, è agghiacciante: «Sconfiggere la noia». E per questo hanno scelto di distruggere vite.
Klevis Hoxhaj, 26 anni, origini albanesi ma con cittadinanza italiana, e Alberto Wilmer Portoreal Asencio, 25 anni, dominicano, entrambi con precedenti penali, sono stati rinviati a giudizio per lesioni pluriaggravate in concorso. Il pm Maria Rita Pantani ha chiesto l’udienza preliminare davanti al giudice Andrea Rat, sottolineando le aggravanti dei motivi futili e abietti. Entrambi sono in carcere, ma la difesa di Asencio ha già chiesto i domiciliari: richiesta respinta con fermezza dalla Procura e dalle parti civili. «Mancano i presupposti – ha dichiarato l’avvocato Cinzia Barbetti, che tutela l’autista aggredito – cinque mesi di carcere sono pochi. Servirebbe rieducazione vera, presa di coscienza. Noi ci costituiremo parte civile».
I fatti sono di una violenza inaudita. Poco dopo le 5 del mattino Manuel Setti, 36 anni, musicista reggiano, esce per fare jogging come ogni giorno. Una Fiat Punto lo affianca, tenta di investirlo. Ne scendono due che lo tempestano di calci e pugni. Il poveretto finisce all’ospedale con una prima prognosi di una settimana, poi allungata di altri 30 giorni per i postumi. Pochi minuti dopo, verso le 6, tocca a un autista 44enne del Tpl, che sta andando al lavoro. Lo feriscono al volto con un coccio di bottiglia, poi lo massacrano di botte. Prognosi iniziale di 45 giorni: operazione all’occhio, lobo dell’orecchio ricucito, due interventi alle gambe al Santa Maria. Vita distrutta in pochi minuti.
Questi non sono due “ragazzi sbandati”. Hoxhaj ha la cittadinanza italiana ma non ha mai smesso di comportarsi come chi considera il nostro Paese una terra di conquista. Asencio, dominicano, era già stato arrestato due anni e mezzo fa per aver aggredito e accoltellato un passeggero su un autobus Seta. Entrambi residenti in città, entrambi con fedine penali che gridano al fallimento dell’integrazione.
E mentre le vittime chiedono giustizia – l’avvocato Alessandro Occhinegro, che assiste Setti, annuncia che valuteranno la richiesta di danni e pretendono scuse pubbliche – la madre di Hoxhaj dichiara ai giornali: «Mio figlio è un angelo, rovinato dall’alcol». La solita narrazione: vittime della società, non carnefici.
Basta. È allarmante, è intollerabile, è la dimostrazione quotidiana che l’immigrazione incontrollata ha portato nelle nostre città una violenza che prima non esisteva a questi livelli. Italiani aggrediti all’alba mentre vanno a lavorare o a correre, picchiati per sport, per noia, perché “tanto sono bianchi, tanto sono italiani”. Quartieri come Santa Croce trasformati in zone franche dove la legge italiana vale meno della noia di uno straniero.
Non è un caso isolato. È il copione che si ripete da anni: aggressioni gratuite, accoltellamenti, stupri, rapine. E ogni volta la sinistra parla di “poveri migranti integrati male”, di “disagio sociale”, di “servono più fondi”. No. Servono espulsioni immediate, revoca della cittadinanza per chi delinque gravemente, chiusura delle frontiere, rimpatri di massa di chi non rispetta le nostre regole. Servono pene certe e carcere vero, non domiciliari dopo cinque mesi.
Gli italiani non possono più vivere con la paura di uscire di casa all’alba. Manuel Setti e quell’autista 44enne non erano obiettivi: erano simboli. Simboli di un’Italia che lavora, che produce, che vive. E che oggi è presa di mira proprio da chi ha ricevuto accoglienza, documenti, opportunità.
Questa è la realtà che i buonisti rifiutano di vedere. Ma noi la vediamo ogni giorno. E non possiamo più tacere. L’Italia deve svegliarsi prima che sia troppo tardi. Prima che la noia di qualche immigrato costi altre vite innocenti.


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