A terra in un lago di sangue e gli immigrati infieriscono a coltellate
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Milano, 7 marzo 2026 – Un centimetro. Solo un centimetro più in là e Andrea, diciassettenne di Chiavenna, studente modello e giovane musicista pieno di talento, sarebbe morto dissanguato in un parco di Porta Romana. Un’aggressione brutale, improvvisa, selvaggia, compiuta da un branco di minorenni stranieri di seconda generazione che ha trasformato una serata qualunque in un incubo di sangue e terrore. Non è un episodio isolato. È l’ennesima prova che Milano sta pagando a caro prezzo la politica dell’immigrazione incontrollata, dell’integrazione fallita e della tolleranza suicida verso chi arriva da culture incompatibili con la nostra.
Il ragazzo, originario della provincia di Sondrio, era sceso a Milano come fa ogni settimana per registrare un brano musicale con un amico. Una passione pulita, un sogno legittimo. Dopo cena in un fast food a Porta Romana, il gruppo si è spostato al Parco Ravizza per trascorrere la serata. Nulla faceva presagire il dramma. Andrea aveva persino conosciuto due di quegli stessi ragazzi poche ore prima: sembravano tranquilli, integrati, “italiani” sulla carta. Poi, all’improvviso, mentre stavano andando via, l’inferno.
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«Ci hanno spruzzato uno spray in faccia per disorientarci», racconta Andrea con la voce ancora scossa, a un mese esatto dall’aggressione. «Ho difeso istintivamente il mio amico che era stato attaccato per primo. Non mi aspettavo certo che tirassero fuori i coltelli. Mi sono ritrovato a terra in un lago di sangue, quasi morto, e continuavo a ricevere colpi. La lama ha sfiorato l’arteria polmonare destra, a un centimetro dal cuore. Un soffio e non sarei qui a parlarne».
Due settimane di ospedale. Tre prima di poter rimettere piede a scuola. Ora il quarto anno di liceo scientifico è ripreso, la musica pure, ma il trauma resta inciso nella carne e nella memoria: «Non potrò mai dimenticare quello che ho provato. Ci penso sempre».
Ieri i carabinieri del Radiomobile hanno chiuso il cerchio: quattro minorenni arrestati e portati al Beccaria con accuse pesantissime – tentato omicidio in concorso, porto abusivo di armi, lesioni aggravate. Tre diciassettenni (due di origine srilankese, uno marocchino) e un sedicenne nato in Sri Lanka. Tutti “italiani di seconda generazione”, come ama ripetere la narrazione buonista. Eppure basta guardare i fatti: origini lontanissime dalla nostra, famiglie arrivate chissà quando e chissà perché, cresciuti in un contesto che evidentemente non ha saputo – o voluto – trasmettere i valori della convivenza civile.
Questo branco ha agito con una ferocia che non lascia spazio a dubbi: prima lo spray, poi le coltellate multiple al torace e al corpo. Un’aggressione da esecuzione, non da rissa. E Andrea si è salvato solo grazie ai soccorsi tempestivi e a quel centimetro di grazia.
Non è un caso isolato. È il copione che si ripete a Milano con allarmante regolarità. Pochi giorni fa, sempre in città, tre aggressioni in meno di mezz’ora a Città Studi: sempre gli stessi autori. Poco prima, uno studente pugliese arrivato per un test universitario è stato pestato brutalmente appena sceso dal treno. E il video choc dell’altro giorno – calci, pugni, poi le lame – è la prova schiacciante di una violenza senza freni inibitori. Sempre gli stessi profili: giovani stranieri, spesso minorenni, spesso armati, spesso figli di quell’immigrazione che ci viene spacciata come risorsa.
Quanti morti dobbiamo ancora contare prima di ammettere la verità? Milano non è più la capitale economica d’Italia: è diventata la capitale dell’illegalità immigrata. Parchi trasformati in zone franche dove i nostri ragazzi rischiano la vita solo per difendere un amico. Studenti e musicisti aggrediti da chi, invece di integrarsi, porta con sé coltelli e odio.
Andrea oggi è vivo. Ma quante famiglie dovranno piangere i propri figli prima che qualcuno, al governo e nelle istituzioni, abbia il coraggio di dire basta? Basta con l’immigrazione selvaggia. Basta con la seconda generazione che si rivela più pericolosa della prima. Basta con la buonismo che sta uccidendo la nostra gioventù.
Il messaggio è chiaro: o fermiamo questa invasione silenziosa, o presto non basterà un centimetro di fortuna per salvare i nostri ragazzi. Milano sta sanguinando. E non è più tollerabile.


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