Picchia i carabinieri ma il giudice lo scarcera: “Ci vediamo tra tre mesi”
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**Allarme rosso a Cuvio: immigrato africano espulso dal CAS aggredisce i Carabinieri, distrugge prove e viene scarcerato in 24 ore. È la resa dello Stato italiano**
CUVIO – Basta. Non si può più fingere che sia normale. Un 26enne del Burkina Faso, “ospite” nel Centro di Accoglienza Straordinaria della Croce Rossa a Cuvio, viene espulso per aver violato le regole più elementari – non rientrava a dormire da giorni – e cosa fa? Aggredisce i Carabinieri chiamati per riportare l’ordine. Colpisce un militare al petto, fracassa una bodycam per cancellare le prove, si lancia sul cassone di un pick-up in corsa mettendo a rischio vite innocenti. Arrestato per resistenza e violenza a pubblico ufficiale. Risultato? Una notte in camera di sicurezza e venerdì mattina di nuovo in libertà, con il solo divieto di dimora in provincia di Varese. Processo rinviato a giugno. Fine della storia.
Questo non è un incidente. È la fotografia esatta del disastro migratorio che stiamo subendo da anni. Un extracomunitario che pretende di rientrare con la forza in un centro pagato dai contribuenti italiani, attacca chi rappresenta la legge e viene rimesso in strada come se nulla fosse. I Carabinieri della Stazione di Cuvio hanno dovuto usare le manette per fermare quella furia. E lo Stato? Lo Stato ha risposto con un buffetto: vai pure, ci vediamo tra tre mesi.
Pensateci: questi CAS, sparsi nei nostri paesi, non sono più luoghi di accoglienza temporanea. Sono diventati incubatori di tensioni, di irregolari che non rispettano regole e che, una volta fuori, trasformano la strada in un campo di battaglia. Cuvio è un tranquillo comune del Varesotto, non una zona di guerra. Eppure i residenti hanno visto con i propri occhi un africano scatenato aggredire le forze dell’ordine in pieno pomeriggio. E domani potrebbe toccare a chiunque: a un padre di famiglia, a una madre con i figli, a un anziano.
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Il messaggio che arriva è devastante e inaccettabile: in Italia chi arriva illegalmente può permettersi tutto. Violenza? Aggressione? Danni a strumenti di servizio? Nessun problema. Viene scarcerato subito, senza espulsione immediata, senza carcere vero, senza rimpatrio. Le nostre caserme e i nostri tribunali lavorano per gestire il caos creato da una politica migratoria suicida, mentre i cittadini pagano tasse per finanziare centri che producono solo problemi.
È ora di dire le cose come stanno, senza ipocrisia: questa accoglienza senza controllo e senza conseguenze è un tradimento della sicurezza nazionale. Chi non rispetta le regole deve essere espulso il giorno stesso, punto. Niente processi rinviati, niente divieti di dimora che valgono zero. Chi aggredisce un Carabiniere deve finire in cella e poi sul primo aereo verso il suo Paese, non in libertà a girare per l’Italia.
Cuvio non è un caso isolato. È l’ennesima prova che il sistema è collassato. Se non chiudiamo subito i rubinetti dell’immigrazione incontrollata e non rimandiamo a casa chi crea pericolo, questi episodi diventeranno quotidiani. E allora non lamentiamoci quando sarà troppo tardi.
Il governo deve agire ora, con durezza vera. Prima che sia il caos a dettare legge nelle nostre strade. Gli italiani non ne possono più. E hanno ragione.


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