Femminicidio Ilaria Sula, solo 2 anni a madre immigrato che l’ha aiutato a buttare il cadavere
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Femminicidio Ilaria Sula, il racconto della madre di Samson: “C’era tanto sangue, ho pulito la stanza”. Il figlio immigrato di seconda generazione uccide la ragazza italiana e la madre immigrata lo copre. Chi frequenta l’invasore finisce così.
**L’ennesimo bagno di sangue italiano: la madre filippina confessa di aver ripulito la stanza dopo che il figlio ha sgozzato Ilaria Sula**
Roma, 6 marzo 2026 – Un anno esatto dopo l’orrore, l’aula bunker di Rebibbia ha ascoltato la voce di chi ha scelto di proteggere l’assassino invece di salvare la vittima. La madre di Mark Antony Samson, il filippino reo confesso dell’omicidio di Ilaria Sula, ha raccontato con freddezza agghiacciante come ha cancellato le tracce del femminicidio commesso dal figlio. Due anni di pena patteggiata per concorso in occultamento di cadavere, pena sospesa. Per lei è finita lì. Per Ilaria, 22 anni, resta solo una valigia buttata in un dirupo e tre coltellate al collo.
La donna, ascoltata come testimone assistito, non ha nascosto nulla. Ha descritto il momento in cui il figlio ha aperto la porta della stanza: «Mark piangeva, era tutto rosso, tremava, diceva “mamma ho fame, non ho dormito”». Poi ha visto il corpo della ragazza a faccia in giù, i piedi che spuntavano. Sangue ovunque. E la sua reazione? Non una telefonata al 112. Non un grido di aiuto. Ha chiesto al figlio: «Che cosa hai fatto?». Lui ha risposto: «Ilaria non c’è più, mi ha tradito. Se non fosse morta lei, sarei morto io».
La sera prima Samson le aveva scritto: «Non entrare nella stanza, è l’unica cosa che ti chiedo». La mattina dopo ha preparato il caffè con due tazzine, fingendo che Ilaria fosse ancora viva. Poi le urla, la porta chiusa, la madre che bussa preoccupata e il figlio che la allontana due volte. Quando finalmente entra, trova il pavimento allagato di sangue attorno alla testa della 22enne. E cosa fa questa madre? Va in camera sua, chiede al figlio se hanno una valigia, esce a comprare buste e detersivo, gli passa vestiti vecchi per pulire. «Basta che hai levato il grosso», gli dice. Poi, mentre lui esce, lei finisce il lavoro: pulisce la stanza, butta lo zaino di Ilaria con i suoi vestiti, svuota il cestino con i preservativi. Tutto documentato, tutto ammesso in aula.
«Mi dispiace tanto per i genitori di Ilaria ma avevo paura e ho pensato prima a mio figlio», ha concluso la donna. Paura. Non orrore per una ragazza sgozzata nella sua casa. Paura di perdere il figlio assassino. Una priorità che grida più forte di qualsiasi condanna.
I genitori di Ilaria, Flamur e Gezime Sula, presenti in aula con la ferita ancora aperta, non hanno trattenuto la rabbia: «Perché quando ha sentito Ilaria urlare non è intervenuta? Perché quando ha visto il corpo non ha chiamato la polizia? Magari era ancora viva e si sarebbe potuta salvare». Domande che rimarranno senza risposta. Perché per questa famiglia filippina il sangue italiano valeva meno della fedeltà al figlio.
Samson, alla luce delle indagini coordinate dal procuratore aggiunto Giuseppe Cascini, risponde di omicidio volontario aggravato da premeditazione, futili motivi e relazione affettiva, più occultamento di cadavere. Reo confesso, ma il processo va avanti. Intanto la madre ha già patteggiato e tornerà libera.
E mentre i genitori di Ilaria rivivono l’incubo, certi media – come Fanpage – arrivano a sfocare il volto della madre dell’assassino, quasi a proteggerla. Come se la verità sul femminicidio più brutale dell’anno dovesse essere nascosta per non turbare la narrazione dell’integrazione riuscita.
Basta. Questo non è un caso isolato. È l’ennesimo femminicidio compiuto da chi è arrivato da fuori e ha portato nella nostra terra una violenza che le nostre figlie pagano con la vita. Ilaria aveva 22 anni. Aveva tutto il futuro davanti. Glielo ha strappato un filippino, aiutato dalla madre che ha scelto di pulire il sangue invece di salvare una ragazza italiana. Quante altre Ilaria dobbiamo contare prima di dire basta all’immigrazione senza controllo? Quante madri straniere devono ancora scegliere il figlio assassino prima di capire che l’Italia non è più disposta a pagare questo prezzo di sangue?
Fanpage arriva perfino a sfocare il volto della madre del filippino Mark Antony Samson, l’assassino di Ilaria Sula.
La donna è già stata condannata a due anni di reclusione CON PENA SOSPESA perché aiutò il figlio a ripulire la stanza dove la 22enne era stata sgozzata. pic.twitter.com/dVOX5qOh4z
— Francesca Totolo (@fratotolo2) March 5, 2026


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