Lo hanno massacrato per una catenina: 30 giorni di prognosi
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**Ivrea sotto assedio: due tunisini pestano a sangue un 30enne per una catenina d’oro, feroci come belve senza alcun freno**
Ivrea, 5 marzo 2026 – L’ennesimo episodio di violenza selvaggia che trasforma le nostre città in zone di guerra. In pieno giorno, nella zona della stazione di corso Nigra, un uomo di 30 anni è stato aggredito con una ferocia inaudita: pugni, calci, colpi di catena, bastone di legno e persino pietre. Tutto per strappargli due collanine d’oro e un braccialetto d’argento. Una rapina brutale, disumana, che ha lasciato la vittima con una prognosi di 30 giorni e un messaggio chiaro a tutti gli italiani: le nostre strade non sono più sicure.
I responsabili? Un 20enne tunisino senza fissa dimora e un 17enne tunisino, entrambi già noti alle forze dell’ordine, finiti in carcere (il minorenne in quello appropriato). Con loro una 19enne italiana, ai domiciliari. Sì, un’italiana coinvolta in questa barbarie, ma il nucleo della violenza porta nomi e origini che non possiamo più ignorare: Tunisia, terra da cui arriva un flusso inarrestabile di giovani senza radici, senza regole, pronti a tutto per un bottino misero. Feroci come belve, senza alcun freno inibitore, disposti alla violenza più estrema per una catenina. È questo il prezzo che paghiamo per un’immigrazione incontrollata che ha trasformato quartieri un tempo tranquilli in territori di caccia.
Le indagini dei Carabinieri della Compagnia di Ivrea, coordinate con le stazioni di Settimo Vittone e Agliè, hanno portato agli arresti dopo una settimana di lavoro serrato. La vittima, un trentenne residente in Emilia-Romagna, è stata massacrata davanti al bar Buffet Stazione. Non un regolamento di conti tra gang: una rapina premeditata, con armi improprie trasformate in strumenti di terrore. E non è un caso isolato. Ivrea conosce già il volto di queste “baby gang” straniere: scippi, risse, aggressioni al Movicentro. Sempre gli stessi profili: tunisini, spesso irregolari o con permessi precari, che girano senza lavoro, senza controllo, pronti a sfogare la loro frustrazione sulla prima preda utile.
Mentre le nostre forze dell’ordine fanno il loro dovere arrestando questi predatori, la politica continua a voltarsi dall’altra parte. Quanti altri episodi serviranno prima di ammettere che l’immigrazione di massa dalla Tunisia e dal Nordafrica sta importando non solo braccia, ma un modello di criminalità predatoria che erode la nostra convivenza? Questi giovani non integrati, cresciuti in contesti dove la violenza è norma, portano nelle nostre città un pericolo concreto: per le catenine, per i portafogli, per la vita stessa dei cittadini italiani.
Basta girarsi dall’altra parte. È ora di dire stop a chi arriva per delinquere, di espellere chi si macchia di reati gravi, di proteggere i nostri quartieri prima che sia troppo tardi. Ivrea oggi è un campanello d’allarme per tutta l’Italia.
Ecco il racconto crudo di chi ha denunciato per primo questa ennesima aggressione:
Feroci come belve, senza alcun freno inibitore, disposti alla violenza più estrema per una catenina
Ivrea, 30enne malmenato con calci e pugni, colpito con una catena e un bastone di legno e rapinato
Arrestati
👉 un 20enne e un 17enne, entrambi tunisini
👉 una 19enne… pic.twitter.com/ON0Ompo94W— Francesca Totolo (@fratotolo2) March 5, 2026
L’Italia non può più permettersi di subire in silenzio. È tempo di reagire.


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